Eurispes, italiani sempre più pessimisti

28 Gennaio, 2011

La maggioranza degli italiani è sempre più pessimista e tra i mali del Paese compaiono in primo luogo precarietà, corruzione e mancanza di senso civico. È il quadro che emerge dal Rapporto Italia 2011 dell’Eurispes. Il 29,1% degli intervistati indica come motivi per i quali è una sfortuna vivere in Italia la precarietà lavorativa mentre il 51,8% considera la situazione economica del nostro Paese nettamente peggiorata. E il pessimismo nei confronti dell’anno appena trascorso, persiste anche per il futuro.

“L’Italia sta vivendo, insieme, una grave crisi politica istituzionale, economica e sociale. Tre percorsi di crisi che si intrecciano, si alimentano e si avviluppano l’uno con l’altro fino a formare un tutt’uno solido, resistente, refrattario ad ogni tentativo di districarlo, di venirne a capo”, spiega il presidente Gian Maria Fara. Tra i settori da potenziare Fara non dimentica l’Università e la nuova riforma Gelmini. “La riforma – sottolinea il presidente – nasce ispirandosi al modello anglosassone, ma ad oggi ne ha riportato molto poco. Fin quando non punteremo verso una totale abolizione del valore legale del titolo di studio sarà difficile superare alcune difetti del sistema”

Precarietà, mancanza di senso civico e corruzione, sarebbero inoltre tra le cause di molti trasferimenti all’estero. Quattro cittadini su dieci, soprattutto nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni (51%) e in prevalenza uomini (43%) hanno dichiarato che si trasferirebbero in un altro Paese. Il 40,6% degli intervistati accetterebbe di buon grado di lasciare l’Italia, specialmente se potesse spostarsi a vivere in Francia (16,5%), Usa (16,1%), Spagna (14,3%) o Inghilterra (11,9%). Nella lista delle motivazioni spiccano le opportunità di lavoro (35,7%), seguite dalle maggiori opportunità per i figli (12,7%), la maggiore sicurezza (9,1%), un clima politico migliore (7,8%), maggiore libertà di opinione e espressione (7,5%) e il costo minore della vita (7,5%). In brusco calo (-10,3%) la percentuale di coloro che dal 2006 a oggi affermano di voler continuare a vivere nel Belpaese, passati dal 58,6% al 47,7%, ma anche degli indecisi, passati dal 4,2 all’11,7.

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