“No” alla 133 dalle piazze e dal web

ottobre 14th, 2008

proteste.jpgLa protesta non si ferma. L’autunno caldo sembra ormai aver preso il via: dopo le manifestazioni di venerdì scorso il mondo universitario continua ad essere in agitazione. Lo è stato ieri, lo sarà oggi e ancora nei prossimi giorni con gli scioperi già proclamati del 17 e 30 ottobre. L’appello che rivolge all’opinione pubblica, fino al presidente Napolitano è uno, chiaro e deciso: fermiamo la legge 133/2008.

A Milano gli studenti della Statale ieri hanno occupato per un’ora l’ufficio del rettore Enrico Decleva e alla fine avrebbero voluto la sua firma nel documento anti Gelmini-Tremonti. Ma non l’hanno avuta vinta e ora minacciano lo stop alle lezioni. Anche a Roma va avanti la protesta: i collettivi minacciano il blocco dell’anno accademico mentre occupano la presidenza di Scienze. Stessa scena a Torino, Napoli, Palermo.

L’obiettivo non è solo salvare il mondo dell’università, ma anche quello della scuola. E oltre alle manifestazioni di piazza e davanti alle facoltà, i contestatori hanno scelto anche il web. Da qualche giorno infatti migliaia di mail stanno intasando il sito della Presidenza della Repubblica con la richiesta “No al maestro unico”. E anche su Facebook sono più di undicimila gli utenti che hanno aderito all’iniziativa di sostegno all’istruzione pubblica contro la legge 133 (che per gli atenei prevede la possibilità di trasformarsi in fondazioni; il taglio di un miliardo e mezzo in cinque anni al fondo di finanziamento ordinario e il blocco del turn over al 20% – ogni 5 docenti in pensione ne entra soltanto uno nuovo).

Non manca chi parla già del 2008 come il nuovo ’68. Per molti le premesse ci sono tutte. Certo è che la tecnologia questa volta cambierà il volto della protesta.

One Comment

  1. no133 says:

    Cerchiamo di far fronte comune.
    Tutti gli atenei e gli studenti insieme.
    Qui a pisa stiamo già protestando, domani il rettore terrà un’assemblea davanti a migliaia di persone, come è già accaduto l’8 ottobre. Continuiamo a lottare, uniti, e non potranno più ignorarci.

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