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	<title>CorriereUniv.it - Corriere dell&#039;Università e del Lavoro &#187; News di Attualità</title>
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	<description>Corriere dell&#039;Università e del Lavoro</description>
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		<title>Clima, arriva s.o.s planet</title>
		<link>http://www.corriereuniv.it/cms/2010/09/clima-arriva-s-o-s-planet/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 09:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha aperto i battenti da due giorni Sos Planet, l'esposizione universalè sul tema del cambiamento climatico. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha aperto i battenti da due giorni Sos Planet, l&#8217; esposizione universalè sul tema del cambiamento climatico. La mostra è ospitata dalla stazione Tgv Guillemins di Liegi, in Belgio, e prevede, su un&#8217;estensione di 6.000 metri quadrati, eventi, seminari, ma soprattutto azioni dimostrative destinate al grande pubblico per sensibilizzare grandi e piccini.</p>
<p>Il percorso espositivo infatti prevede anche spiegazioni a fumetti dedicate proprio agli ecologisti in erba. Ma per i grandi invece sono stati dispiegati grandi mezzi e supporti tecnologici particolarmente innovativi a dimostrazione che l&#8217; ambiente ha bisogno di tecnica, ricerca, progresso scientifico. Tra l&#8217;altro uno degli elementi di attrazione è rappresentato da un film il 3D, una pellicola di animazione dedicata a raccontare in modo spettacolare e suggestivo i fenomeni dell&#8217; effetto serra, il ciclo dell&#8217;acqua, l&#8217;albedo o il ciclo del carbonio. Ma anche gli effetti catastrofici degli eventi estremi che rappresentano il vero pericolo connesso alle variazioni anomale del clima.</p>
<p>Sos Planet si articola su 4 percorsi: l&#8217;uomo osserva, una ricognizione sull&#8217;ambiente ieri e oggi; l&#8217;uomo si allarma, il percorso dedicato agli effetti del cambiamento climatico in 4 settori: acqua, ecosistemi, alimentazione e salute. L&#8217;uomo riflette illustra il ciclo del carbonio, l&#8217;effetto serra e le conseguenze della pressione antropica e delle attività industriali. L&#8217;uomo agisce, infine, propone ipotesi e raccomandazioni sull&#8217;impegno che dovranno assumere Paesi, governi e anche i singoli cittadini per intervenire concretamente a difesa del clima in pericolo.</p>
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		<title>Servizio civile in biblioteca</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 08:27:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Università del Sannio]]></category>

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		<description><![CDATA["Lib(e)ro accesso: superiamo le barriere in biblioteca": il progetto-bando della CRUI (attivato anche alla SUN e al Sannio) per promuovere la fruizione delle biblioteche da parte di studenti diversamente abili. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2010/09/z-biblioteca-alber3_5102006-16239.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-17456" title="z-biblioteca-alber3_5102006-16239" src="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2010/09/z-biblioteca-alber3_5102006-16239.jpg" alt="" width="319" height="199" /></a>L’Ufficio Nazionale Servizio Civile </strong><strong>e delle Regioni e Province autonome</strong>, presenta il progetto della <strong>CRUI</strong> “<strong>Lib(e)ro accesso: superiamo le barriere in biblioteca</strong>”.</p>
<p>Saranno <strong>26</strong> gli impiegati selezionati tramite la partecipazione al bando e verranno distribuiti in 13 diverse sedi: tra la CRUI e il Politecnico di Bari, la <strong>Seconda Università degli Studi di Napoli, l’Università degli studi del Sannio</strong>, l’Università degli studi di Sassari e l’Università degli studi di Teramo. Questo progetto è teso al <strong>miglioramento dei servizi della biblioteca per gli studenti diversamente abili </strong>attraverso quattro punti chiave: miglioramento dell<strong>’informazione</strong> sui servizi cui può accedere lo studente disabile, miglioramento dell’<strong>accessibilità</strong> alla struttura, <strong>potenziamento</strong> dell’accesso alle informazioni bibliografiche e a tutti i servizi dedicati ai disabili attraverso il<strong> sostegno </strong>di altri studenti ed infine individuazione con conseguente rimozione di tutte le problematiche che intaccano la <strong>fruizione</strong> della biblioteca.</p>
