Mara Salomoni

Erasmus Stories

Studentessa 20enne con troppi sogni nel cassetto e molta voglia di vederli realizzati
Originaria di una ridente cittadina nel lecchese, ma attualmente nella verde e piovosa Maastricht alla ricerca dell'ennesima sfida

5 settimane a Maas: Cosa mi ha colpito?

ottobre 4th, 2017
5 settimane a Maas: Cosa mi ha colpito?
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Quando la gente pensa all’Italia, pensa a “pasta, pizza e mandolino”. Quando la gente pensa all’Olanda, pensa a “biciclette, mulini a vento e tulipani”.

Come il caso italiano, chi ha mai visto un mandolino? Chi ha mai suonato il mandolino?

Qualcosa di simile succede anche per Maastricht: i mulini a vento e i tulipani qui non esistono. Esistono in campagna – forse -, ma qui no. Le biciclette ovviamente sono ovunque: pioggia, vento, fulmini o tempeste, vedrete comunque un simpatico vecchietto con il suo k-way e la sua fixed bike – perchè sì, qui le bici non hanno i freni, tranne la mia ovviamente, perché non volevo rischiare di finire lunga distesa il primo e ultimo giorno in cui l’ho usata -.

Fin da subito, ci sono state delle cose che mi hanno shockata e altre che mi hanno lasciato piacevolmente colpita. Quindi, ecco la mia lista. Completamente random.

La pioggia. Sì, io ero una di quelle persone che pensava all’Olanda come una distesa di tulipani sempre sotto il sole. Se conoscete la geografia, saprete che Maas si trova alla stessa altezza di Londra. Io ero ovviamente convinta che fosse molto più a sud – al mio ritorno comprerò una cartina da appendere sopra la scrivania, siatene certi. Quindi piove, sempre. Due giorni di sole. Una settimana di pioggia. E’ questa la regola e non si sfugge.

Le moto. Per cinque anni, tutte le mattine, mi alzavo, mi preparavo e andavo a scuola con il mio cinquantino rosa. Indossavo il casco. Stavo in strada. Rispettavo i semafori. Mi fermavo alle strisce per far passare i pedoni. Guidavo seguendo le stesse regole delle macchine. Almeno in teoria, ovviamente.  Bene, dimenticatevi tutto quello che vi hanno insegnato alle lezioni di scuola guida.  Qui le persone possono girare in moto senza casco e sulle piste ciclabili, come se fossero delle biciclette. Quindi hanno la precedenza su tutto e su tutti.

I guanti mono uso per la verdura. Alcuni di voi si staranno chiedendo cosa voglio dire con “i guanti mono uso”. Altri si staranno chiedendo se sono pazza. Ma io sono rimasta veramente shockata. In Italia quando andiamo al banco frutta – verdura nei supermercati troviamo sempre il sacchetino per riporli e il guanto mono uso con cui prenderli. Qui non esistono i guanti mono – uso, se per voi può essere una cosa concepibile per me non lo è.

L’allenamento. Non c’è sera che passando da Standspark – il parco che costeggia la Mosa – io non veda un gruppo di ragazzi o di signore che si alleni con il suo personal trainer. Sempre. Dopo aver fatto un numero non ben precisato di km sulle loro bici, gli olandesi sono pronti con le loro Nike e i loro completi ad allenarsi. Quando capirò dove trovano la forza, sarà troppo tardi.

I nasi. Vedi il punto sopra, qualcuno penserà che io sia pazza. A chi non mi conosce di persona, devo dire che io sono fissata con i nasi. Bene, gli olandesi hanno dei nasi perfetti. Tutti. Hanno tutti dei nasi dritti. Io pensavo che fosse un caso che una delle mie migliori amiche – olandese appunto – e suo fratello avessero un naso perfetto. E ho sempre pensato che fosse un caso che anche le sue cugine avessero dei nasi perfetti. Invece no. E sono stata molto felice di scoprirlo.

L’inglese. Qui tutti parlano inglese, a parte le commesse del supermercato. Che si ostinano a chiedermi se voglio lo scontrino in olandese. Forse si divertono a vedere la mia faccia. Forse no. In ogni caso adesso ho imparato come si dice scontrino in olandese. Ovviamente non so ancora scriverlo. Tornando al discorso dell’inglese, qui lo parlano tutti. Anche le vecchiette che incontro in palestra. Sono praticamente una, due generazioni davanti a noi.

Gli orari dei negozi. A Lecco, ma come a Bergamo o a Milano, io sono abituata ad alzarmi, uscire di casa e trovare già tutti i bar, le panetterie e i supermercati aperti. Qui no. Qui alle 8 i bar sono chiusi, anche in centro. Ovunque. Se volete fare colazione al bar, che poi tanto non volete perché la colazione al bar è prettamente salata, dalle 9. E non la domenica, perché la domenica tutti i negozi aprono dalle 11. Tranne il supermercato: quello apre all’una e chiude alle cinque. Allibiti? Prendono le cose un po’ più con calma. Dopo un mese qui non l’ho ancora concepito, ma forse in fondo fanno bene.

In realtà avevo un sacco di altre cose da aggiungere alla lista, ma non voglio scrivere un post infinito. Quindi queste mi sembrano quelle essenziali. Nei prossimi tre mesi sono certa che ne troverò altre e vi renderò partecipi delle nuove scoperte.

Hoi, Hoi!

Si, qui si saluta così.

Mara.

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