I ricercatori scrivono a Napolitano: “Siamo senza futuro”

febbraio 14th, 2013

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“Un paese che non investe in cultura e ricerca è “destinato a subire profonde ferite in ambito sociale ed economico” è questa la considerazione di 258 ricercatori italiani, che hanno scritto una lettera aperta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.  I ricercatori denunciano la grave situazione in cui versano gli Atenei italiani: pubblichiamo la lettera in versione integrale.

“A scriverLe questa lettera è chi rappresenta, o meglio dovrebbe rappresentare il futuro dell’Università italiana. Siamo ‘giovani ricercatori‘ che dopo aver conseguito lauree, dottorati di ricerca e specializzazioni post-doc, con coraggio e speranza studiano e lavorano da anni in seno all’Università italiana contribuendo a portare avantri la ricerca e la didattica nei nostri atenei”, spiegano i ricercatori mettendo tra virgolette la definizione “giovani ricercatori” perché si tratta di studiosi spesso di trenta, quarant’anni che, dopo contratti triennali, restano senza alcuna prospettiva di rinnovo.

“Lo scarso investimento – continua la lettera – nel sistema universitario (1% del Pil) pone indecorosamente il nostro Paese al 32mo posto tra i 37 paesi dell’area Ocse. Il fondo di finanziamento statale all’università ha subito una contrazione tale da risultare inferiore all’ammontare delle spese fisse per l’anno 2013. Contemporaneamente il numero dei docenti universitari si è drasticamente ridotto del 22% negli ultimi 6 anni”.

 La situazione pesa particolarmente sui giovani ricercatori. “La recente riforma universitaria ha eliminato la figura del ricercatore stabile e introdotto quella del ricercatore a tempo determinato, penalizzando in blocco una generazione di studiosi che viene confinata in uno stato di precariato troppo spesso senza alcuna prospettiva”, denunciano i ricercatori. La penalizzazione è dimostrata dalla riduzione delle nuove assunzioni che, nel triennio 2009-2012, “ha toccato punte dell’80% nei maggiori atenei italiani”, mentre la riforma Gelmini creava “circa 2.200 posti da ricercatore a tempo determinato senza ‘tenure track'”, finanziati quasi esclusivamente da fondi non ministeriali. Tutto questo ha di fatto lasciato “i ricercatori senza la possibilità di un serio percorso accademico, in uno stato non regolamentato di precarietà e subalternanza, in pratica in una condizione di lavoro e di vita senza prospettive”.

Un quadro a tinte cupe, insomma, che contribuisce a impoverire la qualità della didattica e della ricerca nelle università italiane e incrementa la “fuga dei cervelli”, svuotando gli atenei di quei giovani ricercatori che, ovunque nel mondo, rappresentano la parte più dinamica della ricerca e della scienza. Per questo, i ricercatori si sono decisi a ricorrere al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Noi ricercatori a tempo determinato scriviamo a Lei che ha sempre mostrato enorme sensibilità rispetto a questi temi, fiduciosi che, nonostante sia quasi al termine del Suo mandato, vorrà farsi garante, nei confronti di chi guiderà il Paese nell’immediato futuro, dell’istituzione universitaria italiana e del futuro di un’intera generazione di ricercatori”.

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