Rozzano, interviene la Giannini: “A scuola nessun bambino va escluso”

novembre 30th, 2015
Rozzano, interviene la Giannini: “A scuola nessun bambino va escluso”
Scuola
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“La scuola è il luogo dove nessun bambino è solo. Il luogo dove c’è e ci deve essere spazio e accoglienza per tutti gli studenti: abili e disabili, figli di italiani e figli di stranieri”. Ecco le parole di Stefania Giannini, ministro dell’istruzione, che interviene sul caso Rozzano, dove il preside dell’istituto scolastico ha deciso di bloccare alcune madri che volevano insegnare canti di Natale in classe, per rispetto della “laicità dello Stato”. Giannini, dopo le polemiche sollevate intorno al caso dalla stampa, ha voluto indirizzare una missiva al Corriere della Sera, in cui chiarisce la sua posizione, e quella del governo intero. Ecco la lettera nella sua versione integrale.

“Caro direttore,
ogni giorno ne abbiamo conferme: nei tempi complessi che stiamo attraversando le politiche educative tornano al centro del dibattito e acquisiscono una funzione inedita e potente. È un fatto di per sé positivo, straordinariamente positivo, che dà a un’Europa insicura e impaurita le giuste leve per ritrovare certezze. Ma è un fatto che impone a tutti — politici, famiglie, insegnanti soprattutto, che ogni giorno sono in classe, e cittadini in genere — un duplice dovere. Il dovere dell’ambizione: progettare una scuola diversa e più forte, plurale e unita, capace di dialogo, reciproca conoscenza e confronto costante, quotidiano. Ciò significa valorizzare i simboli di tale identità e non nasconderli, siano essi laici (tutti abbiamo visto cosa vale una bandiera nella Francia di oggi) o religiosi.

Il presepio non è più un simbolo di potere da abbattere o da difendere e non è nemmeno la figura di un relativismo prêt-à-porter. È la traccia di una storia plurale, nella quale si iscrivono altre storie, degne di conoscenza e rispetto. E il dovere dell’attenzione: agire con delicatezza, evitando polemiche che servono a pochi, e di certo non ai nostri figli. Ed evitando che episodi come quello esploso in questi giorni sulla scuola di Rozzano diventino oggetto di tenzoni goffe. Se tutti condividiamo l’ambizione di vedere la scuola come luogo principale di trasmissione e condivisioni dei nostri valori e di integrazione con i valori di altre comunità che sono ormai parte integrante della nostra società, allora a tutti spetta di trattare quanto succede in ogni scuola con prudenza e rispetto.

Ho trovato questa stessa consapevolezza lunedì scorso tra i miei colleghi ministri europei, nel Consiglio istruzione che, in una Bruxelles deserta e spettrale, si è interrogato sulla risposta culturale ed educativa che ogni scuola potrà dare, di città in città, di studente in studente. In quel Consiglio l’Italia ha ribadito la propria posizione: quanto investiremo in energie, idee e risorse per la scuola e per la cultura, per i nostri valori e per i nostri monumenti, è per noi importante quanto quello che faremo per la sicurezza e il controllo del nostro territorio. E dunque servono politiche europee della conoscenza che accrescano l’interscambio con i Paesi islamici, specie nel campo degli studi umanistici. Serve un modello di integrazione europea basato anche nella condivisione dei curricula scolastici, per far sì che l’identità plurale dell’Europa si comprenda e si insegni tra i banchi in tutti gli stati membri, a tutti i gli alunni.

Servono politiche di accesso e diritto allo studio che, a partire dalla scuola, includano i più deboli e vulnerabili, perché è anche dall’esclusione e dalla mancanza di condizioni di vita decente che nascono odio e violenza. La scommessa di questo Governo sulla scuola non parte in questi giorni. Ciò che sentiamo oggi con maggiore forza è la gigantesca responsabilità culturale di guidare e indirizzare l’architrave della sicurezza e della stabilità del Paese. Perché questo è la scuola. Il luogo dove nessun bambino è solo. Il luogo dove c’è e ci deve essere spazio e accoglienza per tutti gli studenti: abili e disabili, figli di italiani e figli di stranieri. Il luogo dove i 14.500 minori non accompagnati arrivati quest’anno sono stati accolti senza domande, ascoltando e ben sapendo che a scuola, se è scuola, ci si deve sentire davvero a casa, subito e senza condizioni”.

One Comment

  1. Nunzio says:

    Mai stato a Rozzano.

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