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Gelmini, la scuola che verrà

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primo-giorno.jpgInizia l’anno scolastico e ritornano le lezioni. Dodici sono le regioni italiane che oggi hanno riaperto le scuole e otto milioni gli studenti che sono ritornati in classe. Ma il primo giorno di scuola tra ansie e “in bocca al lupo” ministeriali è stato anche contrassegnato da polemiche e malumori.

Le prime critiche sono quelle che il ministro dell’Istruzione, dopo aver fatto l’”in bocca al lupo” agli studenti, ha rivolto alle proteste dei precari e alla questione del limite agli stranieri nelle classi Inoltre la Gelmini ha sottolineato che agli insegnanti “viene consentita una mobilità eccessiva che va a danno degli studenti e della qualità della scuola. Per questo noi stiamo lavorando per fare in modo che i dirigenti scolastici abbiano la facoltà di mantenere gli insegnanti nello stesso istituto e nella stessa classe per almeno un biennio”.

Il primo giorno di scuola è stato anche l’occasione per ricordare che “la classe – ha affermato la Gelmini in un’intervista al Corriere della Sera - non è il luogo deputato per fare politica e i professori che vogliano farla devono solo uscire dalla scuola e candidarsi”. “Ci sono alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, – ha continuato il ministro – che disattendono l’attuazione delle riforme. Criticare è legittimo ma comportarsi così significa fare politica a scuola e questo non è corretto”.

Intanto, i Cobas hanno indetto per oggi una giornata nazionale di lotta per la cancellazione dei tagli di quasi 60.000 posti di lavoro docente ed Ata, per protestare contro la legge Aprea, i “contratti di disponibilità”, le cattedre oltre le 18 ore e per chiedere massicci investimenti nella scuola pubblica, l’assunzione dei precari su tutti i posti vacanti e significativi aumenti salariali per docenti ed Ata. Contemporaneamente l’Unione degli Universitari ha sottolineato in un comunicato che “l’unica riforma dell’Università è quella che passa per l’abolizione dei tagli della L. 133 e l’abbattimento delle barriere all’accesso come numeri chiusi e l’elevato livello delle tasse universitarie”.

“La prima tappa di mobilitazione – fa sapere l’UDU – sarà la manifestazione nazionale del 19 settembre a difesa della libertà d’informazione dove porteremo le nostre rivendicazioni in difesa della libertà di stampa e d’opinione”.


14 settembre 2009



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