<p>Coloro che desiderano partecipare al bando dovranno consegnare le domande entro e non oltre le <strong>ore 14.00 del 4 ottobre</strong>. Per conoscere in dettaglio i requisiti per partecipare consultare il <a href="www.serviziocivile.fondazionecrui.it">sito</a>.</p>
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		<title>Scuola bocciata via Internet</title>
		<link>http://www.corriereuniv.it/cms/2010/09/indagine-digitale-scuola-bocciata/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Sep 2010 07:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Odiano le materie che studiano e non sopportano più compiti in classe e interrogazioni. Attualizzazione dello studio mediante l'hi-tech.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-17448" title="SCUOLA BOCCIATA" src="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2010/09/SCUOLA-BOCCIATA-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Odiano le materie che studiano e non sopportano più compiti in classe e interrogazioni. Gli studenti vogliono utilizzare le nuove tecnologie per rendere lo studio meno noioso e più divertente. Murales ai muri e professori più giovani e “moderni” le altre proposte per una scuola ideale.</p>
<p>Gli studenti non si sentono a proprio agio tra i banchi di scuola (73%). C’e’ chi la considera un luogo di tortura (21%) e chi non ha un buon rapporto con il proprio insegnante e sogna il prof. Keating del film “L’attimo fuggente” (63%).</p>
<p>Inoltre c’è chi parla di programmi troppo “antichi” (56%) e di metodi di insegnamento noiosi e tradizionali (49%). Ed e’ proprio per cambiare la situazione di fatto che i ragazzi salgono in cattedra sul web, lanciando nuove idee per migliorare la scuola: oltre a murales fatti per colorare le pareti (31%) e professori più  giovani (35%), la proposta piu’ “esplosiva” e’ di utilizzare Smartphone, iPad e videogiochi in classe (67%).</p>
<p>Se le materie devono rimanere uguali (27%), studiarle con i new media le renderebbe più fruibili (75%), e migliorebbe il rapporto tra compagni di classe e con l’insegnante (61%). Un esperimento che l’Università di medicina di Stanford metterà in atto il prossimo anno, fornendo alle matricole ben 90 iPad per studiare.</p>
<p>E’ quanto emerge da uno studio promosso da Comunicazione Perbene, associazione no profit che si batte per l’ecologia nella comunicazione fondata dal sociologo Saro Trovato, condotto su 1.600 studenti (scuola media e superiore) e realizzato attraverso un monitoraggio su blog, forum, community specializzate sulla scuola e sui piu’ importanti social network, tra cui Facebook e Twitter.</p>
<p>Nauseati dalla scuola attuale, i ragazzi puntano il dito verso professori incompetenti, metodi di apprendimento troppo classici, materie noiose ed edifici fatiscenti.</p>
<p>Collegata agli insegnanti, ma anche all’organizzazione scolastica in generale, i ragazzi criticano i metodi di apprendimento che sono costretti ad utilizzare. Da chi brucerebbe subito quei “mattoni” che spaccano la schiena (51%) a chi non sopporta piu’ i soliti compiti in classe e interrogazioni (55%) e si sente ridicolo ad imparare le cose a memoria (33%), per finire con chi ha gia’ la nausea a pensare di dover ricominciare a leggere, sottolineare e ripetere per tutto l’anno (47%).</p>
<p>Gli alunni, inoltre, puntano il dito verso i programmi delle materie, che a loro dire sono noiosi e poco interessanti (69%). Non capiscono infatti perché devono essere costretti a studiare il pensiero di uno che e’ morto 500 anni fa (65%) o delle formule matematiche incomprensibili e che non servono a nulla (52%).</p>
<p>Per altri è assurdo utilizzare programmi che sono rimasti uguali a quelli di 50 anni fa (41%). I ragazzi non risparmiano critiche nemmeno alla struttura degli edifici. Classi fatiscenti (61%), pareti sporche e con colori deprimente (43%), sedie scomode e banchi in stato pietoso (71%). Infine c’e’ chi, con le inferriate alle finestre e le aule troppo buie, si sente chiuso in carcere (37%) o chi si lamenta perche’ non c’è  un aula dove rilassarsi per la ricreazione (48%) e aule di informatica con computer inutilizzabili (73%).</p>
