Come si diventa formatori

luglio 28th, 2011

L’INTERVISTA. Docente di “Formazione e politiche delle risorse umane” e direttore del Master  in “Processi organizzativi e direttivi nella scuola dell’autonomia” presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Roma Tre, coordinatore dell’Osservatorio sulla scuola dell’autonomia e docente presso la Facoltà di Scienze Politiche della LUISS Guido Carli, Antonio Cocozza ci introduce nel mondo dei formatori

Professore chi è il formatore?
È una persona che ha gli occhi aperti, vive attivamente nel contesto organizzativo in cui agisce è sensibile alle esigenze delle persone e a quelle aziendali, ma è anche un professionista con una solida formazione teorica empiricamente fondata e un’adeguata esperienza maturata sul campo.

Che caratteristiche e quale formazione deve avere?
È una persona dotata di grande spirito critico, con un’ampia autonomia culturale e scientifica, che lavora principalmente in team, perché nei nuovi modelli organizzativi non è concepibile un formatore isolato o autoreferenziale, la sua azione sarebbe assolutamente inefficace. Deve avere una formazione interdisciplinare con conoscenze e competenze nel campo delle scienze della formazione e delle metodologie didattiche, della sociologia dei processi economici e culturali, dell’organizzazione aziendale, del diritto del lavoro e di quello amministrativo, così come della psicologia del lavoro e delle organizzazioni, della storia sociale ed economica e della filosofia morale.

Lei è la prova che i formatori hanno un ruolo determinate nella società. Come sta cambiando nel tempo questa professione?
Per svolgere al meglio questa professione occorre acquisire un orientamento strategico ed essere capace di comprendere e interagire positivamente con le politiche di trasformazione, in una prospettiva di lifelong learning e di life wide learning, attraverso un dialogo continuo con chi ha responsabilità produttive, organizzative e gestionali nelle imprese, nelle pubbliche amministrazioni (dalla scuola alla sanità) e nelle altre tipologie organizzative, comprese quelle del mondo associativo e del volontariato.

Per gli studenti che vogliono seguire questo percorso quali studi consiglierebbe?
In primo luogo consiglierei corsi di laurea molto mirati, come quelli in Formazione e Sviluppo delle Risorse Umane, ma anche gli indirizzi lavoristici ed organizzativi dei corsi di laurea in Scienze Politiche, Sociologia, Psicologia, Economia e Giurisprudenza. Inoltre, sono fondamentali le conoscenze dei processi comunicativi e relazionali, così come la gestione della leadership nei gruppi di lavoro e competenze nel campo linguistico e delle New Information Communication Technologies, a partire dalla progettazione e gestione di ambienti complessi di e-learning.

Dopo la laurea ci sono dei corsi che orientano verso questa carriera?
Ci sono alcuni Master o corsi di specializzazione promossi da varie università sia a Roma che a Milano, ma altre se ne aggiungeranno a breve con una proposta più mirata e maggiormente aderente alle richieste del mercato pubblico e privato.  In ogni modo, per avvicinarsi e conoscere meglio il mondo della formazione è fondamentale il ruolo del tirocinio e quello dell’alto apprendistato, poiché attraverso questi “strumenti formativi” si può “imparare facendo” e sperimentare un rapporto operativo tra università e universo delle attività produttive. È un’esperienza insostituibile che permette misurare nella realtà operativa le proprie aspettative e fornisce un percorso di “orientamento attivo”.

2 Comments

  1. Giovanni says:

    Considero la professione del formatore davvero stimolante e produttiva per la società. Mi piacerebbe sapere se una persona già adulta e con diverse esperienze alle spalle, può indirizzarsi verso questa professione e quali corsi sarebbe opportuno che seguisse. Mi complimento anche io per le dichiarazioni.

  2. lucia Rizzello says:

    Complimenti!
    Sono dichiarazioni che fanno riflettere molto sulla “professione docente” e in particolare su come tale professione “dovrebbe” sapersi adeguare ai bisogni di una società, fortemente, dinamica ed terogenea dove aggiornamento e formazione sono il passaporto per il futuro.
    Sicuramente costruttive queste sollecitazioni.

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