ALMADIPLOMA: “Risultati più alti per gli studenti che puntano su orientamento e stage”

febbraio 26th, 2016
ALMADIPLOMA: “Risultati più alti per gli studenti che puntano su orientamento e stage”
Scuola
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Orientamento, voti alti e stage: è questa la “ricetta” per ottenere risultati più brillanti dopo la conquista del titolo, sia che si scelga di proseguire gli studi all’università o di inserirsi nel mondo del lavoro. A dirlo è il Rapporto 2016 AlmaDiploma che ha coinvolto oltre 100 mila studenti di 300 Istituti di scuola secondaria superiore, indagando le scelte compiute da un campione di 15 mila ragazzi, intervistati a uno, tre e cinque anni.

“I dati OCSE parlano di un’Italia fanalino di coda dell’Unione europea per numero di diplomati e laureati – commenta Mauro Borsarini, Presidente di AlmaDiploma -. A questo triste primato si aggiunge il fenomeno dei NEET, i giovani di 15-29 anni né occupati né impegnati in percorsi formativi o educativi: in Italia sono il 26%, il 10% in più rispetto alla media europea. La fotografia scattata dal Rapporto AlmaDiploma ci indica come le politiche di orientamento e di incentivazione delle esperienze lavorative durante e dopo gli studi siano efficaci nel contrastare e ridurre questi fenomeni.”

DOPO IL DIPLOMA: UNIVERSITÀ O LAVORO?

Ad un anno dalla conquista del titolo di scuola secondaria superiore, 65 diplomati su cento proseguono la propria formazione e sono iscritti ad un corso di laurea (il 52% ha optato esclusivamente per lo studio, il 13% frequenta l’università lavorando); il 31% ha invece preferito inserirsi direttamente nel mercato del lavoro (il 13%, come appena detto, studia e lavora e il 18% lavora solamente). I restanti 17 su cento si dividono tra chi è alla ricerca attiva di un impiego (13%) e chi, invece, per motivi vari (tra cui formazione non universitaria, motivi personali o l’attesa di una chiamata per un lavoro già trovato), non cerca un lavoro (4%). A cinque anni dal diploma la quota di occupati cresce in modo significativo: il 51% dei diplomati lavora (il 38% è dedito esclusivamente al lavoro, il 13% coniuga studio e lavoro) mentre è ancora impegnato negli studi universitari il 45% dei ragazzi (il 32% studia solamente). Chi cerca lavoro è il 12%.

Come ci si poteva attendere, ad un anno dal diploma il 75% dei liceali studia all’università, la quota scende al 37% per i diplomati del tecnico e al 15% per i professionali. Al contrario, il 39% e il 28%, rispettivamente dei professionali e dei tecnici è impegnato esclusivamente in attività lavorative, mentre la quota è pari solo al 3% tra i liceali. Il quadro resta confermato, seppure su livelli diversi, anche a cinque anni dal titolo: il 55% dei liceali studia ancora all’università, contro il 22% dei tecnici e l’11% dei professionali. All’opposto, la percentuale di diplomati che lavora solamente è più elevata tra i professionali (62%) e, a seguire, tra i tecnici (51%); è decisamente modesta tra i liceali (14%). Si evidenzia infine una quota significativa di diplomati professionali alla ricerca di un lavoro (20%).

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PROSEGUIRE GLI STUDI CON SUCCESSO: ORIENTARSI FUNZIONA!

Analizzando i dati del Rapporto emerge che, tra i diplomati 2014, il 67% aveva manifestato l’intenzione di iscriversi all’università. A un anno dal titolo la quota di chi si è effettivamente iscritto risulta in linea con le intenzioni espresse alla conclusione degli studi. Il 65% prosegue con la formazione, cui si aggiunge un 4% che si è iscritto ma che ha successivamente abbandonato e un 31% che ha scelto di non proseguire gli studi. Per 15 immatricolati su cento, a dodici mesi dal titolo, la scelta universitaria non si è dimostrata completamente vincente: fra coloro che dopo il diploma hanno deciso di continuare gli studi, il 6% abbandona l’università e il 9% è attualmente iscritto all’università ma ha cambiato ateneo o corso di laurea. Nello specifico, gli abbandoni coinvolgono i diplomati professionali e tecnici, rispettivamente il 21% e il 9%, e solo il 3% dei liceali. I cambi di ateneo o corso non mostrano le stesse distanze: si passa infatti dal 9% dei liceali al 5% dei professionali. Un 8% è sì iscritto all’università ma senza aver sostenuto esami. La stragrande maggioranza dei diplomati (72%), pensa tuttavia di portare a termine regolarmente l’anno accademico.

