Un noir racconta la deriva dell’università italiana

27 Aprile, 2011

Un’università di provincia nata con grandi ambizioni e mai decollata e un rettore tirannico pronto a sopprimere ogni forma di scontro tra studenti e professori. Sono questi alcuni degli ingredienti che danno vita all’ultimo romanzo di Claudio Morandini, “Il sangue del tiranno” (edito da Agenzia X).

Nel palazzo di un pretenzioso ateneo di provincia, in rovina per la mancanza di finanziamenti e per la gestione del precedente rettore, si aggirano accademici depressi, studenti nevrotici e un cane che ha imparato ad apprezzare il sangue umano. Mentre diversi fatti insoliti accadono in altri atenei italiani, dopo una lunga malattia torna il vecchio rettore La Sansa e riprende in mano il potere: ma una mattina viene trovato in fin di vita, percosso e pugnalato. Sullo sfondo di un’università italiana in preda alle baronie e alle sommosse studentesche, il romanzo è un apologo noir che attraverso l’ironia e il grottesco racconta la dolorosa deriva dei nostri atenei.

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