<p>Il 67% dei ragazzi vorrebbe una scuola più tecnologica e studiare su Smartphone, iPad e videogiochi. Murales fatti dagli studenti, docenti piu’ giovani e sale ricreative gestite dagli alunni le altre proposte</p>
<p>Quali novita’ vorrebbero trovare i ragazzi a scuola per il nuovo anno? Innanzitutto sognerebbero di poter utilizzare la tecnologia moderna per studiare da una parte (65%) e rilassarsi e divertirsi con i compagni durante l’intervallo dall’altra (71%). C’e’ infatti chi propone internet in classe, come supporto per trovare subito cio’ che interessa (%) e chi addirittura vorrebbe lasciare i libri a casa e studiare attraverso le applicazioni di iPad e Smartphone, utilizzandoli come strumenti di apprendimento (67%).</p>
<p>Molti ragazzi impazzirebbero, invece, all’idea di utilizzare videogiochi, come ad esempio quelli in grado di riconoscere movimenti e voci degli individui permettendo di interagire fisicamente con il gioco, durante l’ora di educazione fisica (73%) o durante l’intervallo per divertirsi con i compagni (69%). O ancora c’è chi dichiara che studierebbe e imparerebbe molto di più se si facessero delle attività  o dei giochi interattivi in cui  sfidare i compagni di classe sui programmi studiati (53%).</p>
<p>Oltre alla tecnologia, non mancano anche altri suggerimenti che riguardano i vari ambiti della scuola. Per alcuni basterebbe avere dei professori più  giovani (35%), piu’ “moderni” (45%), e studiare materie piuù attuali, che non parlino solo di cose accadute almeno un secolo prima (28%). C’e’ poi chi vorrebbe solamente abbellire la scuola con qualche murales fatto proprio dagli studenti (49%) o quantomeno trovare delle pareti colorate in modo più vivace (55%). Per altri sarebbe bello avere una mensa più  fornita, che non proponesse sempre i soliti tramezzini, focacce e fritture varie (31%), e una sala ricreativa dove possono entrare solo i ragazzi e fare ciò  che vogliono (51%).</p>
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		<title>Aspettando Godot a Montecitorio</title>
		<link>http://www.corriereuniv.it/cms/2010/09/attesa-a-montecitorio/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 22:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News di Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[I precari dell’intero ciclo formativo dalla primaria alla scuola media superiore sono in attesa di un incontro con il ministro dell’Istruzione per discutere sulla validità della riforma scolastica varata dal presente governo.  La aspettano a Montecitorio per dialogare insieme sulla rivoluzione epocale che sta scuotendo il sistema formativo nostrano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-17416" title="docenti precari" src="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2010/09/docenti-precari-150x150.jpg" alt="" width="221" height="221" />I docenti precari del ciclo formativo dalla primaria alla scuola media superiore sono in attesa di un incontro con il ministro dell’Istruzione per discutere sulla validità della riforma scolastica varata dal presente governo.  La aspettano a Montecitorio per dialogare insieme sulla rivoluzione epocale che sta scuotendo il sistema formativo nostrano.</p>
<p>Che valenza può avere lo sciopero della fame &#8211; chiediamo a Caterina Altamore, insegnante precaria da 14 anni di scuola primaria che ha intrapreso da 8 giorni la via del digiuno &#8211; come modalità estrema di denuncia della condizione provvisoria della classe insegnante?  “Neanche io ho mai creduto nella validità di un gesto esasperato, ma dato il velo di silenzio-assenza che ricopre le nostre richieste, mi è venuto naturale appoggiare e contribuire alla causa, con un gesto forte. E infatti, qualcosa si è mosso. Abbiamo iniziato a comparire sulle pagine dei giornali, l’opposizione si è accorta di noi e l’opinione pubblica si sta interessando al dibattito”.</p>
<p>Ed è proprio l’opinione pubblica uno dei punti di raccordo della manifestazione. I docenti evidenziano quanto sia necessario che gli stessi genitori prendano coscienza dei danni, sia sul breve periodo che sul lungo periodo  che la docenza precaria arrecherà ai loro figli e, pertanto, al futuro (non così remoto) della nostra società.</p>
