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Corriere dell'Università e del Lavoro
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Istat, il trend dei triennalisti

Articolo Apertura Lavoro | 18 Giugno 2009 | Commenta l'articolo

fotook.jpgDopo la triennale nasce il disorientamento e l’inserimento nel mondo lavorativo continua ad essere una meteora. A tre anni dalla laurea i triennalisti registrano una minore partecipazione al mercato del lavoro, dovuta sostanzialmente a un diffuso orientamento verso la prosecuzione degli studi nei corsi del biennio specialistico: a un anno dalla laurea, infatti, ben il 52,9% dei triennali è impegnato in ulteriori attività di studio.

A focalizzare l’attenzione sulla condizione occupazionale è l’ultima indagine dell’Istat, sull’inserimento professionale dei laureati. Dai dati dell’Istituto emerge che la popolazione attiva sul mercato del lavoro è relativamente più numerosa tra i laureati che hanno concluso corsi lunghi piuttosto che tra i triennali. Il 56,9% dei quinquennali contro il 52,2% dei triennali.

Il rovescio della medaglia. Di conseguenza, i laureati in corsi lunghi, oltre a presentare un più elevato livello di occupazione fanno registrare anche livelli di disoccupazione più consistenti: in cerca di lavoro è il 21,4%, contro appena il 9,4% relativo ai triennali. A tre anni dalla laurea, la gran parte di quanti svolgono un lavoro iniziato dopo il titolo è occupata in un’attività continuativa: il 91,1% dei laureati nei corsi lunghi e il 92,0% dei triennali. Tra questi, quelli che hanno un rapporto di lavoro a termine sono il 37,1% di chi si è laureato nei corsi lunghi e ben il 44,8% dei laureati triennali.

Chi lavora con la triennale. Per quanto riguarda le lauree triennali, i lavori occasionali o stagionali sono soprattutto diffusi nei gruppi psicologico, letterario, educazione fisica e architettura, con quote superiori al 16% (il 25,3% per il gruppo psicologico). Sono occupati con contratti a tempo determinato soprattutto i laureati del gruppo letterario (ben il 71,0%), mentre il lavoro stabile è maggiormente diffuso, oltre che nel gruppo difesa e sicurezza, anche tra i laureati nelle discipline delle professioni sanitarie

Se la retribuzione non premia. A poco più di tre anni dal conseguimento del titolo, i giovani che svolgono un lavoro continuativo e a tempo pieno iniziato dopo la laurea guadagnano in media circa 1.300 euro; lievemente più elevato è lo stipendio mensile netto dei laureati in corsi lunghi. Basse retribuzioni possono talvolta essere associate allo svolgimento di professioni non adeguate al titolo di studio conseguito: la coerenza tra il titolo posseduto e quello richiesto per lavorare è, seppur in lieve misura, più elevata tra i laureati in corsi lunghi. Sebbene l’accoglienza del mercato del lavoro non sia sempre adeguata all’investimento formativo (sia rispetto alle opportunità di lavoro sia alle possibili progressioni di carriera), nel complesso i giovani laureati occupati mostrano comunque un buon livello di soddisfazione.

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