Quelli che…la prima volta alle urne

aprile 9th, 2008

locandina2.jpgElezioni politiche 2008: alle urne quest’anno andranno per la prima volta quelli venuti al mondo all’alba dei fantastici anni novanta, quelli nati a cavallo tra il crollo del muro e i mondiali di Italia ’90, i ragazzi che hanno visto spalancarsi il nuovo millennio nello stesso momento in cui hanno visto sbocciare la loro adolescenza.

Non si può dire che questo sia l’anno migliore per iniziare la vita di elettore. Come dimostrano i sondaggi, la maggior parte dei giovani si sente spaesato nel dover effettuare una scelta politica, per la mancanza di proposte concrete e perché negli ultimi tempi la politica italiana ha lasciato un po’ a desiderare. Ma non tutti si sentono così.

Chi vota per la prima volta non può che essere entusiasta di esercitare il proprio diritto al voto, perché ha appena compiuto 18 anni, e dentro di sé ha le mille speranze che si nutrono quando si ha tutto un futuro davanti.

Ma com’è il diciottenne d’oggi? Chi quest’anno metterà il primo timbro sulla sua scheda elettorale è un ragazzo che ha passato un’intera estate ballando “La gasolina” oppure Bob Sinclair; è una ragazza che probabilmente ha dato il suo primo bacio al cinema mentre guardava “Tre metri sopra il cielo” di Moccia, sperando di trovare una dedica sui muri della strada di casa. Chi voterà per la prima volta è un ragazzo cresciuto a colazioni col Nesquik e libri di Harry Potter (che ormai è diventato grande anche lui), troppo giovane per aver capito l’11 settembre ma abbastanza grande per inorridire davanti alle guerre che ne sono derivate.

Sono ragazzi che hanno iniziato il liceo che al governo c’era ancora la Moratti; forse qualche occupazione se la sono vissuta anche loro, ma non l’hanno contestata come i fratelli maggiori, perché il ministro più decisivo, per loro, è stato Fioroni, colui che ha rivoluzionato il loro esame di maturità, introducendo la tanto temuta commissione esterna.

Quelli del Nokia con frontalino intercambiabile e dei pantaloni a vita bassissima, la generazione della discoteca pomeridiana, delle minicar e di Melissa P. ma anche delle manifestazioni a bandiere arcobaleno per la pace e dei concerti gratis per la salvaguardia del pianeta. La generazione che voterà per la prima volta e che lo farà, forse, con un sorriso e una speranza che gli altri hanno un po’ messo da parte.

3 Comments

  1. Finizia says:

    ciao matteo,
    non è vero che la politica non tiene a cuore il paese. Siamo noi italiani che agiamo senza riflettere. Ti faccio notare che chi “fà politica” è eletto da tutti noi. Quindi sei tu, sono io, siamo tutti noi, che permettiamo questo modo di governare l’Italia.
    Pensa che una larga parte della popolazione è formata dai cosidetti “vecchi”, persone alle quali basta promettere di abolire l’ICI sulla prima casa, di dare un piccolo aumento sulle pensione (aumento che sarà davvero minimino considerando che è di circa dieci euro)e senza pensarci sù due volte votano quel partito. Magari lo votano perchè il leader ha una faccia simpatica o perchè è capace di intrappolare le persone nella sua mente facendo credere solo ciò che vole e che gli serve per essere eletto. Pensa che l’Italia ha un gran debito pubblico e quindi ha bisogno di soldi. Non pensare a chi promette, promette e poi non conclude nulla.
    Hai parlato di Noi giovani, io non penso e non mi sento abbandonata, credo nel mio partito, nel suo programma e soprattutto ho una gran fiducia in un Italia che con l’aiuto di noi giovani può migliorare sempre di più.

  2. matteo says:

    la politica non ha a cuore il paese e noi giovani abbandonati dagli egoismi imperanti

  3. Finizia says:

    Molto spesso si è solito affermare che la politica non si occupa sufficientemente dei giovani, una questione sempre attuale e complessa. Nel contempo, anche i giovani sembrano avere un rapporto conflittuale con la politica, specie se confrontati con i coetanei degli anni Cinquanta e Sessanta. Periodo noto per la ricostruzione e il boom economico dove lo strumento per partecipare al mutamento del paese erano i partiti, a cui i giovani si avvicinavano molto spesso attraverso le parrocchie; luoghi dove si discuteva, si formavano le idee, si cresceva, si selezionavano i dirigenti del futuro, infatti molti degli attuali leaders politici nazionali si sono formati in quegli anni nelle organizzazioni giovanili. Negli anni ottanta si assiste a ciò che può essere definito “involuzione”, proprio per descrive l’allontanamento rapido dei giovani dalla vita politica per dedicarsi a quella che viene detta “vita privata” nata su tre presupposti: studiare, lavorare e far carriera. Proprio qui che si fa sentire la mancanza di una classe politica capace ed affidabile. I giovani sembrano non credere più nelle istituzioni ed iniziano a perdere i loro ideali perché vedono la politica come un mondo da cui mantenere le dovute distanze.
    Oggi la situazione è cambiata. Tanti sono i giovani tra i 18 e i 20 anni che si avvicinano per la prima volta al “timbro del cartellino elettorale”. Giovani che malgrado la loro età hanno ben chiaro ciò che vogliono e a quale schieramento aderire. Ragazzi molto più attivi e più preparati rispetto a molti dei loro coetanei europei, che nascono e si nutrono, mangiando quasi pane e politica.
    Basta accendere la Tv, leggere un giornale o navigare nel web dove le prime notizie sono sempre interamente dedicate al mondo dell’istituzione pubblica. Giovani orientati verso forze con proposte che appaiono loro più nette o “radicali”, sia sul piano strettamente politico, sia su quello etico – religioso.

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