L’istruzione tecnica non è di Serie B

28 Gennaio, 2009

istruzionetecnica.gif“Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”. L’esempio portato dal vicepresidente di Confidustria per il settore Education Gianfelice Rocca è chiarissimo: “C’è necessità di un’istruzione tecnica di qualità in cui la didattica laboratoriale abbia un ruolo importante”. Il tema è stato affrontato oggi a Roma, presso l’Università Luiss, dove l’Associazione TreLLLe ha presentato il suo quaderno dal titolo “L’istruzione tecnica: un’opportunità per i giovani, una necessità per il paese”. Tra i relatori anche il ministro di Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini, che ha affermato l’urgenza di rilanciare la formazione tecnico-scientifica, poco considerata dalle famiglie e spesso bistrattata.

Già, perché è opinione diffusa che – parlando di istruzione superiore – i licei “valgano” più degli istituti tecnici: i secondi vengono considerati, quando va bene, scuole di Serie B. Lo ha sottolineato il presidente di TreLLLe Attilio Oliva: “In Italia esiste una fuorviante gerarchia dei saperi tra cultura umanistica e cultura tecnico-scientifica: così si è verificata, negli anni, una ‘deriva licealistica’, dovuta anche al fatto che gli istituti tecnici hanno perso prestigio e che esistono pochissime lauree triennali veramente professionalizzanti”.

L’ex ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer, oggi presidente del Comitato Interministeriale per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica, ha certo esordito con un’accusa all’impianto stesso della scuola così com’è: “Il danno che ha fatto Giovanni Gentile alla scuola italiana è micidiale. Bisogna mandare in soffitta il pregiudizio che gli istituti tecnici rappresentano un’istruzione di Serie B”. E per uscire da questa impasse organizzativa ha suggerito una “cura dimagrante” al dicastero competente: “L’autonomia scolastica funziona solo al 5% delle sue possibilità: finché ci sarà un ministero dell’Istruzione con queste dimensioni – anche fisiche – non si potrà portare a compimento”.

Silvia Costa, nella duplice veste di assessore all’Istruzione della Regione Lazio e di coordinatore della Nona Commissione Conferenza Regioni, ha espresso la convinzione che “anche la cultura umanistica deve farsi carico di un’impostazione scientifica, che non è un ambito ma un metodo” affrontando concretamente i temi della governance e contrastando la dispersione scolastica grazie ad azioni mirati che coniugano metodologie e interessi.

“La migliore risposta alla crisi passa per il rilancio della formazione tecnica”
. Parola del ministro Gelmini, che ha anche illustrato le modalità per portare avanti una riforma organica del settore: “Oggi la scuola è un terreno di scontro più che di confronto: il pragmatismo che ci viene imposto dalla crisi ci indica che bisogna fare le riforme, possibilmente in maniera bipartisan. Ci sono tutte le condizioni perché possiamo offrire ai ragazzi un percorso di studio che sia poi una garanzia per trovare lavoro. I dati sono incoraggianti: a fronte di oltre 200.000 richieste di diplomati nei tecnici la scuola ne fornisce circa 135.000. C’è dunque uno spazio di occupazione che va colmato”.

Manuel Massimo

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