Pechino, arriva la sindrome “post-olimpica”

agosto 27th, 2008

pechino2008.jpgRiprendere i normali ritmi della vita quotidiana dopo un evento straordinario non è mai facile. La fine delle Olimpiadi di Pechino 2008 ha lasciato un grande senso di vuoto nella popolazione: depressione, sensazione di smarrimento, apatia e poca voglia di tornare alla routine lavorativa.

Sono i principali sintomi della cosiddetta “sindrome da Olimpiade” che sta colpendo la popolazione cinese in questi giorni. I Giochi di Pechino, che si sono chiusi domenica scorsa, hanno tenuto incollati alla televisione milioni di persone. In Cina, come in altre parti del mondo, le Olimpiadi sono state anche occasione di aggregazione e divertimento collettivo: un evento, cioè, da vivere tutti insieme e che può anche determinare un sensibile miglioramento nella qualità della vita familiare.

A detta di esperti psicologi cinesi, fra gli spettatori più appassionati di eventi sportivi si è diffusa in questi giorni una strana forma di patologia, che dopo la fine di Pechino 2008 ha reso più difficile il loro rapido ritorno alla vita normale.

Lin Ye, consulente psicologo di Shanghai, spiega che esperienze cliniche hanno dimostrato come gli appassionati di sport siano soliti far seguire a un grande evento, come un Mondiale di calcio o appunto un’Olimpiade, un periodo di depressione. Durante una manifestazione di tale importanza, gli spettatori rimuovono preoccupazioni di tutti i giorni e problemi lavorativi. Ma poi, quando le Olimpiadi finiscono, faticano a ritrovare la necessaria concentrazione.

La “sindrome da Olimpiade”, afferma Lin Ye, è stata riscontrata soprattutto fra gli studenti e i cosiddetti ‘colletti bianchì, molti dei quali hanno tolto tempo a funzioni vitali come mangiare e dormire per guardare le Olimpiadi.

Yang Xiaowei, un ricercatore della ‘East China Normal University’, suggerisce la cura: impiegare il proprio tempo in attività all’aria aperta, programmare la propria giornata, concedersi qualche ora di riposo e stringere nuove amicizie. Ma, soprattutto, è fondamentale girare alla larga dalla televisione.

Manuel Massimo 

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