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Per indagare l’efficacia del percorso di orientamento è utile confrontare le risposte fornite dagli studenti in tre diversi momenti: orientamento, intenzione, decisione.

1) Orientamento: il diplomato segue AlmaOrièntati e visualizza i corsi più affini alle materie da lui preferite.

2) Intenzione: alla vigilia del diploma, il giovane è invitato a dichiarare la sua intenzione di iscrizione all’università, così da mettere in evidenza se le idee sono già chiare e, in particolare, se sono in linea con quanto emerso dal percorso.

3) Decisione: con la rilevazione ad un anno dal titolo vi è l’opportunità di verificare l’effettiva scelta compiuta dal ragazzo.

Il 44% dei diplomati che ha svolto il percorso di orientamento e, soprattutto, ci ha creduto, ha riportato, a un anno dal titolo, performance mediamente più brillanti e lineari dei colleghi che non hanno svolto percorsi di orientamento o che li hanno svolti ma senza seguire le indicazioni fornite loro da AlmaOrièntati. Sono quindi più “in gamba” perché hanno maturato un maggior numero di crediti formativi – CFU (40 contro 35, rispettivamente) e hanno cambiato in minor misura ateneo e/o corso (7% contro 15%).

 

SCEGLIERE IL MONDO DEL LAVORO: I PLUS CHE FANNO LA DIFFERENZA

Il Rapporto 2016 permette di fotografare le performance occupazionali dei diplomati che hanno scelto di non proseguire con la formazione e di immettersi direttamente nel mercato del lavoro. Ad un anno dal conseguimento del titolo, come si è visto, la quota di diplomati liceali che opta per l’università è nettamente più elevata rispetto ai colleghi degli indirizzi professionali e tecnici. È pertanto utile tenere presente che i pochi liceali che decidono di inserirsi nel mercato del lavoro hanno condizioni occupazionali molto particolari e nella maggioranza dei casi intraprendono questa strada solo come forma di sostegno al percorso di studi che stanno portando avanti. Ristringendo quindi più opportunamente l’analisi ai tecnici e professionali è possibile indagare quali sono i fattori che, a parità di condizioni, incidono positivamente sulla probabilità di lavorare già a un anno dalla conquista del titolo. Svolgere esperienze lavorative e internazionali durante gli studi accresce le chance occupazionali dei diplomati, rispettivamente del 66% e del 31%. Anche aver ottenuto un voto di diploma più elevato rappresenta un fattore decisivo: passare da 60 a 100 aumenta la probabilità di lavorare dell’80%. Anche le esperienze di stage svolte dopo il conseguimento del titolo giocano un ruolo determinante: accrescono infatti addirittura del 90% la probabilità di lavorare già ad un anno dal conseguimento del titolo.

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Seppure sia ancora presto per valutare appieno gli effetti del Jobs Act, i risultati in termini di contratto di lavoro sono interessanti. Tra i diplomati ad un anno dal titolo che lavorano esclusivamente e a tempo pieno, il 30% dei tecnici lavora con contratti a tempo determinato e altre forme di lavoro non standard; altrettanti con contratti formativi. Il lavoro stabile riguarda 28 tecnici su cento, in particolare 24 impegnati in contratti a tempo indeterminato, la restante quota in attività autonome. Il 7% non ha un contratto regolare. Il 33% dei professionali lavora con contratti formativi, mentre il 27% ha contratti a tempo determinato e altre forme di lavoro non standard. Un 22% conta poi su contratti stabili, in particolare a tempo indeterminato (19%). L’8% non ha un contratto regolare.

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