Nuovi scenari nella conoscenza del DNA

16 Aprile, 2011

Una ricerca condotta presso l’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche (Isa-Cnr) di Avellino apre nuovi scenari sulla comprensione dei meccanismi che presiedono alla struttura e alle funzioni del Dna. La scoperta aiuta a capire come la forma del genoma possa essere modificata con consequenziali influenze sulla funzione del gene

Lo studio dei ricercatori dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Consiglio nazionale delle ricerche di Avellino (Giuseppe Iacomino, Gianluca Picariello e Luciano D’Agostino), in collaborazione con l’Università degli studi di Foggia (Aldo Di Luccia) e Genova (Francesca Sbrana e Roberto Raiteri), pubblicato sulla rivista americana ‘Biomacromolecules’, suggerisce una nuova visione dei meccanismi del Dna e, dunque, del rapporto esistente tra la sua struttura e la sua funzione.

Mentre gli usuali studi sul genoma cercano di spiegarne il funzionamento studiandone la sequenza, il lavoro dei ricercatori Cnr focalizza aspetti legati alla forma stessa del Dna, ritenendo che possa influenzare numerose funzioni cellulari, quali l’ontogenesi, l’omeostasi cellulare, fino allo sviluppo di condizioni patologiche.

“Da tempo è noto che una classe di piccole molecole, le poliammine, può regolare numerose funzioni cellulari”, spiega Giuseppe Iacomino dell’Isa-Cnr. “Le poliammine contribuiscono alla regolazione della crescita e della proliferazione cellulare, alla stabilizzazione fisico-chimica della struttura a doppia elica del Dna, alla modulazione e alla trascrizione dell’Rna e della sintesi proteica, alla regolazione della risposta immunitaria”.

Finora sono però rimasti poco chiari i meccanismi attraverso i quali si esplica tale azione e l’interazione con il Dna.  “Abbiamo dapprima dimostrato che le poliammine nel nucleo si trovano sotto forma di aggregati molecolari dalle strutture ben definite”, prosegue Iacomino.

“In seguito, simulando le condizioni chimiche del nucleo cellulare, abbiamo riprodotto in vitro gli aggregati nucleari di poliammine (Nap), dimostrando che essi si assemblano in base a un processo chimico di ‘auto-riconoscimento’ che produce strutture discoidali analoghe a quelle identificate nelle cellule. Questi elementi, a loro volta, si impilano, secondo un processo gerarchico di accrescimento progressivo, fino a generare filamenti tubolari chiamati ‘nano tubi’”.

Le caratteristiche di estrema flessibilità e plasticità degli aggregati “si manifestano anche nella loro capacità di disassemblarsi e rigenerarsi dinamicamente”, chiarisce ancora Iacomino. “In condizioni di disidratazione queste molecole producono cristalli aghiformi con particolarissime proprietà di ‘autoriparazione’.

Le immagini al microscopio a forza atomica hanno fornito una visione diretta del fenomeno di avvolgimento e strutturazione del Dna genomico da parte degli aggregati di poliammine. Tali complessi potrebbero essere in grado di guidare e governare le modificazioni morfo-funzionali del Dna.

I Nap offrono un’ulteriore evidenza dell’intima grandiosità alla base del funzionamento dei sistemi biologici, suscitando un interesse enorme a più livelli: dal punto di vista della ricerca di base e, soprattutto, per le loro prevedibili applicazioni biotecnologiche – ad esempio nei nano materiali o nanotools – o per lo sviluppo di materiali biomedici”.

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