Giovani:occupazione e prospettive

maggio 21st, 2010

Troppi giovani scappano dalla Campania per la mancanza di lavoro” la denuncia è del Rettore dell’Università Parthenope di Napoli Gennaro Ferrara intervenuto durante il convegno intitolato “Occupazione giovanile, Politiche e Prospettive”.

Un tema attuale che non sembra avere soluzione almeno in tempi brevi. “L’unione fra Università, Scuola e Istituzioni è fondamentale per cercare di dare prospettive ai giovani della nostra regione” ha proseguito Ferrara che ha sottolineato come sia difficile anche solo parlare dell’occupazione in Campania, ma che le occasioni di confronto spesso portano spunti sui quali riflettere e lavorare. “Sono anni che le nostre risorse umane vengono donate ad altri paesi – dice il Rettore – formiamo lavoratori che mettono in pratica quello che hanno appreso qui per arricchire altre zone”.

Sulla stessa linea il Preside della Facoltà di Economia dell’Università Parthenope Claudio Quintano che parla della necessità di un impegno da parte del Ministero per sfruttare al meglio le risorse del territorio campano. Una regione tra le più giovani d’Italia.

Clelia Modesti, presidente dell’Associazione Etica Pubblica, sprona proprio l’Università “a darsi una mossa” per proporre o far semplicemente scoprire nuovi sbocchi lavorativi ai neolaureati.
Al convegno oltre a docenti della Parthenope come Raffaele Fiume e Marco Esposito, hanno preso parte anche docenti della Federico II a testimonianza dell’importanza dell’argomento trattato e della ricerca comune di una soluzione. Il professore Lorenzo Zoppoli ha tracciato un po’ la storia della disoccupazione giovanile partendo dagli anni ’70 sottolineando come l’impiego pubblico abbia fatto da “spugna” per limitare il problema che è poi esploso negli anni ’90. ”Purtroppo c’è una forte precarizzazione e si entra tardi nel mondo del lavoro – ha detto Zoppoli – difficile individuare una strada da percorrere, per l’assistenzialismo non ci sono fondi mentre un intervento pubblico sul mercato del lavoro potrebbe dare risultati poco certi”.
Importante sarebbe far emergere e regolarizzare il lavoro sommerso e sfruttare al meglio le risorse, in particolare europee, che spesso non vengono usate magari spingendo verso lavori nuovi o atipici.

In chiusura di lavori il professore Rusciano ha sottolineato le difficoltà che sono proprie di un territorio che deve scuotersi per rilanciare l’occupazione giovanile.

Giuseppe Porcelli

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