d’Alessandro è il nuovo Rettore del Suor Orsola Benincasa

26 Maggio, 2011

Lucio d’Alessandro è il nuovo Rettore dell’Università degli studi di Napoli Suor Orsola Benincasa. Classe 1951, ordinario di Sociologia del diritto, Preside della Facoltà di Scienze della Formazione dal 1995 e Pro Rettore dal 1997, d’Alessandro subentra al prof. Francesco De Sanctis dopo 18 lunghi anni che hanno visto l’ateneo crescere da magistero monofacoltà, con poco più di 3mila studenti, all’odierna prestigiosa Università, con tre facoltà e circa 12mila studenti.

Il Rettore De Sanctis ha consegnato ieri le sue dimissioni al Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo, che ha da subito proceduto alla nomina del nuovo Rettore, anticipando l’attuale mandato in scadenza il 31 ottobre 2011. Una scelta – come ha spiegato il Rettore uscente – per “lasciare il testimone a persone più giovani che abbiano le capacità e l’entusiasmo per affrontare le nuove sfide che ci pone un sistemo universitario in una fase di profonde trasformazioni, che richiedono anche un diverso approccio al governo degli Atenei”.

Alla guida di De Sanctis il Suor Orsola si è distinto per aver creato un forte fermento culturale nella città partenopea attraverso l’organizzazione di importanti manifestazioni – l’incontro con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e quello con lo studioso Edgard Morin tra le tante – e soprattutto per “aver coinvolto parti importanti della società civile napoletana, riuscendo ad evitare che l’università commettesse l’errore di restare una roccaforte chiusa in sé, che parla solo con sé stessa, aprendola, invece, al dibattito con le forze vive della città, i suoi giovani, i suoi intellettuali, i suoi professionisti” come ricordato con orgoglio da De Sanctis.

Veniamo alle linee guida del Rettorato di d’Alessandro che durerà quattro anni accademici e potrà essere confermato:

internazionalizzazione e potenziamento della ricerca scientifica
Napoli, l’Università alla guida di un network territoriale della ricerca e della formazione e sostegno ai giovani dalla formazione allo start up di nuove aziende.

“Il mio mandato da Rettore – ha sottolineato d’Alessandro – sarà improntato innanzitutto alla continuità con il lavoro eccellente svolto da Francesco De Sanctis con il quale in questi 18 anni abbiamo condiviso in perfetta armonia la governance dell’Ateneo. Ma nonostante un momento molto difficile per la crisi economica che investe il paese ed in particolare il sistema universitario e specificamente le università libere che, a differenza di quanto emerso nella comunicazione mediatica, hanno subito anch’esse negli ultimi anni tagli sempre più consistenti, sono determinato a voler affrontare anche una serie di nuove sfide negli anni che avrò il privilegio di guidare il Suor Orsola. Innanzitutto il potenziamento delle attività di ricerca scientifica nelle tante branchie delle scienze umane in cui la nostra Università ha già due centri di eccellenza e numerosi percorsi di alta formazione. E proprio la condivisione a livello internazionale di nuovi progetti di formazione e di ricerca dovrà essere una delle strade da percorrere per fare del nostro Ateneo e delle principali università campane e del mezzogiorno, con cui abbiamo già una fitta rete di collaborazioni, uno dei punti centrali del sistema universitario dei paesi europei e mediterranei. In particolare le relazioni con questi ultimi che proprio il Suor Orsola guida ormai già dal 2005, grazie al lavoro del nostro Centro Euromediterraneo per i beni culturali, potranno essere il volano per realizzare in modo concreto quell’idea di Napoli capitale del Mediterraneo di cui si parla da anni, ma che ancora resta un progetto in attesa di partire.

Uno degli obiettivi principali del mio impegno – ha continuato d’Alessandro – sarà, inoltre, il potenziamento del ruolo decisivo che l’Università può e deve recitare nello sviluppo e nel rilancio del nostro territorio. Sono convinto che l’Università ed in particolare il nostro Ateneo con le sue eccellenze nella didattica e nella ricerca in settori nevralgici per il nostro territorio (come il turismo, i beni culturali, le lingue internazionali, le scienze umane e sociali, la comunicazione o il diritto solo per citarne alcuni) possa divenire, anche grazie all’avvio di un tentativo importante di federazione delle università campane, un luogo centrale di un network della ricerca e della formazione che sia in grado di coinvolgere in un’azione progettuale unitaria tutte le forze istituzionali, imprenditoriali e professionali del territorio. Penso, dunque, ad una Università, meno chiusa in se stessa e sempre più votata ad una collaborazione operosa con il mondo del lavoro e dell’impresa, con un processo virtuoso di “mutua assistenza” che consenta ai vari settori dell’economia del nostro territorio di avvalersi dei saperi che si raccolgono all’interno delle università e agli studenti delle università di confrontarsi sempre più con i saperi che vengono dalle esperienze pratiche delle professioni. Più esattamente il mio impegno sarà rivolto a riaffermare la “vicinanza” dell’Università ai giovani come persone, vicinanza, certo, tutt’altro che in termini di stretta territorialità ma, piuttosto di esemplare presenza e di capacità di portare alle persone che all’università del territorio si rivolgono la prossimità di un mondo complesso di ricerca conoscenze e presenze scientifiche, nonché di buone pratiche professionali selezionate dalle Università del territorio, tuttavia in un mondo tendenzialmente senza confini. Vicinanza anche nel senso della capacità dell’Università, nel fitto dialogo con il proprio territorio, di scoprirvi storie, talenti e risorse che possano diventare, nello spazio infinito del sapere e della passione che lo caratterizza, nuove occasioni di ricerche, formazione, bene comune. Così, se ad esempio un’Università collabora in attività di ricerca con grandi o grandissime aziende del mondo produttivo europeo o mondiale, facendo con esse network, è anche compito dell’Università rendere vicine alle persone che ad esse si rivolgono per la propria formazione, le ricerche, le conoscenze e le buone pratiche professionali di quei mondi aziendali, fino allo startup di autonome e giovani aziende che nascono da quei saperi e quelle pratiche”.

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