Sostegno, disastro ai primi concorsi indetti dal Miur: test da rifare

aprile 23rd, 2019
Sostegno, disastro ai primi concorsi indetti dal Miur: test da rifare
Scuola
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Chi ha ricevuto plichi vuoti, chi aveva domande furi tema, chi dettava le domande all’auricolare o intere comitive con i cellulari accesi. Per la prova selettiva del Tfa sostegno, il Tirocinio formativo attivo lungo un anno e organizzato dalle singole università il 15 e 16 aprile scorsi, sono state tre le prove sospese e molte le contestazioni. Il preliminare del Tfa, dedicato agli aspiranti docenti che vogliono dedicarsi alle disabilità a scuola, riguardava il sostegno per l’infanzia, la primaria, le scuole medie e le superiori. Decine di migliaia i candidati per i primi 14.224 posti disponibili (in tre anni i vincitori saranno quarantamila). Inoltre dopo il danno la beffa:  i test erano a pagamento – fino a 200 euro per ogni candidato – che deve condurre a corsi di specializzazione oggettivamente cari, da 2.500 a 3.800 euro.

L’Università della Calabria, l’Università della Basilicata e l’Università di Bari hanno dovuto sospendere e aggiornare tre prove. Gravi errori nella somministrazione dei test. Problemi, di vario genere, si sono verificati in atenei lombardi, emiliani, marchigiani, campani. Tra le contestazioni, che in alcuni casi si stanno trasformando in ricorsi ai tribunali amministrativi, spiccano le domande non previste dall’allegato C del Decreto ministeriale – sulle cui indicazioni si erano preparati gli aspiranti docenti di sostegno -. In alcune aule le prove non sono proprio arrivate, o sono state consegnate quelle di un ciclo scolastico diverso. I regolamenti sono stati applicati in modo differente a seconda dell’università coinvolta: commissioni hanno permesso la correzione delle risposte barrate, altre no. In alcune aule i codici a barre sono stati assegnati invece che sorteggiati e in molti casi le prove sono state svolte in gruppo. In tutti i casi, scarsi controlli e disorganizzazione degli atenei ospitanti.

In tre casi non si è riusciti neanche ad avviare la prova. L’Università della Calabria (2.800 euro il costo per l’intero Tfa) ha annullato il test per la scuola superiore, quaranta minuti dopo l’inizio, per “alcuni errori tecnici”. All’apertura dei plichi alcuni questionari sono risultati incompleti: le domande non erano state stampate. Il rettore Gino Mirocle Crisci ha addossato la colpa all’organizzazione (privata) che ha gestito specificamente i test: “Siamo completamente estranei”, ha scritto in una nota, “l’ateneo fornisce solo la sede per il concorso, la vigilanza e la distribuzione delle buste. Il Miur, che ha indetto il concorso, ha appaltato le procedure a una ditta esterna, che si è fatta carico di tutte le procedure”. Millesettecento candidati a casa e la prova selettiva per i presenti sarà ripetuta il 27 aprile.

A Potenza 340 candidati hanno dovuto interrompere il test perché in venticinque casi le prove della secondaria di secondo grado (superiori, quindi) erano state scambiate con quelle della secondaria di primo grado (medie). Anche qui l’ateneo si è giustificato: “E’ stato un mero errore materiale della ditta incaricata”. La nuova prova non è stata ancora fissata.

A Bari (2.800 euro il costo dell’intero Tfa) è stato annullato il test per la primaria, 658 presenti. I quesiti erano stati affidati al Consorzio interuniversitario Cineca: i plichi con le domande erano, tuttavia, vuoti. Non c’è ancora comunicazione sulla preselettiva di recupero.

Disagi sono stati registrati all’Università di Salerno, all’Università del Salento, alla Kore di Enna. E all’Università di Foggia, dove il test è stato costruito da un’azienda privata, l’Ente Fiera ha ospitato tremila candidati per i 600 posti disponibili nei quattro cicli. Per la scuola superiore le domande, hanno raccontato i candidati, “erano fuori tema”: la pentola a pressione di Papin, la pila di Volta, la vita di Nelson Mandela, l’auto ibrida plug-in, la leggenda di Frankestein e ancora gli anni bisestili, le probabilità di ottenere una somma di 14 dal lancio di due dadi (da sei numeri l’uno). “Mesi di studio su riforme, normative, pedagogia, psicologia, leggi, commi e non ci siamo trovati nulla di tutto questo nei quesiti proposti, nulla che fosse inizialmente previsto dal bando”. Controlli superficiali, si è poi detto: candidati al bagno durante la prova, cellulari che squillavano nonostante la richiesta di ritiro dei dispositivi elettronici.

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