Prestiti per studenti: un aiuto concreto o un rischio?

24 Ottobre, 2012
Prestiti per studenti: un aiuto concreto o un rischio?
Ateneo Italia
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Ormai studiare costa sempre di più e il taglio dei fondi destinati alle borse di studio ha spinto studenti e genitori a rivolgersi verso gli istituti di credito per avere dei prestiti. Le banche, dopo aver stipulato accordi con il Comune, la Regione e l’Università, concedono infatti agli studenti delle linee di credito per finanziare gli studi: tasse universitarie, spese per i corsi di laurea o per i master, vitto e alloggio per i fuorisede, materiale didattico. Importo e durata dipendono dal tipo di studio e dagli accordi presi fra banca e enti.

Grazie alle convenzioni stipulate, le banche possono offrire tassi più vantaggiosi per i prestiti riservati agli studenti, rispetto a quelli tradizionali. I soldi vanno rimborsati al termine del percorso di studi (si può iniziare a pagare entro un massimo di due anni), con un periodo di ammortamento che può arrivare fino a dieci anni.

Un sistema, quello dei prestiti per lo studio, che però non trova d’accordo gli studenti di Link – Coordinamento Universitario, i quali il 12 ottobre scorso hanno organizzato una protesta negli uffici di Poste Italiane di mezza Italia, dove hanno fatto irruzione indossando mutande ed esponendo striscioni con lo slogan “Io (NON) studio: il Sapere non si Presta!“.

«Ci siamo messi in mutande perché dopo il taglio alle borse di studio l’unica possibilità per continuare gli studi rimane quella di indebitarsi – è stata la replica degli studenti – Oggi la maggior parte delle banche commerciali ha aperto linee di credito dedicate agli studenti. E adesso addirittura Poste Italiane garantisce prestiti tra i 1000 e i 5000 per poter studiare dalle scuole elementari alle università. Vai in banca, chiedi un prestito e dopo 24 mesi devi restituirlo con tassi d’interesse dell’8%».

I ragazzi del Link mettono in guardia contro i rischi dell’indebitamento degli studenti: «Vorremo evitare di ritrovarci come negli Stati Uniti dove sulla testa degli studenti pesano debiti da migliaia di dollari, basti pensare che lo stesso Obama ha finito di pagare i debiti che aveva contratto per pagarsi gli studi solo quando è diventato presidente. Inoltre la bolla speculativa esistente che pesa sui debiti di questa studenti è stimata essere più grande di quella dei mutui subprime che ha generato la crisi degli ultimi anni. Crediamo che sia prioritario per questo governo rifinanziare il diritto allo studio ed evitare di utilizzare o di promuovere strumenti che spingono gli studenti ad indebitarsi».

Chiara Cecchini

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