<p>Sono quattro i punti fondamentali che i docenti precari, attributo ormai entrato nel “lessico familiare” sono a richiedere al Ministero dell’Istruzione:<br />
1.	Ritiro della legge 133/2008 sulla riforma scolastica.<br />
2.	Ripristino degli 8 miliardi, “tagliati” dalla finanziaria al budget scolastico.<br />
3.	Ritiro del decreto-salva precari in quanto non costituisce un vantaggio professionale, ma una velata modalità di “accantonamento” professionale. Si guadagna un punteggio minimo che non permetterà di svolgere la professione in modo continuativo. Una mortificazione alla professione e a chi la esercita.<br />
4.	Assunzione a tempo indeterminato per quei posti vacanti che esistono e non vengono coperti. Attualmente si risolve la “vacanza”, mandando a casa i ragazzi prima dell’uscita ufficiale o posticipando l’entrata in classe.</p>
<p>Perché questa volontà di non stabilizzare l’insegnamento, a completo discapito dei futuri cittadini dell’Europa 2020? Perché i docenti di lettere a cui corrisponde un monte orario di 18 ore più 3 ore settimanali di disponibilità didattica, sono stati precettati per l’insegnamento di una nuova materia: “educazione alla cittadinanza”, assorbendo così le 3 ore che spesso venivano utilizzate per le supplenze. Tanti i quesiti aperti degli insegnanti &#8220;in attesa&#8221;.</p>
<p>L’accorpamento delle classi (in particolare, nelle scuole medie inferiori) in assenza di un insegnante di riferimento e in assenza del supplente comportano sperdimento cognitivo ed emotivo sia tra gli alunni che tra gli insegnanti che si trovano a gestire una classe composita di diverse età.</p>
<p>Insegnanti di scuola media inferiore e superiore affermano che si sta diffondendo la pratica dell&#8217;estensione delle ore di didattica ai docenti a tempo indeterminato (figura mitologica?), &#8220;utilizzati&#8221; dai manager didattici per sopperire alle carenze di organico &#8220;a costo zero&#8221;.</p>
<p><strong>Amanda Coccetti</strong></p>
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		<title>Test medicina: Cgil,unica graduatoria nazionale</title>
		<link>http://www.corriereuniv.it/cms/2010/09/test-medicina-cgilunica-graduatoria-nazionale/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Sep 2010 22:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articolo Apertura]]></category>
		<category><![CDATA[News di Attualità]]></category>

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		<description><![CDATA[Un'unica graduatoria nazionale e test con domande attinenti alla preparazione scientifica necessaria: potrebbe essere questo, secondo la Cgil, un primo passo da fare per cambiare i test di ammissione a Medicina. Oggi con un test di 80 domande, che vanno dalla cultura alla scienza, a fronte di circa 90.000 richieste saranno selezionate contemporaneamente in tutte le università italiane le 8.755 matricole destinate a diventare i medici del futuro.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;unica graduatoria nazionale e test con domande attinenti alla preparazione scientifica necessaria: potrebbe essere questo, secondo la Cgil, un primo passo da fare per cambiare i test di ammissione a Medicina. Oggi con un test di 80 domande, che vanno dalla cultura alla scienza, a fronte di circa 90.000 richieste saranno selezionate contemporaneamente in tutte le università italiane le 8.755 matricole destinate a diventare i medici del futuro.</p>
<p>«In sostanza solo uno studente su 10 &#8211; osservano <strong>Rita Guariniello</strong>, segretaria nazionale Flc-Cgil e <strong>Massimo Cozza</strong>, segretario nazionale Fp-Cgil medici &#8211; sarà ammesso, ma con criteri penalizzanti per chi si troverà a concorrere in un ateneo con pochi posti e con tanti studenti bravi, e per chi ha minori conoscenze di cultura generale. Giustamente da più parti si chiede di cambiare questo sistema, ma rischia di profilarsi come un rimedio peggiore, cioè il ritorno alla discrezionalità del potere politico e baronale. Basti pensare che nella sanità pubblica nonostante tante promesse per i concorsi di primario la scelta è ancora del solo direttore generale nominato dalla politica». </p>
