L’orientamento che ci salva

15 Dicembre, 2010

Il primo Rapporto sul mercato italiano dell’orientamento ha offerto importanti indicazioni e spunti di riflessione sul tema. L’indagine promossa dal gruppo di rappresentanza servizi per l’orientamento di Assoknowledge (Confindustria) su mille giovani ha evidenziato che solo il 23% di questi ha utilizzato servizi di orientamento agli studi e al lavoro. Il 94% ha scritto il primo cv in corrispondenza della ricerca del primo lavoro.

E ancora che l’orientamento prevalente è sempre quello offerto dalla famiglia e che invece i 2/3 dei ragazzi sarebbe disposto a pagare per avere un buon servizio di orientamento. Le strutture pubbliche deputate ai servizi di orientamento riescono a coprire a mala pena il 10 % investendo tuttavia risorse per mezzo miliardo di euro(488mln).

Secondo lo studio, un intervento sistemico di orientamento potrebbe favorire una riduzione della disoccupazione con il recupero di molti miliardi di euro. Il ministro della gioventù, Giorgia Meloni, che sappiamo si prodiga molto su questi temi, in una nota ha espresso piena coscienza del corto circuito che separa in maniera drammatica il mondo della scuola da quello dell’università e del lavoro.

“Il mondo del lavoro come i ragazzi pensano che sia è totalmente diverso da quello che è” scrive il ministro. “Se i ragazzi fossero meglio preparati e orientati all’accesso alle facoltà universitarie, saprebbero che, oggi, a un anno del conseguimento della laurea di secondo livello, il tasso di disoccupazione è del 33% per gli avvocati, e chi lavora ha uno stipendio medio netto di 958 euro contro un tasso di disoccupazione pari a zero per infermieri ed ostetriche che già il primo anno di lavoro vantano uno stipendio medio netto di 1637 euro”. A conferma dunque di quanto siano sempre più centrali le politiche di orientamento e della volontà del Governo di prestare le dovute attenzioni.

Nel corso della presentazione del rapporto sono venute fuori per voce della presidente del gruppo di rappresentanza Cinzia Rossi, tre proposte per rispondere alle evidenze dello studio. Si tratta della costituzione di un Autority dell’orientamento, di sostenere e promuovere la cultura della CSR ovvero, corporate social responsabilità, e l’introduzione come in altri paesi di una flex card personalizzata, una specie di voucher da spendere in strutture autorizzate.

Pronta la risposta del capo di Gabinetto della Meloni, Raffaele Perna, alle proposte del gruppo: “grande interesse delle Istituzioni a collaborare alla costruzione di nuove esperienze, ma senza l’illusione di creare chissà quali strutture”(una bocciatura dell’autority n.d.r.), lasciando intuire una disponibilità del ministro Meloni a fare da raccordo in un quadro istituzionale che vede in campo molti attori a volte poco efficaci e mai in rete tra loro.

Mariano Berriola

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