Cantone: “Negli atenei un deficit etico, cambiamo le commissioni sui concorsi”

settembre 27th, 2017
Cantone: “Negli atenei un deficit etico, cambiamo le commissioni sui concorsi”
Università
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Aprire le commissioni a membri esterni e vigilare su conflitti di interesse derivanti da consulenze. Queste alcune dei cambiamenti che il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone porterà nelle Università italiane. Scelte fondamentali portate avanti da febbraio insieme al Ministero dell’Istruzione per un piano contro la corruzione negli atenei d’Italia. “Quello universitario è un mondo suscettibile e capace di grandi difese corporative. Il rapporto professionale padre-figlio, ricorrente di per sé, in facoltà è forte», dichiara in un’intervista a Corrado Zunino su Repubblica. Il piano per le università prevede dei responsabili anticorruzione che vigileranno su concorsi, incarichi esterni e consulenze. “Spesso i conflitti di interesse nascono sulle consulenze esterne che rischiano di diventare l’attività più remunerativa – afferma Cantone – togliendo spazio alla didattica”. 

Ma il piano messo a punto con la Ministra Valeria Fedeli non prevede un’azione sulle commissioni e il metodo corruttivo emerso dall’inchiesta “Chiamata alle armi” che ha coinvolto 59 professori di diritto tributario in tutta Italia. Così il presidente dell’Anac lancia un sasso: “Perché non immaginare uno scrittore a giudicare, insieme agli altri, una prova di Letteratura italiana? Un medico, un ingegnere e un avvocato nello loro discipline?  – afferma – Nessuno vuole sminuire il mondo accademico, ma la contaminazione è un valore. Nelle commissioni di concorso in magistratura ci sono proprio i docenti universitari». Accento viene poi messo sulla mancanza di finanziamenti all’Università e continui tagli che hanno di fatto aumentato la competizione ma senza merito. “Fino al dottorato il percorso è naturale, dopo, nella carriera universitaria, si crea un imbuto stretto che genera il fenomeno della fuga dei cervelli e può alimentare corruzione – conclude – La vita di un ricercatore italiano è durissima e rischiosissima».

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