Monti, il governo ha i numeri per dare coraggio ai giovani

25 Maggio, 2012

Lavoro e merito le riforme su cui puntare

Il primo incentivo ai giovani dovrebbe arrivare dallo Stato: 8 miliardi di euro da destinare alla disoccupazione giovanile, ovvero 128 mila ragazzi italiani potrebbero rientrare in carreggiata nella ricerca di un lavoro. A dare maggiore concretezza ai numeri, poi, è la bocca da cui escono. Mario Monti dice di non vendere promesse ai giovani, ma di volerli rendere più consapevoli delle possibilità economiche di cui lo Stato dispone per una ripresa che guardi specialmente a loro.

I numeri. «I dati non sono confortanti – ha sottolineato il premier di fronte alla platea del Forum nazionale dei Giovani – e i numeri evocano scenari catastrofici con giovani senza lavoro, 2 milioni che rinunciano a coltivare l’ambizione del lavoro, cui si aggiunge chi lo cerca senza trovarlo e chi si scoraggia e lascia l’Italia». Ma oltre a questo, secondo Mario Monti c’è altro. Il cambio di registro durante la giornata di ieri è stato sapientemente e volutamente controllato: dopo le cifre, un incoraggiamento per continuare a sperare nonostante la crisi «avere un sogno in tasca è il più bello e forte degli incentivi».

Le speranze. Per demonizzare la crisi il presidente del Consiglio punta questa volta a far convergere due binari che spesso viaggiano paralleli. Da una parte le riforme del governo e dall’altro l’atteggiamento dei giovani, che ha ribadito Monti, ieri a sera a Piazza Pulita su La7, «deve essere di grande disponibilità al cambiamento, anche altrove in Italia o anche all’estero». Se i giovani faranno questo, ovvero non saranno sfiduciati dalle poche certezze del presente, anche perché non sempre queste si traducono «necessariamente in minori opportunità», lo Stato e il Governo potranno realmente dargli una mano.

Le riforme. Il primo aiuto potrebbe arrivare da un provvedimento che abbia alla base il merito. Davanti ai giovani Monti ha voluto annunciare che presto in Consiglio dei ministri verrà discussa la riforma del merito. E anche se il nome potrebbe essere «non definitivo», «faremo in modo – ha spiegato il premier – che merito diventi la parola d’ordine della vostra generazione e di quelle che la seguiranno». Un riferimento, poi, ad un’altra riforma, quella del mercato del lavoro, è stata d’obbligo. «La riforma del mercato del lavoro favorisce una distribuzione più equa delle risorse, estendendo le garanzie a tutti. Vi renderà liberi di scegliere il lavoro che volete».

Le proposte. Entrambe le riformi vogliono comunque puntare sulla meritocrazia. «Molto di quello che abbiamo fatto finora è riassumibile in una sola parola, il merito». Tra le proposte che dovranno essere discusse in Consiglio, gli incentivi per i più meritevoli a scuola, la riduzione delle tasse universitarie e un programma di orientamento al lavoro.

Anna Di Russo
adirusso@corriereuniv.it

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