I giovani si orientano con mamma e papà, parola di Isfol

21 Giugno, 2011

Dott.ssa Anna Grimaldi

Compie due anni il rapporto orienta mento dell’Isfol, il progetto triennale che fotografa lo stato dell’orientamento nel nostro paese . presentato Roma lo scorso 26 maggio 2011 con il convegno “rapporto orienta mento 2010. l’offerta e la domanda di orientamento in Italia ” ci consegna dati interessanti : nel belpaese c’e’ un gran de fervore realizzativo con oltre 20mila strutture deputate a offrire attività ’ orientative e non mancano certo le buone pratiche ma il 90% dei giovani interpellati dicono di conoscere i servizi di orienta mento ma non di utilizzarli . piuttosto si rivolgono a mamma e papa ’. ne parliamo con Anna Grimaldi, direttore area politiche per l’orienta mento dell’Isfol e responsabile dell’area di ricerca del rapporto orienta mento (www.rapporto-orientamento.it)

NE PARLIAMO CON ANNA GRIMALDI, DIRETTORE AREA POLITICHE PER L’ORIENTAMENTO DELL’ISFOL E RESPONSABILE DELL’AREA DI RICERCA DEL RAPPORTO ORIENTAMENTO (www.rapporto-orientamento.it)

Dott.ssa Grimaldi, l’obiettivo del progetto “Rapporto orientamento”è mettere a sistema offerta e domanda di orientamento in Italia. Qual è la prima analisi che emerge da queste ricerche?

Il progetto di ricerca ha un obiettivo macro, vuole essere un lavoro completo e speriamo esaustivo per presentare soprattutto l’offerta di orientamento nel nostro Paese. Le finalità, per creare sviluppo, sono: favorire la conoscenza, valorizzare le risorse e trasferire le buone pratiche perché, e bene sottolinearlo, le buone pratiche anche nel nostro Paese ci sono.
La prima lettura fornita dai dati emersi è che c’è un grosso fervore realizzativo. Oltre 20.000 strutture, tra istituti superiori, enti di formazione, centri per l’impiego, aziende, che hanno aderito alla ricerca sono deputati e legittimati a offrire orientamento. Di questi, 15 mila hanno risposto anche al questionario fornendo quindi informazioni più dettagliate su chi sono e cosa fanno. L’archivio è disponibile on-line. Non vuole essere solo un indirizzario e un’anagrafica ma offrire anche la conoscenza dei servizi che queste strutture offrono. Un’offerta molto variegata come stage, consulenze e accompagnamento al lavoro.
Il primo dato da evidenziare è che questo fervore organizzativo non sempre riesce a raggiungere i fruitori. Ecco qualche dato. Più del 90% dei soggetti interpellati conosce i servizi di orientamento, e questo è un dato incoraggiante dal momento che in una precedente indagine di circa 4-5 anni fa la percentuale era inferiore. Il problema è che non usufruiscono di questi servizi. Quindi, un servizio conosciuto ma non utilizzato. Inoltre, sono per lo più gli adulti ad usufruire dei vari servizi di orientamento rispetto ai giovani in età scolastica. Nel mondo scuola infatti il 60% degli studenti ha vissuto almeno un’esperienza di orientamento, anche se in genere si tratta di pratiche collettive come visite guidate ai saloni, alle università o azioni informative attraverso opuscoli e guide. La percentuale poi cade sotto il 50% all’università dove i giovani conoscono l’offerta di orientamento ma non usufruiscono dei servizi offerti.

Quali sono i servizi di supporto alle persone più carenti?

Le aziende. La cultura dell’orientamento non sembra faccia parte di queste organizzazioni. Anche se ci sono dei segnali di cambiamento. Vi sono, infatti, aziende che cominciano ad interessarsi a queste attività di sostegno attraverso iniziative interne alle strutture o anche esternalizzando servizi.

Quale lavoro oltre il censimento?

Il progetto di ricerca giunto quest’anno alla seconda annualità, prevede per il prossimo anno un lavoro di sintesi e in particolare un affondo su metodologie e strumenti. A questa ricerca, in continuo aggiornamento, viene affiancata un’indagine sulla domanda di orientamento attraverso questionari somministrati ad un campione rappresentativo della popolazione di oltre quattromilacinquecento soggetti.

Parliamo del ruolo degli adulti e in particolare della famiglia nelle scelte dei giovani

I giovani fanno un gran riferimento e prestano grande ascolto a famiglie e insegnanti e questo impone una riflessione ai tecnici e al legislatore. Rafforza l’idea, che ho più volte sostenuto, che bisogna agire sugli insegnanti e sulle famiglie.

Il suo consiglio ai giovani che devono affrontare le numerose fasi di cambiamento nella vita di oggi.

Il mio messaggio è più per chi si occupa dei giovani che ai giovani stessi. Ritengo che gli educatori devono educare alla scelta. Insegnare ad agire su coping, autoefficacia, capacità di mettersi in gioco, di relazionarsi con gli altri. L’impegno auspicato è quindi per tutto il sistema dell’education.

Ivana Berriola

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