Jagoda Jedrzejczyk

Erasmus Stories

Leggo moltissimo e sono un'appassionata di gatti e musei
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Allora com’è Leiden?

febbraio 22nd, 2018
Allora com’è Leiden?
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Vorrei iniziare questo articolo facendo riferimento all’immagine in evidenza che ho appositamente scelto per questo pezzo, ovvero un collage di 4 cartelloni pubblicitari che celebrano i 50 anni del movimento gay a Leiden. Questi cartelloni si trovano in giro per la città e sono a mio avviso, bellissimi: non sono stereotipati e neppure appariscenti, semplicemente mostrano delle coppie che si amano. Le mie preferite sono due: la prima è quella con i vecchietti che si abbracciano. Guardatela bene per un attimo, come si fa a non adorarli? Anziani protagonisti di una campagna pubblicitaria che non sia per dei medicinali? Wow. Sono gay? COOSA?. Hanno il coraggio di abbracciarsi in pubblico? OMIODIO. Se poi uno dei due fosse stato nero avrebbe fatto venire un infarto a ogni membro della Lega.  La seconda invece è l’ultima coppia rappresentata, che sembra una normalissima coppia, e questo credo lo abbiano fatto apposta giusto per far notare che sembrano due persone etero, ma in realtà potrebbero essere qualsiasi cosa: bisessuali? pansessuali? uno/a etero e l’altra/o bi/pansessuale? uno/a transgender o intersex?..chi lo sa! Il bello di questa coppia è che ti fa capire che se vedi due persone del sesso opposto stare insieme, non sempre sono etero.

Vedere questi cartelloni mi ha proprio riempita di gioia, ho visto uno spiraglio di rispetto ed uguaglianza che non vedevo in Italia e che ricercavo da tempo. Dopo questa visione sublime, ho pure scoperto che ci sarebbe stata una cerimonia al municipio per festeggiare i 50 anni e che l’università di Leiden avrebbe appeso la bandiera arcobaleno per festeggiare. Ho cercato di immaginarmi una cosa simile in Italia, ma proprio non ci sono riuscita. Leiden ha circa 120.000 abitanti, più o meno lo stesso numero di cittadini di Bergamo, Pescara o Siracusa. Credo sarebbe inconcepibile organizzare una cosa del genere in queste città, mi immagino solo un consiglio riunito in municipio che se la ride: “una celebrazione per i gay?” HAHAHAHAHAHAHA NO.

Quindi, Leiden parte già con un punto a proprio vantaggio, 2 se contiamo il negozio di vini e birre, e continua in realtà a raccoglierne sempre più.

Parlando di geografia, molti dicono che certe città dell’Olanda, soprattutto Amsterdam, ricordano Venezia, grazie agli olandesi pero’ non è cosi. Non puzzano di pesce marcio putrefatto, i canali sono larghi, spaziosi e le strade pure a differenza del decadentismo italiano veneziano dove per arrivare a piazza San Marco devi attraversare ponticini su ponticini in cui ci passano al massimo 4 persone magre, senza possibilità di prendere qualsiasi mezzo per spostarti più in fretta perché l’ammasso di turisti non te lo permette. Oltre al fatto che non c’è verde, se non in quelle poche aree dove ci può’ defecare il cane. (Si, detesto Venezia) Leiden invece ha tantissimi ponti, ma larghi, ci passano tranquillamente le macchine in entrambi i sensi e le bici, non puzza di pesce marcio ed è a mio avviso molto verde.

 

 

 

 

 

 

Possiede anche un sistema di piste ciclabili che non avevo mai visto altrove e che credo faccia invidia a qualsiasi altro stato; per questo, e’ piena, ma proprio piena di bici parcheggiate ovunque. Pensavo che la storia delle biciclette fosse esagerata, ma non lo è. Soprattutto dopo una certa ora la sera le macchine scompaiono e le strade vengono inondate dalle bici, da vedere è bellissimo.

