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	<title>Commenti a: Scuola, la bacchettata dell&#8217;Ocse</title>
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	<description>Corriere dell'Università e del Lavoro</description>
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		<title>Di: Mario Rossi</title>
		<link>http://www.corriereuniv.it/2009/06/scuola-bacchettata-ocse/comment-page-1/#comment-1886</link>
		<dc:creator>Mario Rossi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2009 10:54:15 +0000</pubDate>
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		<description>Facciamo due conti.
Per l&#039;Ocse il rapporto tra alunni e studenti in Italia è di 1 / 16.
In realtà se leviamo dal calcolo insegnanti di religione cattolica (20mila assunti a tempo determinato a carico del contribuente) e insegnanti di sostegno (c.a 80mila) che in altri paesei sono a carico del Welfare e non della Scuola, il rapporto tra studenti e alunni scende intorno a 1 / 12 (in linea con il rapporto 1 insegnante  / 11 studenti, che è la media dei paesi Ocse).

Se poi a questi numeri, aggiungiamo i tagli appena effettuati sul personale insegnante, i numeri si ribaltano.

I numeri Ocse dimostrano inoltre che - se nella scuola primaria il rapporto tra alunni e investimenti è in sintonia con la media di altri paesi - nei successivi gradi di istruzione l&#039;Italia spende meno per ogni alunno. Non solo, il tasso di crescita degli stipendi degli insegnanti italiani - nel decennio 19996/2006 - è stato di circa 1/3 inferiore rispetto alla media dei paesi Ocse.
Ma è quello del rapporto Investimenti sull&#039;istruzione / PIL il rapporto decisivo: In Italia abbiamo un 4,7% contro un 5,8% di altri paesi.

Insomma: questi sono i valori in campo. La scuola italiana, paragonata ad altre, vale meno. Sono i numeri a dirlo. Ogni cosa vale per quello che la consideriamo. Appare evidente che in Italia, la percezione del valore della scuola (come Istituzione) è bassa. E questo proprio perché sull&#039;istruzione i numeri sono bassi.
 
Se - poi - come parrebbe si ritiene di dover investire ancor meno, vuol dire che non si fa conto su un eventuale ritorno (quello che gli aziendalisti chiamano il ROI), ma si cerca semplicemente di ridurre quello che è percepito come un costo inutile.

Si tratta di una scelta lecita, non condivisibile ma lecita. L&#039;importante è che sia - però - detta a chiare lettere, e questo non ci pare proprio.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Facciamo due conti.<br />
Per l&#8217;Ocse il rapporto tra alunni e studenti in Italia è di 1 / 16.<br />
In realtà se leviamo dal calcolo insegnanti di religione cattolica (20mila assunti a tempo determinato a carico del contribuente) e insegnanti di sostegno (c.a 80mila) che in altri paesei sono a carico del Welfare e non della Scuola, il rapporto tra studenti e alunni scende intorno a 1 / 12 (in linea con il rapporto 1 insegnante  / 11 studenti, che è la media dei paesi Ocse).</p>
<p>Se poi a questi numeri, aggiungiamo i tagli appena effettuati sul personale insegnante, i numeri si ribaltano.</p>
<p>I numeri Ocse dimostrano inoltre che &#8211; se nella scuola primaria il rapporto tra alunni e investimenti è in sintonia con la media di altri paesi &#8211; nei successivi gradi di istruzione l&#8217;Italia spende meno per ogni alunno. Non solo, il tasso di crescita degli stipendi degli insegnanti italiani &#8211; nel decennio 19996/2006 &#8211; è stato di circa 1/3 inferiore rispetto alla media dei paesi Ocse.<br />
Ma è quello del rapporto Investimenti sull&#8217;istruzione / PIL il rapporto decisivo: In Italia abbiamo un 4,7% contro un 5,8% di altri paesi.</p>
<p>Insomma: questi sono i valori in campo. La scuola italiana, paragonata ad altre, vale meno. Sono i numeri a dirlo. Ogni cosa vale per quello che la consideriamo. Appare evidente che in Italia, la percezione del valore della scuola (come Istituzione) è bassa. E questo proprio perché sull&#8217;istruzione i numeri sono bassi.</p>
<p>Se &#8211; poi &#8211; come parrebbe si ritiene di dover investire ancor meno, vuol dire che non si fa conto su un eventuale ritorno (quello che gli aziendalisti chiamano il ROI), ma si cerca semplicemente di ridurre quello che è percepito come un costo inutile.</p>
<p>Si tratta di una scelta lecita, non condivisibile ma lecita. L&#8217;importante è che sia &#8211; però &#8211; detta a chiare lettere, e questo non ci pare proprio.</p>
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		<title>Di: mauro</title>
		<link>http://www.corriereuniv.it/2009/06/scuola-bacchettata-ocse/comment-page-1/#comment-1640</link>
		<dc:creator>mauro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2009 09:36:11 +0000</pubDate>
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		<description>Sarebbe interessante sapere meglio come è composto il campione di studenti intervistato nel rapporto OCSE, in particolare sarebbe utile conoscere i risultati suddivisi tra gli iscritti alla scuola pubblica e privata. 

Infatti vengono attribuiti i risultati negativi solo alla scuola pubblica che, guarda caso, viene subito messa sotto accusa per  promuovere invece quella privata.
Personalmente non sono riuscito a trovare il rapporto originale per poterlo consultare e verificarne i dati,  sarei quindi grato a chiunque mi possa fornite indicazioni per poterlo consultare oppure a chi mi possa fornire i risultati suddivisi tra gli iscritti alla scuola pubblica e privata.

Sono infatti un docente che insegna nel triennio di un Istituto Tecnico Statale Industriale e mi trovo talvolta ad esaminare degli studenti esterni provenienti da scuole private, posso affermare che il loro livello di preparazione in genere è molto scarso.

Mauro, Genova</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sarebbe interessante sapere meglio come è composto il campione di studenti intervistato nel rapporto OCSE, in particolare sarebbe utile conoscere i risultati suddivisi tra gli iscritti alla scuola pubblica e privata. </p>
<p>Infatti vengono attribuiti i risultati negativi solo alla scuola pubblica che, guarda caso, viene subito messa sotto accusa per  promuovere invece quella privata.<br />
Personalmente non sono riuscito a trovare il rapporto originale per poterlo consultare e verificarne i dati,  sarei quindi grato a chiunque mi possa fornite indicazioni per poterlo consultare oppure a chi mi possa fornire i risultati suddivisi tra gli iscritti alla scuola pubblica e privata.</p>
<p>Sono infatti un docente che insegna nel triennio di un Istituto Tecnico Statale Industriale e mi trovo talvolta ad esaminare degli studenti esterni provenienti da scuole private, posso affermare che il loro livello di preparazione in genere è molto scarso.</p>
<p>Mauro, Genova</p>
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