Pavia, la genetista va in pensione e dona allʼUniversità 250mila euro per finanziare la ricerca

gennaio 14th, 2019
Pavia, la genetista va in pensione e dona allʼUniversità 250mila euro per finanziare la ricerca
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Alessandra Albertini, che dal 2012 ha diretto il dipartimento di Biologia e biotecnologie, ha fatto la donazione quando ha terminato la sua vita professionale: quei soldi serviranno ad aiutare i giovani

E’ andata in pensione dopo 40 anni di lavoro in università, al dipartimento di Biologia e biotecnologie Spallanzani di Pavia, lasciando una ricca eredità: ben 250mila euro di donazione. Il regalo di Alessandra Albertini, genetista, che dal 2012 ha diretto il dipartimento dell’ateneo lombardo, ha un preciso scopo: quello di cofinanziare, entro il 2023, posizioni di ricercatori a tempo determinato junior e di assegnisti di ricerca.

Un modo molto concreto per dimostrare la sua attenzione a chi aspira a lavorare in un’università che dispone di mezzi finanziari sempre più limitati. La notizia del generoso gesto della professoressa è stata pubblicata dalla Provincia pavese, a cui la docente ha detto che si tratta di “un atto di fiducia nei confronti del futuro e di ringraziamento per il passato. Perché io credo nei giovani”.

Il regalo è non solo all’università in cui ha lavorato per una vita, ma soprattutto alle persone che lavorano in quella realtà e che trovano difficoltà sempre maggiori nell’inserimento. “Mi dispiace – confida ancora la Albertini – vedere oggi giovani di 30-40 anni vivere nel completo precariato, considerando anche solo la nomina a professore associato come un miraggio lontano. I tempi di stabilizzazione in università sono sempre più dilatati. Oggi ci sono bravi scienziati che a 50 anni ancora lottano per una cattedra stabile. Lo trovo ingiusto e grave”.

La suo donazione la dedica al papà e al nonno, le due persone, dice “che mi hanno insegnato l’importanza di condividere con gli altri le proprie fortune, se se ne ha l’opportunità. Dedico quindi i 250mila euro alla memoria dei miei cari defunti, che amavano la cultura e la generosità”. La professoressa si augura anche che il suo gesto faccia scuola, “ad esempio attraverso il crowdunding. E’ vero che siamo in crisi, ma ritengo che il nostro rimanga un Paese in cui c’è chi è disposto a contribuire di tasca propria al progresso. Penso che nella nostra società ci sia ancora tanta solidarietà, umanità, ingegno. Basta alimentarli”.

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