Ricerca, prove tecniche di valutazione

dicembre 1st, 2011

Dopo la pubblicazione del primo bando dell’Agenzia nazionale di valutazione della ricerca, piovono critiche sulle misure scelte per l’assegnazione dei fondi alle università. Secondo i ricercatori i parametri bibliometrici utilizzati renderanno troppo meccanico il processo premiale e non fermeranno le baronie

Uno dei paradossi italiani si colloca nel settore della ricerca. Le risorse in questo campo non solo sono poche, ma anche distribuite male. Nella produzione mondiale di lavori scientifici di qualità i nostri studiosi si collocano ai primi posti, – dodicesimi secondo la Thomson’s Scientific Essential Science Indicator, settimi secondo uno studio della Royal Societyinglese – mentre si aggiudicano le ultime posizioni quando si parla di “investimenti”. Per cercare di regolamentare il settore e andare oltre una distribuzione dei fondi a pioggia, il Ministero della ricerca sta elaborando dei criteri su cui basare la valutazione. E il primo passo concreto è stata l’istituzione l’Anvur.

All’Agenzia nazionale per la valutazione dell’università e della ricerca, la legge 240 – meglio nota come legge Gelmini, che ha riformato l’università – ha affidato l’organizzazione del settore ricerca: dai criteri per reclutare personale fino agli accreditamenti per i dottorati. La finalità è quella di individuare i ricercatori e le migliori università sulle quali valga la pena investire, assegnando “premi” economici.

Dal 7 novembre 2011 l’agenzia ha iniziato ad essere attiva attraverso la pubblicazione del primo bando. La valutazione della qualità della ricerca attualmente prevede la classificazione di oltre 200mila elaborati scelti tra quelli pubblicati dai ricercatori delle università e dal personale degli enti di ricerca. Ma era questo che si chiedeva al Ministero quando si parlava di premiare la ricerca ed eliminare le baronie? Questa valutazione, in realtà, è vista come una vera montagna da scalare. E il pericolo è quello di essere sommersi da una valanga di numeri. Le strade su cui l’Anvur si sta muovendo hanno il sapore di qualcosa di molto tecnico. Queste sono principalmente due: i parametri quantitativi e l’internazionalizzazione.

Può la qualità essere misurata con la quantità? Tra gli indicatori che l’Anvur sta definendo, ci sono la peer review (commissione di pari) e l’analisi bibliometrica. Francesco Sylos Labini – ricercatore presso il Centro Enrico Fermi di Roma e presso l’Istituto dei Sistemi Complessi del CNR e redattore del Roars, il sito nato da poco con focus sui problemi dell’università e della ricerca – rimanda il problema a una questione di responsabilità. “Abbiamo bisogno di persone che si assumano la responsabilità delle proprie scelte e che, coadiuvati da dati oggettivi, possano decidere chi è meritevole di ricevere i fondi. Alcuni parametri servono solo per avere una idea grossolana del lavoro svolto”. Per molti studiosi, i soli strumenti asettici non dicono nulla del profilo di un ricercatore e potrebbero portare ad una produzione finalizzata al raggiungimento di tali parametri. Il rischio maggiore sarebbe quello di produrre ricerche, privilegiando i temi in voga per ottenere un maggior numero di citazioni, e gli argomenti davvero innovativi potrebbero essere tralasciati per paura di una tiepida accoglienza.

E’quindi inutile la creazione di una agenzia che possa riportare un po’ di ordine nei diversi settori della ricerca? Per il ricercatore del Roars bisogna sempre partire dall’oggetto della nostra analisi. Se si valuta, ad esempio, l’impatto del nostro paese nel settore della ricerca, il mero parametro delle pubblicazioni può funzionare: più uno considera un insieme di ricercatori, più questi parametri bibliometrici acquisiscono senso. Viceversa la stessa misura andrebbe a perdere di senso se applicata su un singolo individuo. Inoltre Labini sottolinea l’esigenza di attuare una netta distinzione tra il campo scientifico e quello umanistico. “Ci sono dei campi della ricerca che si prestano maggiormente ad essere riconosciuti dalla comunità, perché i problemi su cui si lavora sono esattamente gli stessi. Nelle scienze naturali si cerca di capire delle proprietà delle natura e si lavora in gruppo a livello internazionale”. Nel campo letterario, invece, i risultati sarebbero più difficili da quantificare. Secondo gli umanisti le dimostrazioni in questo settore aspirano a verità solamente probabili, rendendo difficile la soluzione di un problema, nella piena consapevolezza che altre sono possibili.

