Test irregolari, il Tar di Brescia ammette tutti i ricorrenti

17 Luglio, 2012

Potranno frequentare il corso di Professioni Sanitarie. Il sindacato studentesco: “basta sbarrare l’accesso all’università”

Un altro ricorso vinto contro i test d’ingresso. Continua la battaglia dell’Unione degli Universitari per far ammettere tutti quegli studenti danneggiati dalle irregolarità presenti nei quiz a numero programmato. Ora ad essere ammessi definitivamente al corso di laurea delle professioni sanitarie dell’Università di Brescia sono tutti quegli aspiranti professionisti che hanno partecipato al ricorso contro l’ateneo.

A dargli una nuova possibilità, ammettendo definitivamente tutti i ricorrenti, è stato il il T.A.R. di Brescia che, sciogliendo la riserva, ha conferma la sua precedente decisione. Il Tribunale ha ritenuto che c’è stata una «oggettiva alterazione nella modulazione e nella proporzione del test” e che “in conseguenza della grave anomalia registrata, affiora e si espande il diritto allo studio costituzionalmente garantito».

«Lo scorso 8 Settembre durante il test d’ingresso per i corsi di laurea delle professioni sanitarie – si legge nella nota dell’Udu – all’università degli studi di Brescia si erano verificate gravi irregolarità. Cinque domande non erano correttamente impaginate e risultavano “slegate” dal testo a cui si riferivano, inoltre una domanda conteneva più di una risposta esatta. Quando ormai metà del tempo a disposizione era passato e dopo numerose segnalazioni dei candidati, la commissione ha sospeso il test e comunicato che le domande errate sarebbero state escluse dalla valutazione finale. Troppo tardi, numerosi studenti avevano già risposto o perso tempo sui quesiti errati inoltre, la comunicazione, data senza indicare con precisazione le domande annullate, ha creato ancora più confusione».

Il coordinatore dell’UDU Brescia, Federico Micheli, ha riportato l’attenzione sugli errori commessi dalla società appaltatrice dei test. «E’ stato dimostrato che la società privata, appaltatrice del test per un prezzo molto basso rispetto alla media, ha commesso degli errori e che l’università non è stata in grado sul momento di gestire la situazione: in ogni caso le conseguenze non possono essere pagate degli studenti e la sentenza ristabilisce questo principio di giustizia».

«L’università di Brescia – precisa Micheli – sembra intenzionata per il futuro a non ricorrere più a società private per la realizzazione di questi test ma ad affidarsi a consorzi partecipati dalle università stesse come il CINECA: è sicuramente un miglioramento ma il problema secondo noi è a monte e riguarda il sistema di accesso all’università».

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