<p>«La domanda da farsi &#8211; dicono i due sindacalisti &#8211; è se è ancora necessario il numero chiuso per l&#8217;accesso alla Facoltà di Medicina a fronte dei successivi abbandoni da parte degli studenti che superano i test e della carenza di medici che si prospetta nei prossimi anni nel <strong>Servizio Sanitario Nazionale </strong>con le uscite previste per pensionamento. Un primo passo in avanti sarebbe intanto rappresentato da un&#8217;unica graduatoria nazionale e da test con domande attinenti alla preparazione scientifica necessaria. Sempre nella massima trasparenza e senza nessun pertugio di arbitrarietà». </p>
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		<title>Udu e Anaao, test d&#8217;ingresso senza valore</title>
		<link>http://www.corriereuniv.it/cms/2010/09/udu-e-anaao-ancora-polemiche-sul-numero-chiuso/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 22:01:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Anaao]]></category>
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		<description><![CDATA[Superare il concetto di selezione degli studenti a priori degli studi universitari. Secondo l’Udu potrebbe essere questa una prima soluzione al numero chiuso. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Superare il concetto di selezione degli studenti a priori degli studi universitari per cui intendono iscriversi. Secondo <a href="http://www.unionedegliuniversitari.it/">l’Unione degli Universitari</a> potrebbe essere questa una prima soluzione al numero chiuso. “Che i test d’ingresso ai corsi di laurea a numero chiuso siano inappropriati – sottolineano &#8211; ormai è sotto gli occhi di tutti, lo riconoscono presidi e rettori. Ora però bisogna fare il passo successivo, bisogna evitare di pensare che la soluzione sia una selezione che tenga conto dell’andamento scolastico degli ultimi anni di superiori&#8221;.</p>
<p>“Il chirurgo e docente universitario Franz Baruffaldi Preis (nell’intervista sul Corriere della Sera di oggi) ha ragione – afferma <strong>Giorgio Paterna</strong>, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari &#8211; oggi se volesse riscriversi a Medicina probabilmente non entrerebbe, dovrebbe indovinare risposte a domande che non c’entrano nulla con la professione medica, altre inadeguate, altre ancora inesatte, sperare che non ci siano troppi raccomandati in quella facoltà, fare poi attenzione ad atteggiamenti strani durante la prova per stanare le costanti truffe che agevolano studenti a scapito degli altri e, soprattutto, augurarsi che le capacità, l’impegno, la costanza e la bravura non si perdano nelle piaghe di un sistema che blocca il futuro di uno studente ancor prima che questi possa dimostrare il proprio valore”.</p>
<p>Secondo il Gruppo sbagliano il rettore Frati e i presidi convinti che “bisogna considerare i voti delle superiori per migliorare la selezione all’ingresso, per migliorare la selezione bisogna superare il test d’ingresso stesso, bisogna investire nelle strutture universitarie così che cada questo falso problema della capienza e pensare che se una selezione ci deve essere è deve valorizzare l’impegno, la capacità di apprendimento, magari quando queste possano essere valutate nello studio del corso universitario vero e proprio in cui lo studente investe il proprio futuro, di certo non a priori rispetto a tutto questo”.</p>
<p>A parlare di “una formula di selezione assolutamente inadeguata” è anche l’<strong><a href="http://www.anaao.it/in-evidenza.php?id=83">Anaao Assomed</a></strong>. “Il nostro giudizio negativo finalmente condiviso da più parti &#8211; spiega Costantino Troise, segretario nazionale dell&#8217;associazione medici dirigenti &#8211; appare giustificato anche dalla mancanza di una graduatoria nazionale, per cui il punteggio necessario per l&#8217;ammissione presenta una estrema variabilità da una sede all&#8217;altra: studenti esclusi in una facoltà sarebbero stati largamente ammessi con lo stesso punteggio in diverse altre”.</p>
<p>“La formazione del medico di domani e lo sviluppo delle sue qualità professionali &#8211; commenta il segretario &#8211; rappresentano un tema troppo importante per essere lasciato in via esclusiva nelle mani dell&#8217;Università”. Per questi motivi l&#8217;associazione chiede al ministro della Salute Ferruccio Fazio di «rivendicare ed esercitare un ruolo attivo nell&#8217;abolizione di una ipocrita lotteria e nella sperimentazione di nuove modalità di selezione che tengano conto delle attitudini e delle capacità dei singoli, da valutare, magari, non con bizzarri e cervellotici quesiti, ma dopo l&#8217;acquisizione di specifici crediti formativi». Infine, conclude Troise, «le Regioni dimostrino di avere a cuore il governo del sistema sanitario ponendo la formazione dei medici di domani al centro dei protocolli di intesa con le Università».</p>
