Intervista a Cecilia Laschi, genio della robotica: “Italia eccellenza mondiale. Ma i privati devono fare di più”

febbraio 8th, 2016
Intervista a Cecilia Laschi, genio della robotica: “Italia eccellenza mondiale. Ma i privati devono fare di più”
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“L’Italia è uno dei paesi leader nel mondo nel settore della robotica. Ma si può e si deve fare di più“. Parla così Cecilia Laschi, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, in un’intervista al Corriere dell’Università. Nel dicembre scorso la professoressa Laschi è stata inserita nella speciale classifica delle 25 scienziate geniali al mondo che “hanno dato un contributo decisivo alla robotica”, stilata da RoboHub, la maggiore comunità scientifica internazionale degli esperti di robotica. Insieme a lei anche un’altra italiana, Barbara Mazzolai, che coordina invece il Centro di Micro-BioRobotica dell’Iit a Pontedera, Pisa, ed è responsabile del primo robot al mondo ispirato alle piante.

Così come la sua collega italiana, anche Cecilia Laschi è impegnata in un settore di frontiera, destinato a gettare le basi per i robot del futuro: è responsabile, infatti, del primo progetto di robot-soffice al mondo, scegliendo come modello di riferimento un polpo.

Le 25 donne della robotica “sono state scelte per la pura genialità che hanno dovuto dimostrare per arrivare al top del loro settore”, spiegano i responsabili di RoboHub.

Ecco l’intervista integrale alla professoressa Laschi.

 

Quali sono i progetti su cui lavora e da quanto tempo è impegnata nel mondo della robotica?

Faccio ricerca nell’ambito della robotica da oltre 20 anni, avendo iniziato con la mia tesi di Laurea per proseguire con il dottorato e poi con le posizioni di ricercatore e professore presso la Scuola Superiore Sant’Anna. Ho sempre fatto ricerca in robotica umanoide, intesa come l’implementazione di alcuni meccanismi di percezione e coordinazione senso-motoria del cervello umano su robot con capacità di manipolazione, visione, e altro, simili a quelle degli esseri umani. Negli ultimi anni sto lavorando nel settore della robotica soft, che ho contribuito a far nascere e svilupparsi. L’obiettivo è quello di ripensare il corpo fisico del robot, aggiungendo delle funzioni di adattamento all’ambiente e di controllo del movimento date dal corpo fisico stesso. Questo ripensamento del corpo porta con sé il ripensamento di tutte le teorie e le tecniche così ben sviluppate nel settore della robotica negli ultimi 50 anni e pone quindi molteplici sfide tecnologiche, di tipo fondamentale.

Quanto una disciplina come la robotica può influire in maniera pratica sulla vita quotidiana?

Così come le tecnologie ICT sono diventate parte della nostra vita quotidiana, in molteplici aspetti delle nostre attività professionali e personali, credo che la robotica possa giocare un ruolo importante nel miglioramento della qualità della vita, aggiungendo all’ICT la capacità di movimento e azione nel mondo reale.

L’Italia è un’eccellenza nel settore: quali sono le prospettive di sviluppo?

L’Italia è sempre stata all’avanguardia della robotica, anche in ambito industriale, dove le aziende italiane di automazione e robotica hanno avuto e continuano ad avere posizioni di rilievo, insieme a Germania, Giappone e Stati Uniti. Nella ricerca, l’Italia è tra i paesi leader nella robotica di servizio, nella biorobotica e oggi senz’altro nella soft robotics. Questo vantaggio competitivo potrebbe a mio avviso permettere uno sviluppo anche industriale e commerciale, sfruttando il momento favorevole dello sviluppo della robotica di servizio a livello internazionale.

octopus

In quali settori potranno essere utilizzati i “robot soft”?

I robot soft hanno il potenziale di superare i limiti dei robot attuali nel momento in cui devono confrontarsi con gli ambienti naturali o progettati dall’uomo per l’uomo. I soft robot possono infatti adattarsi meglio, avere un’interazione più ricca e efficace con l’ambiente, e avere un comportamento complessivamente più robusto. Tra i molteplici settori in cui i soft robot possono essere maggiormente efficienti di quelli attuali si trova senz’altro l’ambito biomedico, dove l’interazione con il paziente ha una rilevanza essenziale, per dettare i requisiti e le specifiche per i robot.

Negli ultimi tempi si è assistito ad una protesta fragorosa da parte dei ricercatori italiani, che hanno alzato la voce dopo la vicenda dell’abolizione della DIS-COLL. Pensa che l’Italia debba fare di più per il settore della ricerca? 

Sicuramente si può sempre dire che si può fare di più per la ricerca e sicuramente si può sempre dire che in Italia si dovrebbe fare di più. Tuttavia, la mia esperienza alla Scuola Superiore Sant’Anna, e in particolare all’Istituto di BioRobotica, mi ha dimostrato che anche in Italia si può fare ricerca di eccellenza, competendo con le maggiori università europee, americane e giapponesi. Quello che è molto carente, in Italia, è anche l’investimento privato in ricerca.

Quanto è importante per il nostro sistema Paese il mondo della ricerca?

La ricerca è importante per l’Italia, come per qualsiasi altro paese, perché è ciò che alimenta l’innovazione e quindi permette alle imprese di competere e all’economia di svilupparsi. Naturalmente la ricerca, specialmente in ambito biomedico, ha anche ricadute dirette sulla qualità della vita dei cittadini.

Raffaele Nappi

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