Tra le indicazioni fornite dall’agenzia, c’è anche l’invito a produrre i testi nella lingua della comunicazione scientifica internazionale: l’inglese. Per il presidente dell’Anvur, Stefano Fantoni, “la ricerca in ogni campo deve avere un respiro internazionale. E’ importante, quindi, che sia comunicata e che possa lasciare un segno, anche solo per trasmettere la metodologia utilizzata”. In molti ambienti umanistici, però, la lingua nazionale rappresenta un mezzo espressivo potentissimo. E la scelta di potersi esprimere in due o più lingue potrebbe consentire alle ricerche di circolare nella lingua più efficace, a seconda della destinazione.

Anna Di Russo
adirusso@corriereuniv.it

 

One Comment

  1. Michele Ciavarella says:

    Ottimo articolo sulla valutazione ANVUR. Complimenti! Le vorrei segnalare alcune cose, riguardo alla INGENUA (scusami per la maiuscola) idea che dovremmo ancora tentare di fare valutazione seria in italia. Leggi Carafoli di Scienza in rete, e il mio commento di quasi due anni fa. Siamo stati i piu’ letti in due anni, 12 mila letture e cmq cosa e’ cambiato?

    http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/valutazione-della-ricerca-no-grazie#comment-207

    Solo dopo un lungo percorso, sono arrivato ad una conclusione diversa. Va valutato il singolo individuo, e premiata la università che lo assume! Una cosa simile l’ha pensata, l’ho trovato a posteriori un brillante studioso di Bocconi, Tommaso Nannicini, non a caso con esperienza molto internazionale.
    http://www.lavoce.info/commenti/281002514.html

    Abbiamo preparato un’iniziativa di Reclutamento di Eccellenza, partita da un gruppo di ca.30 firmatari tra fellows Humboldt, Fulbright, vincitori di ERC e altre borse prestigiose. Considerando che molte delle cose che noi proponiamo nel documento sono forse già tardive (graduatorie progressive come nel concorso di magistratura, chiamate dirette superincentivate, incentivi diretti per chiamate dei migliori delle graduatorie, etc.), abbiamo deciso di accelerare la discussione del documento, e anche a livello internazionale. Sperando che il Presidente Monti, il Presidente Napolitano, e operativamente il Ministro Profumo non siano insensibili a questo appello

    TWO PROPOSALS TO FORWARD EXCELLENCE IN ITALY
    http://imechanica.org/node/11626

    Ho anche altro materiale interessante forse per te, specialmente sul Piano Straordinario di Reclutamento di associati, ti allego una bozza di lettera che non ho ancora deciso dove mandare.

    Inoltre, attualissimo oggi un pamphlet semisatirico che scrissi 2 anni fa e alla fine mai pubblicai, sulla valutazione delle Universita’. Mi e’ venuto visitando le Università russe, dove a Kiev addirittura un Rettore, Michail Poplavski, che è un oligarca ma anche Rettore di una grossa università, e che fa degli show con ballerine nude e lui che canta come Elvis Presley — io ho dei DVD fantastici ! Rettori che vendono terreni, esami venduti, posti sicuramente comprati e venduti e con dietro giri di donne. Magari invitiamo lui a far vedere il vero Rettore Virtuoso come dovrebbe diventare secondo questo declino NON guardando ai veri sistemi internazionali ? Una volta avevo provato a incontrarlo, non sono riuscito. Pare che abbia un figlio che gira vestito da Mandrake. Su internet non ho molti riferimenti, tranne questo. Rector of Kiev University of Culture and Fine Arts Mikhail Poplavski.
    http://www.thomas-anders.ru/concerts/kiev271105_eng.php

    Auguri,
    Michele Ciavarella

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