Meritocrazia, questa sconosciuta

25 Agosto, 2009

puntointerrogativo.jpgMerito, merito, merito. La parolina magica che doveva rivoluzionare i bandi di concorso per il reclutamento delle nuove leve degli atenei nostrani rischia di restare soltanto un desiderio inespresso del lesiglatore. Con buona pace di tanti giovani-e-brillanti laureati di belle speranze che dovranno continuare a competere ad armi “impari” con candidati più forti per via del cognome che portano o delle entrature che possono vantare dentro-e-fuori dall’università per ambire a un posto di ricercatore. A fine luglio la titolare del Miur Mariastella Gelmini aveva emanato un regolamento per mettere fine a questo malcostume: ma molti atenei non si sono ancora adeguati al nuovo corso, relegando il merito in posizione defilata e privilegiando la “discrezionalità” della valutazione da parte della Commissione. Gattopardescamente.

Le nuove regole. La nuova impostazione del Miur – per evitare giochi-e-giochetti in sede di concorso – impone che i candidati siano giudicati soltanto in base al proprio curriculum e alle proprie pubblicazioni. Mentre invece oltre la metà (precisamente il 52%) dei 170 concorsi da ricercatore banditi da novembre 2008 fino a oggi in 27 università non rispetta i dettami ministeriali, dopo l’entrata in vigore del nuovo regolamento alcune decine di bandi prevedono ancora il superamento di prove scritte e orali o un colloquio soggetto a valutazione: insomma, il massimo della discrezionalità. E il minimo della trasparenza e dell’oggettività, ci sentiamo di aggiungere.

Le pubblicazioni col tetto. E se un candidato “non predestinato” è davvero bravo e oggettivamente può vantare molte più pubblicazioni degli altri concorrenti qual è il modo migliore per silurarlo? Ma mettendo un tetto alle pubblicazioni che si possono presentare, naturalmente. Solitamente il tetto è – e dovrebbe essere – minimo: “almeno 10, almeno 15, almeno 20”. Se sono 30 ben venga. Ma se “si gioca al ribasso” le 5 pubblicazioni copia-e-incollate con la firma del raccomandato di turno varranno esattamente (anzi, molto di più) di quelle eccellenti-e-sudatissime (e tutte farina del suo sacco) del candidato pinco pallino.

Aurea mediocritas. Non bisogna generalizzare, ma i dati riportati sul “Sole 24 Ore” di ieri non lasciano adito a molti dubbi sugli obiettivi reconditi di alcuni bandi di concorso: “Le nuove regole chiedono di giudicare solo curriculum e pubblicazioni, ma il 38% dei bandi fissano ai lavori da presentare un tetto massimo. Massimo, non minimo. […] Ovvio, se tutti corrono con il freno tirato, che le chance dei meno brillanti aumentano, e la meritocrazia torna a essere un concetto buono solo per i convegni”.

Così fan (quasi) tutti. Il monitoraggio condotto dall’Associazione Precari della Ricerca Italiani (Apri) illustra bene l’entità del fenomeno, mettendo nero su bianco le cifre di alcuni tetti minimi per ambire a un posto di ricercatore: 5 pubblicazioni a Camerino, Cassino, Palermo; 4 a Varese, a Sassari addirittura 3. Dati che parlano da soli. E gridano vendetta.

Manuel Massimo

5 Comments

  1. Pol23 says:

    Answering the phone is one of those tasks companies often give little thought. ,

  2. Spartacus says:

    Carissimi, il problema fondamentale dell’Italia di oggi è la mancanza assoluta di coerenza (nella politica, in primis, ma non solo) e una stampa totalmente asservita… Perchè nell’articolo del Sole 24 ore (e poi del Corriere) non si dice la cosa fondamentale? e cioè che i concorsi sono bloccati dalla Gelmini da un anno, in attesa di nuove regole che non sono state emanate se non a singhiozzo e prive di ogni coerenza (il quadro doveva essere ultimato entro il 9 febbraio 2009 in base alla legge 1/2009, ma finora abbiamo solo proclami). Si pensi solo che la nuova legge non ha abrogato quella vecchia sui concorsi… Tutto questo mi fa rabbia, e ancor di più mi fa rabbia una stampa che non fa indagine sulla verità ma si limita a riportare le belle parole dei padroni (o dei padrini…)

  3. mario says:

    dopo questo ulteriore esempio di disprezzo per le leggi e per la regole cosa farà il ministro gelmini, spero proprio mantenga la promessa di aiutare i giovani a credere di potercela fare, rimuovendo questi baroni che hanno portato l’italia al declino. esempio primo non di cultura e di giustizia bensì di egoismo, delinquenza e di codardia

  4. insorgere says:

    unica aggiunta da fare all’ottimo articolo è che tra le sedi che hanno posto un tetto massimo davvero basso al numero di pubblicazioni presentabili al concorso c’è pure il virtuoso politecnico di milano (3 pubblicazioni massimo)

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