 

 

 

 

 

 

Ho quindi comprato la mia bici in modo da essere una vera Dutch, una meravigliosa Oma fiets, che significa bici da nonna, ma ne vado fiera perché mi piace tantissimo. Difetti? Ha solo una marcia e non ha i freni normali, ma i freni-pedali. Per frenare devi pedalare all’indietro. Quando l’ho provata davanti al ragazzo che me l’ha venduta sono quasi caduta e non riuscivo né a frenare, né a girare o a scendere dalla bici, non so cos’abbia pensato, ma sicuramente ha notato il mio impaccio motorio e il fatto che non sono una persona sportiva, tanto che probabilmente dalla pietà mi ha detto di provare a farci un altro giro che è solo questione di abitudine, pensando dentro di sé “che disagio ha questa ragazza?”. Fiera del mio acquisto ho cominciato ad abbandonare i bus girando in bici facendo un piacere anche al mio portafoglio e al mio fisico che non vedeva del movimento quotidiano da anni, non che 20 minuti al giorno possano tenermi in forma ma lo prendo come un buon inizio. Una delle migliori qualità della mia Oma, cosi battezzata, è che ha ben due portapacchi, utilissimi per fare la spesa al mercato, il mercoledi o il sabato, esattamente nelle vie della prima foto sulla sinistra. Questo mercato è meraviglioso, lo so, sono banale con la scelta degli aggettivi, ma vale veramente la pena di farci un giro, magari meglio il sabato siccome ci sono più bancarelle. La prima volta che ci sono andata con la mia coinquilina siamo rimaste sconvolte dalla nostra ignoranza. Guardavamo i banchi della frutta e della verdura e ci chiedevamo cosa fossero almeno 1/3 delle cose esposte, o almeno io lo facevo, visto che lei mi prendeva in giro perché vedevo per la prima volta un frutto del drago e una marea di tuberi che non saprei riconoscere e neppure nominare. Finalmente sono riuscita a vedere le carote viola insieme alle patate rosse che non riesco mai a trovare in Italia. La mia gioia è esplosa quando ho visto 2 insegne: 3 avocado per 1.50 e 3 mango per 1.50, segnando definitivamente il mio banchetto preferito, siccome vende anche i cesti di pomodori a 1 euro, 3 zucchine a 1 euro e i miei meravigliosi cetrioli, due per 1 euro. Finora ho provato solo 3 specialità olandesi: gli stroopwafel, il broodje haring e il kibbeling. La prima specialità me l’aveva fatta assaggiare la mia coinquilina il primo giorno, al mercato invece ho provato la versione fresca la quale mi ha molto delusa perché c’erano troppe spruzzate di cannella, tanto che al primo morso avrei voluto gettarla. La seconda specialità è stata una scoperta per le mie papille gustative: il broodje haring: aringa cruda con pezzetti di cipolla cruda. Non sono un’amante del pesce crudo, quindi è stata una scelta difficile per me assaggiarlo, ma al primo morso mi sono convinta subito; quelle cipolle poste sopra poi hanno reso il tutto eccellente. Mentre aspettavo la preparazione della mia aringa ho anche assaggiato la mia terza specialità, ovvero il kibbeling, bocconcini di merluzzo fritti accompagnati da una stupenda salsa all’aglio che ho ricercato e comprato al supermercato ma che non era cosi saporita a causa dell’idea malsana di qualche depravato/a che ci ha messo la mostarda tra gli ingredienti. Vista la mia delusione la mia coinquilina mi ha regalato della maionese all’aglio per tirarmi su di morale, avrei voluto abbracciarla dalla gioia ma non siamo ancora cosi intime da permetterci un contatto cosi invasivo, cosi le ho fatto pat pat nella mia mente e l’ho ringraziata verbalmente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per oggi credo sia tutto, nel prossimo articolo vi parlerò’ dell’università e dei musei di Leiden.

CIAO!

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