Il CUN spinge il Processo di Bologna

gennaio 27th, 2012

La giornata di incontro- confronto su un tema di vitale importanza quale l’armonizzazione del sistema dell’istruzione superiore a livello europeo, promossa e organizzata dal Cun (Consiglio universitario nazionale)  con il Comitato per lo sviluppo e la cultura scientifica e tecnologica, è stata fonte di preziosi momenti di riflessione “propositiva”, di rilevante interesse per il mondo formativo, culturale e socio-politico. 

Alla presenza di illustri ospiti stranieri (tra i relatori, Doris Pack, Presidente Commissione Cultura e Istruzione, Parlamento Europeo) ed italiani del panorama politico e accademico si è analizzata la funzione cardine che svolge lo Spazio Europeo dell’Istruzione Superiore (European Higher Education Area)  nella creazione di un’università europea che garantisca, a tutti gli effetti, per docenti e studenti, la mobilità e il riconoscimento dei titoli di studio, favorendo l’occupazione e la multiculturalità.

Questi principi sanciti “nel lontano” 1998 con la dichiarazione di Sorbona e poi avviato nel 1999 con il processo di Bologna, attualmente sottoscritto da 47 paesi europei,  devono essere supportati e accompagnati da ogni governo nazionale. Si è più volte soffermati sul significato di “processo” e, in quanto tale, continuo stato di evoluzione. “ Sia in Italia che a livello europeo. “il processo” si è in parte, abbandonato a se stesso, nonostante le riunioni europee dei ministri dell’istruzione che si svolgono a scadenza biennale”.

E’ necessario dare al ragazzo europeo la possibilità di un’offerta universitaria europea di valenza sia nazionale che internazionale, tramite la flessibilità del curriculum e una valutazione effettiva dei risultati accademici degli studenti” dichiara con forza Luigi Berlinguer, parlamentare europeo, autore della mozione sul processo di Bologna (2011/2180) approvata dalla Commissione Cultura e Istruzione del Parlamento Europeo sul contributo delle istituzione europee al consolidamento e avanzamento del processo Bologna.

“Pur nel rispetto delle autonomie degli stati e delle università, il processo di convergenza degli insegnamenti deve essere rafforzato per favorire il riconoscimento diffuso in tutti i paesi dei titoli di studio universitari. L’obiettivo del processo di Bologna è facilitare l’automatismo fra tutti i paesi, pur rispettando la specificità dei percorsi formative delle diverse nazionali” dichiara  Andrea Lenzi, presidente del Cun.

Unanimi i relatori nell’urgenza di investimenti nazionali sul triangolo della conoscenza, promosso da Bruxelles: istruzione, ricerca ed innovazione.

Istruzione

In un panorama accademico dunque, che assicuri formazione di alta qualità così da garantire mobilità e competenze, l’accreditamento dei corsi di laurea relativa valutazione, si rivela elemento cruciale e connaturato alla stessa esistenza della formazione.

Una valutazione che come sottolinea Stefano Fantoni Presidente dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) non si risolve in provvedimenti punitivi da parte dell’ente di valutazione, ma dal potenziamento di autovalutazione della qualità e dell’efficacia delle proprie attività da parte delle università, avvalendosi dei propri nuclei di valutazione. Dobbiamo garantire un livello alto di formazione, senza essere prescrittivi”.

“Non si tratta di stilare una classifica di “buoni e cattivi”- afferma Luisa Ribolzi (docente e componente ANVUR), ma di indirizzare un’attività di valutazione finalizzata a responsabilizzare il sistema accademico, supportando così la crescita e interrompere il trend attuale di import- export,  ossia importare calciatori e veline ed esportare ricercatori”.

Un allineamento dunque alle direttive europee è necessario per rilanciare l’istruzione, iniziando dalla stessa anomalia tutta italiana di una laurea triennale che assicura il titolo di “dottore”, una laurea specialistica e la configurazione di Master di I livello e II livello che non hanno corrispondenza nel panorama educativo internazionale, in cui a un diploma di laurea triennale di percorso formativo compiuto, segue un Master di valenza accademica (la nostra specialistica) a cui segue un terzo livello, vale a dire i dottorati (Andrea Stella, Consigliere Cun).

Ricerca e innovazione

Ricerca e innovazione costituiscono elementi cardini di progresso, pertanto il cosiddetto terzo livello dell’istruzione (i dottorati) contribuiscono alla formazione della classe dirigente del paese e, pur senza abdicare alla libertà scientifica, è necessario che siano, in parte, corrispondenti alle esigenze del mercato del lavoro e del territorio in un’ottica di internazionalità sia per i discenti italiani che stranieri.

I dottorati dunque non possono avere una ricaduta esclusivamente accademica, ma devono formare professionalità specifiche e richieste dal mondo socio-economico.  “La figura del dottore di ricerca può assumere per il sistema produttivo le caratteristiche di un vero e proprio generatore di sviluppo” evidenzia Laura Mengoni (Responsabile Area Formazione, Scuola, Università e Ricerca. di Assolombarda), mediante una sinergia tra industria e mondo accademico.

Laddove tale sinergia esiste, i risultati sono visibili.  Al contrario, come dimostrano indagini in merito, le  aziende che hanno scommesso su dottorati per specifiche professionalità operative, si sono rivelate scelte disastrose poiché la cultura del lavoratore non era proiettata verso una pratica professionale.

Si è arrivati cosi, in ambito aziendale, alla creazione di dottorati destinati a dipendenti delle imprese assunti contestualmente all’avvio del dottorato e sono contraddistinti da una partnership con le aziende e configurati con un contratto di apprendistato di alta formazione. Questa procedura non riguarda solo grandi imprese, ovviamente ci vuole una grande apertura sia da parte dell’università che dell’azienda.

In ambito internazionale, ottime opportunità derivano dalle azioni del programma Madame Curie per i giovani ricercatori europei, come ha illustrato Alessandra Lucchetti (Deputy Head of Unit. Marie Curie Actions) in cui la diversificazione delle competenze è uno degli elementi fondanti.

I tre elementi chiave che assicurano l’eccellenza accademica e professionale di un dottorato di ricerca: intersettorialialità, interdisciplinarietà e internazionalità. “ I ricercatori devono avere esperienza in aziende in quanto professionisti; la carte del ricercatore deve applicarsi  anche ai dottorandi per la professionalità riconosciuta di ricercatori”- ci ricorda la dott.ssa Lucchetti.

Un dottorato che sia riconoscibile nelle sue peculiarità formativo-professionali. “Nel 1985, l’allora Ministero dell’Istruzione, De Rubertis, parlava di “dottorato fantasma”, citazione che potrebbe essere valida anche oggi.

Necessaria la riconoscibilità del titolo di ricerca che metta in chiaro quali sono le caratteristiche e competenze acquisite nel dottorato in un’ottica di mobilità infrasettoriale. Attualmente in Italia ci sono 2241 titoli diversi di sottorati, di cui 700 con meno di 5 iscritti. ( Nicola Vittorio, Presidente Vicario del Comitato per lo Sviluppo della Cultura Scientifica e Tecnologica).

La richiesta più urgente che viene dal mondo della ricerca, la creazione di un coordinamento centrale della ricerca che interrompa la frammentazione scientifica e la dispersione delle risorse.

Per conoscere l’intero panel dei relatori che hanno partecipato al convegno, cliccare qui

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