<p>Intanto l’Unione degli Universitari ha già predisposto un <strong>vademecum</strong> per tutelarsi dalle irregolarità e che sarà distribuito nelle Facoltà prima dei test d’ingresso.</p>
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		<title>Made in Italy, ma non nelle scuole</title>
		<link>http://www.corriereuniv.it/cms/2010/08/made-in-italy-ma-non-nelle-scuole/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 07:48:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Made in Italy è famoso in tutto il mondo, tranne che tra i banchi delle scuole italiane. Per 7 professori su 10, gli studenti non conoscono il valore delle eccellenze italiane.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-thumbnail wp-image-17213 alignleft" title="MADE IN ITALY" src="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2010/08/MADE-IN-ITALY-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" />Il Made in Italy è famoso in tutto il mondo, tranne che tra i banchi delle scuole italiane. Per 7 professori su 10, infatti, gli studenti non hanno le idee chiare su significati e valori delle “eccellenze italiane”. Tra ignoranza sui principali prodotti tipici e confusione tra le sigle Dop e Igp, è proprio il settore enogastronomico ad esporre gli alunni a maggiori gaffe.</p>
<p>E la “colpa” è soprattutto delle istituzioni scolastiche, che non prevedono insegnamenti di questo tipo. E anche se i docenti si sforzano di parlarne in classe, il risultato è sconfortante. Il 67% degli alunni fa veramente fatica a capirne le basi e soltanto il 19% interviene nelle discussioni con cognizione di causa. Come risolvere dunque il problema? Per più di 2 insegnanti su 3 la soluzione è l’inserimento di una vera e propria materia interamente dedicata al Made in Italy. Spazio tra le proposte alternative dei docenti anche per laboratori pomeridiani dedicati all’Italia (53%) e gite presso distretti produttivi tipici (49%).</p>
<p>È quanto emerge da uno studio promosso dalla rivista Vie del Gusto,  e in edicola nei prossimi giorni, condotto su 275 professori di scuole secondarie di II livello, a cui è stato chiesto il livello di conoscenza del Made in Italy tra gli studenti italiani ed un loro parere per aumentarne la divulgazione.</p>
<p>Il Made in Italy non è materia di studio nelle scuole, ma i professori cercano di parlarne il più possibile. Peccato che la risposta degli studenti sia tutt’altro che confortante.</p>
<p>Consci del fatto che gli studenti presentano gravi lacune sul tema, gli insegnanti cercano sempre più spesso di trattare argomenti affini al Made in Italy durante le lezioni. Ma purtroppo anche parlarne in classe serve a poco. Quasi 7 studenti su 10, se chiamati in causa su tematiche relative all’italianità, non capiscono nemmeno di cosa si stia parlando, mentre il 25% si annoia a morte. I ragazzi che si dimostrano curiosi sono il 51%, ma nel 23% dei casi pensano soltanto al luogo di fabbricazione dei prodotti e non ai significati ad essi connessi. C’è anche chi prova ad intervenire durante il dibattito, ma solo il 19% lo fa con vera cognizione di causa.</p>
<p>Ma cosa frena gli studenti nell’avere una migliore conoscenza sull’argomento? Secondo i professori non c’è nessuno che spieghi loro i vantaggi personali e sociali del Made in Italy (66%), nemmeno a scuola dove c’è un insegnamento inesistente delle materie ad esso connesso (57%). Ma le “colpe” non riguardano solo l’esterno. Secondo gli insegnanti, gli alunni vedono questo argomento lontano dal loro quotidiano (53%) oppure lo considerano un tema prettamente politico (37%). Per non parlare di chi non lo ritiene troppo ostico (31%) e di difficile comprensione.</p>
<p>Tra sigle incomprensibili, prodotti dai nomi più strani e cultura del vino inesistente, gli studenti rischiano spesso la gaffe quando si parla di temi legati al Made in Italy. La soluzione per i docenti? Insegnare la materia direttamente a scuola.</p>
