Da Napoli una strategia contro malattie lisosomiali

3 Settembre, 2011

Andrea Ballabio, direttore dell’Istituto Telethon di genetica e medicina (Tigem) di Napoli, ha dimostrato con uno studio pubblicato sulla rivista Developmental Cell, una strategia per trattare le malattie da accumulo lisosomiale e, potenzialmente, diverse malattie degenerative.

In condizioni normali tutte le nostre cellule sono dotate di veri e propri “spazzini molecolari”, i lisosomi, che garantiscono un corretto smaltimento delle sostanze di scarto prodotte dal metabolismo grazie a un ampio corredo di enzimi detossificanti. Ci sono però delle malattie ereditarie in cui a causa di un errore nel Dna questo processo non si verifica correttamente. Accade quindi che i rifiuti non vengono smaltiti e si accumulano nei lisosomi, portando le cellule alla morte.

Nel 2009 il team di Ballabio scoprì un gene, chiamato TFEB, capace di guidare l’intero processo di smaltimento dei rifiuti. A partire da questo risultato i ricercatori napoletani si sono chiesti come sfruttarlo per fermare l’accumulo di sostanze tossiche ed evitare i danni ai tessuti.

Come spiegano Diego Medina e Alessandro Fraldi, primi autori del lavoro, «abbiamo scoperto che stimolando TFEB si attiva una proteina, chiamata mucolipina, che promuove la fusione dei lisosomi con la membrana della cellula, con conseguente rilascio all’esterno del loro contenuto. Finora si pensava che questo fenomeno, chiamato esocitosi lisosomiale, riguardasse soltanto cellule molto specializzate del sistema immunitario come neutrofili e granulociti, invece grazie a uno stimolo esterno può verificarsi anche in altre cellule. Inoltre, esperimenti preliminari condotti nel modello animale di malattie lisosomiali hanno dimostrato che questo si traduce in una riduzione dell’infiammazione e dell’accumulo di sostanze tossiche, ma soprattutto in un generale miglioramento delle condizioni di salute».

Si tratta della prima dimostrazione in vivo che il gene TFEB può diventare un bersaglio farmacologico per trattare le malattie da accumulo lisosomiale. «Adesso dovremo innanzitutto capire meglio dove vanno a finire le sostanze di scarto rilasciate dai lisosomi», continua Ballabio, «per essere certi che vengano davvero eliminate, presumibilmente con le urine, senza provocare danni. Parallelamente, grazie a una sofisticata strumentazione disponibile al Tigem, andremo a caccia di farmaci capaci di indurre la fusione dei lisosomi con la membrana, attivi su TFEB ma anche su altri attori di questa via metabolica che stiamo via via scoprendo. È emozionante vedere come della nostra ricerca di base stiano nascendo prospettive concrete da applicare alla terapia delle malattie genetiche, che rimane sempre la nostra missione in quanto ricercatori Telethon».

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