Salari fermi e giovani scoraggiati, il Paese secondo l’Istat

giugno 9th, 2012

Fermi a 20 anni fa. Così sono rimasti i salari italiani: immobili, senza variazioni e sempre uguali a se stessi. Di conseguenza è crollato il potere d’acquisto delle famiglie italiane e  il carrello della spesa è invece cresciuto. A questo si deve aggiungere l’allarme precariato, che tra i giovani ha superato il 35%. «Dal 1993 al 2011 gli occupati dipendenti a termine – sottolinea l’Istat – sono cresciuti del 48,4 per cento (+751 mila unità) a fronte del +13,8 per cento registrato per l’occupazione dipendente complessiva».

Stando agli ultimi dati dell’Istat il Paese Italia lotta ogni giorno con la crisi e i più penalizzati sarebbero le donne e i giovani. Mentre infatti le retribuzioni da lavoro dipendente «hanno aumentato la loro incidenza sul reddito disponibile delle famiglie, passando dal 39,3 per cento del 1992 al 42,8 per cento del 2011», i redditi da lavoro autonomo hanno «complessivamente ridotto il loro contributo alla formazione del reddito disponibile, dal 28,8 per cento del 1992 al 25,3 per cento nel 2011».

Il rapporto evidenzia, iniltre, come tra i giovani ci sia una «discesa dell’occupazione a tempo pieno e a durata indeterminata, mentre è cresciuta quella a tempo parziale e indeterminato». Aumento dovuto, secondo l’Istituto, «esclusivamente dai lavoratori che hanno accettato un lavoro a orario ridotto non riuscendo a trovarne uno a tempo pieno». Sono così aumentati i contratti a tempo determinato e di collaborazione, concentrati prevalentemente nelle posizioni alle dipendenze. Come nel 2010 ad aumentare sono stati i contratti di breve durata, di solito quello fino a sei mesi, mentre sono diminuiti quelli superiori ad un anno.

Cresce poi la zona grigia, ovvero quella che l’Istat definisce caratterizzata da coloro che stanno cercando un lavoro, ma non lo fanno attivamente, perché scoraggiati dal momento e dalle precedenti infruttuose ricerche. Insomma alla ricerca di un lavoro sono un po’ tutti, si riduce infatti l’area dei “neet” (inattivi) mentre aumenta quella degli scoraggiati: più di un milione e 800.000, solo in Italia.

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