<p>Per far conoscere agli studenti significati e valori del Made in Italy, la principale soluzione è una sola per 2 docenti su 3: inserire nel programma scolastico una materia interamente dedicata al tema dell’italianità. L’insegnamento di questi argomenti renderebbe i futuri cittadini-consumatori più consapevoli delle potenzialità del territorio in cui vivono (63%), oltre a favorire una maggior tendenza al consumo di prodotti 100% italiani (46%). Tra gli altri benefici spiccano più profitti per le industrie e le imprese artigianali dello Stivale (37%) e una migliore difesa del Made in Italy e i dei suoi valori (28%).</p>
<p>Ma la didattica non è l’unico metodo per sviluppare una migliore coscienza del<a href="http://www.corriereuniv.it/cms/2010/05/premio-internazionalizzazione-e-made-in-italy/"> Made in Italy</a> negli studenti del Belpaese. Secondo il 53% dei professori sono utili anche laboratori pomeridiani dedicati interamente all’Italia, gite presso agriturismi e distretti produttivi tipici (49%) e incontri con artisti e scrittori (47%) che hanno contribuito a dare rilievo al nostro paese nel mondo. Soluzioni alternative potrebbero essere gite organizzate in località storiche e artistiche italiane (44%) oppure visite guidate presso aziende che hanno fatto la storia del Made in Italy (41%).</p>
<p>Ora la domanda da porsi è la seguente: &#8221; Può effettivamente il Made in Italy avere un valore didattico e formativo, tra i banchi di scuola?</p>
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		<title>Ingegneri, in azienda!</title>
		<link>http://www.corriereuniv.it/cms/2010/08/ingegneri-in-azienda/</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2010 07:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[News di Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[bando]]></category>
		<category><![CDATA[Facoltà di Ingegneria]]></category>
		<category><![CDATA[progetti aziendali]]></category>
		<category><![CDATA[Stage]]></category>

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		<description><![CDATA[Per i laureati in ingegneria è stato attivato il bando Junior Consulting per stage lavorativi all'estero. Scadenza al 24 settembre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2010/08/image001.png"><img class="alignright size-full wp-image-17207" title="image001" src="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2010/08/image001.png" alt="" width="191" height="69" /></a>Per i <strong>laureati di II livello in ingegneria </strong>delle università italiane il <strong>Consorzio ELIS </strong>ha organizzato la <strong>quattordicesima edizione dello stage formativo Junior Consulting.</strong></p>
<p>Ben<strong> 24 borse di studio </strong>che dal prossimo <strong>4 ottobre </strong>saranno a disposizione di coloro che risulteranno idonei ai requisiti richiesti dal bando. Ogni borsa di studio copre l’intero valore dell’esperienza ed offre <strong>uno stage presso un’azienda all’estero</strong>, uno <strong>sviluppo in team di progetti aziendali</strong>, utilizzo del progetto stesso per la <strong>stesura della tesi di laurea </strong>e due settimane di <strong>english school a Dublino</strong>. Sono tante altre le offerte della borsa ma il dato più interessante è che la <strong>percentuale di placement è del 100%</strong>: ogni partecipante troverà di certo uno sbocco occupazionale.</p>
<p>Le selezioni si chiuderanno il <strong>24 settembre </strong>per cui è necessario presentare la domanda di partecipazione entro la data indicata.</p>
<p>Per ulteriori informazioni <a href="http://www.unina2.it/doc/2010/avvisi/studenti/ricercaingegneri/selezione_elis_ingegneri.pdf">clicca qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Work experience</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Aug 2010 07:24:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[News di Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[borse di lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Regione Campania]]></category>

