Udu: “No alla riforma dei baroni”

6 Novembre, 2009

dscn3651ok.jpgNeanche la pioggia li ha fermati. Alle 11 erano già sotto il Ministero dell’Istruzione per ribadire il loro no alla Gelmini. No ai tagli, no ad una università che si sta aprendo completamente al privato, no a questa riforma sull’Università.

I ragazzi dell’Udu, l’Unione degli Universitari, ha le idee chiare sul nuovo ddl che da pochi giorni è stato approvato in Consiglio dei Ministri. E così uno alla volta, di fronte ad un Ministero che non ha dato riscontri, hanno gridato il loro dissenso. A gran voce è stato chiesto di “ritirare la riforma per salvaguardare l’Università da una deriva privatistica e destinare due miliardi delle casse dello Stato per permettere agli Atenei di chiudere in pareggio i bilanci e di non far ricadere le conseguenze dei tagli della L. 133 sugli studenti con l’aumento delle tasse, come sta avvenendo già in diversi Atenei”.

“Gli atenei con l’acqua alla gola – ci ha spiegato Giorgio Paterna, coordinatore nazionale Udu – saranno costretti ad accettare finanziamenti privati. Un altro problema sarà la mancanza di contrappeso nei nuclei di valutazione, composti in larga maggioranza da personale esterno. In queste condizioni sarà difficile accertarsi che la didattica non prenda la piega di un indirizzo privatistico. Noi pensiamo che il potere decisionale debba essere in mano a quelli che l’università la vivono ovvero i docenti, gli studenti e il personale tecnico amministrativo. Solo così si può scardinare il sistema baronale”.

Una riforma insomma da buttare secondo gli studenti dell’Udu, anche se uno spiraglio viene intravisto alla nostra ultima domanda sul mandato dei rettori. “Questo è l’unico punto favorevole della riforma – sottolinea Paterna – ma è paradossale che nel mettere un limite ai rettori si distrugga l’università. Se questa deve essere la contropartita preferivamo prima”.

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