Under 35, il precariato demotiva

12 Marzo, 2009

precari.jpgSempre meno tutelato e, dunque, sempre più insoddisfatto: questo, in estrema sintesi, l’identikit del giovane italiano tracciato dall’indagine realizzata dalla Fondazione Metes su un campione di 600 studenti e lavoratori tra i 18 e i 35 anni. Il quadro generale presenta più ombre che luci, il disagio giovanile è palpabile: disinteressato, indifferente, incapace di stabilire relazioni, in un deserto di comunicazione in cui si ricorre al gesto violento, anche estremo, per esprimere il proprio malessere. Il tutto in un contesto in cui crolla la fiducia nella rappresentanza politica e sindacale.

La quasi totalità dei ragazzi intervistati (81%) chiede una reazione ai problemi sociali, di «fare qualcosa», di “combattere con qualsiasi mezzo” la precarietà, la disoccupazione, il costo della vita. Il 77% dei giovani, stando ai risultati della ricerca, non esiterebbe a “spazzare via” la classe politica se questa non fosse in grado di rappresentare la collettività e il 62% ritiene che nuove forme di rappresentanza possano essere individuate al di fuori della politica.

La crisi del concetto di rappresentanza non lascia immune neanche l’organizzazione sindacale: solo il 2% degli intervistati afferma di essere completamente soddisfatto dall’attività svolta dal sindacato; il 36% lo boccia, considerandolo inadeguato, mentre per il 52% potrebbe fare meglio. A partire dalla tutela dei diritti dei lavoratori e dal favorirne l’inserimento (per il 60%): facendolo, si potrebbero anche prevenire comportamenti anti-sociali, secondo il 71% degli intervistati.

Anche la politica deve scendere in campo. La responsabilità per avviare il cambiamento spetta, per il 41% del campione, proprio alla classe dirigente. In ogni caso, allo stato attuale, più di 7 giovani su 10 (74%) non sentono i propri valori “adeguatamente tutelati”.

Quanto alla violenza, l’indagine rileva come essa entri prepotentemente nel quotidiano, tanto a livello verbale quanto fisico. Alla domanda, se “spesso sia necessario ricorrere alla forza per tutelare i propri interessi”, il 54% ha risposto di sì, mentre il 41% ritiene che le forze dell’ordine siano diventate il “bersaglio principale” delle nuove forme di violenza.

Lo scenario complessivo non risulta migliore. Alla domanda “tra le persone che conosci quante almeno una volta hanno…”, il 29,9% confessa di aver evaso le tasse almeno una volta, il 37,3% di aver commesso atti vandalici, il 28% di aver guidato in stato di ebbrezza, il 37% di aver rubato; il 26% ha invece pensato di sovvertire il sistema.

Manuel Massimo

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