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		<description><![CDATA[Cuen comunicazione integrata seleziona giovani borsisti per l’attivazione di work experience finanziate dalla Regione Campania. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2010/08/jj.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-17203" title="jj" src="http://www.corriereuniv.it/cms/wp-content/uploads/2010/08/jj-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Cuen comunicazione integrata</strong> seleziona giovani borsisti per l’attivazione di <a href="http://www.fse.regione.campania.it/index.cfm?id=128">work experience </a>finanziate dalla Regione Campania.</p>
<p>Si tratta di una <strong>borsa di lavoro</strong> di € 400,00 mensile( € 500,00 per i laureati ) per un impegno settimanale di 20 ore per acquisire una prima conoscenza della realtà aziendale.</p>
<p>Il profilo richiesto è <strong>Impaginatore esecutivista</strong>.</p>
<p>Per conoscere i requisiti richiesti e proporre la propria candidatura <a href="http://www.cuen.it/htm/home.html">clicca qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Scuola, ancora lotta contro i tagli</title>
		<link>http://www.corriereuniv.it/cms/2010/08/scuola-ancora-lotta-contro-i-tagli/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 09:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[News di Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[insegnamento]]></category>
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		<category><![CDATA[RdB-UsB]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero della fame]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia]]></category>
		<category><![CDATA[tagli]]></category>

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		<description><![CDATA[Si sono dati appuntamento in piazza Montecitorio per ribadire il no ai tagli alla scuola e sostenere tutti quei precari che quest’anno saranno lasciati a casa e dovranno rimandare l’insegnamento a data da destinarsi. A non vedersi riconfermare l’incarico annuale saranno in circa 20 mila. Senza contare amministrativi, tecnici e ausiliari Ata. Alla Gelmini si chiede di rivedere i tagli all’organico, anche perché in alcune scuole i tagli effettivi sembrerebbero superiori a quelli previsti. 
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono dati appuntamento in piazza Montecitorio per ribadire il no ai tagli alla scuola e sostenere tutti quei precari che quest’anno saranno lasciati a casa e dovranno rimandare l’insegnamento a data da destinarsi. A non vedersi riconfermare l’incarico annuale saranno in circa <strong>20 mila</strong>. Senza contare amministrativi, tecnici e ausiliari Ata. Alla Gelmini si chiede di rivedere i tagli all’organico, anche perché in alcune scuole i tagli effettivi sembrerebbero superiori a quelli previsti. </p>
<p>In prima fila la RdB-Usb scuola che sostiene i precari della Scuola di Palermo, da alcune settimane in sciopero della fame. «Queste forme di lotta segnalano purtroppo &#8211; afferma in una nota &#8211; l&#8217;isolamento in cui si trovano questi lavoratori a fronte del fallimento delle pratiche sindacali concertative, ma indicano anche una forte volontà di reagire, come pure attestano i tanti gruppi di precari che in questi giorni cominciano a organizzarsi con assemblee e presidi davanti ai luoghi simbolo dell&#8217;amministrazione. Anche quest&#8217;anno &#8211; ricorda la Rdb &#8211; assisteremo al licenziamento di 46.000 precari della Scuola, tra docenti, personale Ata e lavoratori Co.co.co., a causa delle riforme dei ministri Tremonti, Brunetta e Gelmini che stanno producendo lo smantellamento della scuola pubblica e impedendo il diritto allo studio e al lavoro». </p>
<p>E intanto per i precari di Palermo l’unica strada percorribile sembra essere quella dello sciopero della fame. «Continueremo con lo sciopero della fame, perché il ministero non ha dimostrato nessuna sensibilità al problema e ha proposto soluzioni con soldi non suoi». A dirlo è <strong>Salvo Altadonna</strong>, docente precario che dal 17 agosto insieme a Giacomo Russo e Pietro Di Grusa ha attuato una forma di protesta estrema, con lo sciopero della fame, davanti al sede dell&#8217;ex provveditorato agli studi in via Praga a Palermo. Altadonna sta partecipando al vertice in prefettura con il sottosegretario all&#8217;Istruzione<strong> Giuseppe Pizza</strong>. «Da parte del ministero -ha aggiunto- non c&#8217;è stato nessun passo indietro e questo smentisce anche quanto è stato detto ieri da Lombardo». </p>
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