Se il prof lavora “per la gloria”

25 Agosto, 2009

gratis.jpgIl corso, «progettazione architettonica», ha successo, l’università lo riconferma ma ai docenti a contratto che da due anni lo coordinano viene chiesto di far lezione gratis. Accade al Politecnico di Milano, facoltà di Architettura Civile, e a denunciare il caso sono i due professori-architetti invitati a insegnare «per la gloria». Lo fanno in una lettera indirizzata al capo dello Stato Giorgio Napolitano e al ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini perché – spiegano – il loro caso «rileva sintomi e difetti che in maniera più trasversale stanno interessando tutti gli atenei italiani».

«Il nostro corso – scrivono gli architetti Emilio Caravatti e Camillo Magni – si colloca al terzo anno della laurea magistrale tra i corsi opzionali. Nei due anni in cui si è svolto è stato oggetto di un certo interesse tra gli studenti tanto da diventare fin dal primo anno uno dei corsi più frequentati del Politecnico (circa 140 studenti)». Perciò il corso è stato confermato anche per l’anno 2009-10.

Tuttavia i criteri di retribuzione approvati dalla Giunta di Facoltà a giugno – spiegano Caravatti e Magni – prevedono che «gli insegnamenti opzionali attribuiti mediante contratto di diritto privato a docenti non strutturati saranno conferiti a titolo gratuito, salvo discrezionalità del preside».

Facendo notare che «paradossalmente tutto ciò avviene nel momento in cui il Politecnico di Milano riceve encomio di Ateneo virtuoso» i due professori, pur ritenendo condivisibile la razionalizzazione dei costi avviata, sottolineano che «se non si inseriranno immediatamente strumenti operativi per gestire questa razionalizzazione», i tagli «riguarderanno principalmente quegli aspetti addizionali direttamente gestiti da presidenze e dipartimenti e difficilmente si assisterà a una profonda ristrutturazione del funzionamento delle Università capace di accorpare corsi di laurea, eliminare poli e sedi esterne che attualmente sono il vero buco finanziario di molte Università italiane».

Un secondo aspetto riguarda il reclutamento del personale. «Un ente che riduce il personale precario caratterizzato da giovane età, maggiore produttività e minor costo e non riesce, invece, a razionalizzare il personale strutturato anche in caso di evidente difetto (o incapacità) – sostengono – dimostra tutta la sua fragilità».

Manuel Massimo

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