Congedo parentale: non sole donne

agosto 13th, 2010

Il tasso di occupazione femminile, pur essendo cresciuto negli ultimi sedici anni, si è assestato intorno al 46,1%. L’Italia resta così la Cenerentola europea con il tasso di occupazione femminile più basso. I dati sono particolarmente allarmanti se si focalizza l’attenzione sul sud Italia, dove le opportunità di lavoro per le donne, si abbassano drasticamente (dati Istat per l’anno 2009). Il principale limite sembra essere la famiglia.

Infatti, delle donne lavoratrici il 27% lascia il posto dopo la prima gravidanza, un altro 15% dopo la nascita del secondo figlio. Valeria, 37 anni, attualmente disoccupata e madre di due figli rispettivamente di 5 anni e di 17 mesi, ci ha raccontat così la sua esperienza: “La scelta di avere figli ha fatto pensare che il mio attaccamento o interesse al lavoro sarebbe diminuito. Alcuni incarichi non mi sono stati più nemmeno proposti, sono stata spesso esclusa da riunioni. Mi sono sentita esonerata da compiti che invece a chi non aveva figli venivano assegnati. In apparenza tutto questo poteva anche giovarmi, ma la mia opinione è che la decisione se accettare o meno dei compiti debba essere nostra”.
Costanza Di Lella, Coordinatrice UGL Giovani di Roma, sostiene che: “Le donne, soprattutto quando si tratta di posti di responsabilità, possono ancora vedersi porre ladomanda ‘Signorina, ma lei intende avere figli?’.

I dati non lasciano spazio all’immaginazione. Negli ultimi anni sono state attivate campagne e progetti per la promozione delle Pari Opportunità. Tra i principali strumenti: il Piano Nidi nella Pubblica Amministrazione, il rafforzamento della flessibilità (almeno sulla carta) il part time, che tuttavia in Italia stenta ad affermarsi, e il congedo parentale anche per gli uomini, introdotto dalla legge 53 dell’8 marzo 2000.

Il congedo parentale
L’opportunità di trascorrere più tempo con i propri figli, contribuendo pienamente alla loro crescita: questo l’enorme valore che contraddistingue il congedo
parentale. Un’opportunità concessa anche a giovani padri le cui mogli sono casalinghe, con tempistiche e modalità definite dalla legge di cui sopra. Per Valeria “il
congedo parentale per gli uomini avvicina i padri ai figli, permettendo un rapporto diretto e non come spesso avviene mediato dalla madre. È inoltre un bel messaggio alla nostra società”. Il genitore che entro il terzo anno di vita del figlio usufruisce del congedo parentale percepisce un’indennità mensile pari al 30% del proprio stipendio.

La percentuale di uomini che vi fanno ricorso in Italia è molto bassa: nel 2005 si è registrata una percentuale pari all’1,6%. Forse un fattore culturale: “per alcuni è ancora impensabile rinunciare al lavoro per accudire i figli. Ma penso che i padri italiani siano cambiati molto rispetto ad alcuni decenni fa. Secondo me, quindi, la maggioranza vorrebbe prenderlo. Se nonlo fanno è perché temono conseguenze sul lavoro”, ci dice Simone, 37 anni. È il marito di Valeria, che per entrambi i loro figli, ha usufruito del congedo parentale, che gli ha permesso di condividere la quotidianità dei loro figli.

“Pregiudizi, ambienti lavorativi chiusi in cui la richiesta sarebbe derisa e beffeggiata dai colleghi e dai superiori, scarsa informazione al riguardo, ma anche motivi economici”,queste secondo Valeria le principali ragioni per cui pochi giovani padri decidono di fare ricorso al congedo. Scarsa conoscenza, scarse informazioni.

Ogni giorno si parla della famiglia, della sua importanza per la società, del bisogno di tutelarla e sostenerla, tanto che l’Italia dispone di uno dei modelli più all’avanguardia d’Europa, ma scarsa è la conoscenza che i giovani hanno dei loro diritti. Anche Simone è venuto a conoscenza, grazie a un collega, dell’opportunità del congedo parentale quando il suo primo figlio aveva già due anni.

Far circolare l’informazione è fondamentale e mobilitarsi per cercarla lo è anche di più. L’importanza degli strumenti e delle politiche attive messe in atto dalle Pari Opportunità mirano a coltivare tanto negli uomini quanto nelle donne la convinzione che la famiglia e la sua cura sono patrimonio comune. In occasione del Forum Pa 2010, Alessandra Servidori, Consigliera Nazionale di Parità, invitò donne e uomini a combattere la stereotipizzazione dei generi, che da sempre vuole la donna moglie e madre e l’uomo capofamiglia.

Annalisa Amato

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