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Malavita napoletana

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Su Facebook anche la criminalità pardossalmente si difende con più di 90.000 fan sulla pagina Malavita Napoletana.

Purtroppo non sono solo le squadre di calcio e le belle donne ad avere migliaia di sostenitori, su Facebook anche la criminalità (paradossalmente) si difende con più di 90.000 fan sulla pagina Malavita Napoletana. E’ questo che accade quando l’illecito è più “facile” della legalità e soprattutto quando un social come questo ti permette di scrivere qualunque cosa raggiungendo velocemente un numero impressionante di seguaci.

La famosa pagina che inneggia alla criminalità è stata creata a Giugliano in Campania da un utente che, ovviamente, si tiene ben lontano dal farsi rintracciare e che ogni giorno imbratta la bacheca con insulti alle forze dell’ordine, con incoraggiamenti a farsi giustizia da se. Francesco Vespasiano, sociologo e docente presso l’Università degli Studi del Sannio, ha spiegato quali sono i meccanismi di diffusione di tali fenomeni tra i giovani. “Da sempre ciò che è oscuro o peccaminoso affascina i più giovani, l’essere fuori dalle regole infatti è proprio una caratteristica della categoria. Bisogna precisare che di questi 90.000 fan molti sono iscritti per dimostrare contrarietà – ha continuato – ma nel tentare di protestare vengono insultati anche in modo piuttosto violento e, stranamente, non abbandonano la pagina”.

Tecnicamente, su facebook è necessario cliccare il famigerato “Mi piace” per poter lasciare un proprio commento e Vespasiano ha spiegato che anche coloro che accettano di essere fan per controbattere in seguito non escono dalla pagina. “Questo perché il voler continuare a leggere ciò che scrivono e interagire con “i veri fan”, scatena un’emozione ancor maggiore dell’indignazione. Si tratta di curiosità mista al perverso fascino dell’oscuro” ha affermato il professore.

Non violence sculpture - Carl Fredrik Reutersward

Il fenomeno della “caduta della legalità” è tristemente diffuso in tante piccole sfaccettature della vita ed è a causa di ciò che i ragazzi si sentono sempre più in diritto di andare oltre. “Nel nostro lavoro cerchiamo di dare ai giovani dei modelli diversi, cerchiamo di inculcare loro la consapevolezza dell’irreversibilità e cioè che indietro non si torna!” ha dichiarato il sociologo. “La violenza ci viene dimostrata sin da bambini. In Bambi, ad esempio, mamma cervo viene uccisa brutalmente ed è un trauma per i bambini che guardano la scena. Inoltre i film d’animazione ci lasciano credere di poter cadere giù da un ponte e rialzarci o schiantarci contro un muro e non avere neppure un graffio. Allo stesso modo i ragazzi pensano di sparare a qualcuno e restare impuniti, bruciare un barbone e darsela a gambe! Siamo la cosiddetta “generazione dei cartoni animati” e questo ci ha penalizzati.

Gioia Rispoli, Assessore all’Istruzione con delega all’educazione alla legalità del Comune di Napoli commenta al nostro giornale: “Ho appreso con forte preoccupazione la presenza di questa pagina sul social network e l’adesione da parte di così tanti giovani potrebbe essere letta come desiderio di appartenenza ad un gruppo da parte di ragazzi impegnati in una costruzione non facile della propria identità”. Troppo spesso il sentiero della legalità è quello meno battuto e i giovani preferiscono prendere la scorciatoia ma, ha spiegato l’Assessore, è anche innegabile che spesso l’illegalità è una scelta per ragazzi cui appare come l’unica alternativa possibile. “Educare i ragazzi vuol dire soprattutto sostenerli nel percorso di crescita, fornendo loro gli strumenti per riconoscere e rifiutare le varie forme di illegalità, per renderli a loro volta portavoce presso i loro pari di messaggi e comportamenti virtuosi e per accrescere la coscienza e la consapevolezza necessarie a far sì che non si verifichino simili adesioni a progetti così inqualificabili” ha concluso l’Assessore.

Martina Gaudino


10 febbraio 2011



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