Marco Secco

Erasmus Stories

Mi piace dedicarmi a leggere, scrivere e passeggiare: detto diversamente, a cose lontane da qualsiasi tipo di degna remunerazione
Per molti anni ho collaborato come volontario in un Corpo di Soccorso, dove ho potuto imparare molto attraverso l'ascolto delle testimonianze, delle riflessioni e dei disagi di persone più sfortunate di me

Il mio approccio con il sistema universitario spagnolo.

8 Ottobre, 2017
Il mio approccio con il sistema universitario spagnolo.
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Dove vai in Erasmus? In Spagna? Vedrai che sarà una vacanza!
Son già trascorse due settimane da quello splendido giorno in cui decisi di aggiungere quel tassello al mosaico della mia esperienza universitaria. Decisi di imboccare una nuova strada nella mia vita, cercando di proseguire con prudenza, con la voglia di correre nel centro, senza limitarmi a a seguire il timido bordo della corsia. Nella mia testa tuttavia rivivo più volte il ricordo di chi, sorridendo, mi incoraggiava, cercava di rassicurarmi con le sue parole, dicendomi che la mia esperienza Erasmus in Spagna sarebbe stata una fantastica passeggiata. Così ogni giorno è una nuova scoperta, con l’obbiettivo di tornare a casa la sera con uno zaino che, oltre a contenere un insieme di fotocopie, voglio sia pieno di ricordi ed informazioni utili. Molte volte cerco di riflettere sul motivo per cui mi avessero rassicurato in quel modo e, scuotendo la testa, l’effetto è solo un sorriso, quieto, che dopo alcuni secondi  potrebbe trasformarsi in una risata sempre più forte, capace di risvegliarmi dal mio momento di riflessione alla ricerca di una verità nascosta.

Ma quale mistero giace nel sistema di insegnamento spagnolo? Con tale desiderio di conoscenza, mi sono fatto coraggio e non ho desistito da scambiare informazioni, pareri, con studenti connazionali e spagnoli.  Il dibattito è iniziato seduto ad un tavolo di un bar in Piazza Colòn, in compagnia di due colleghi, il primo valenciano ed il secondo italiano. Il sole era caldo e non risparmiava la sua energia. Mi trovavo in uno di quei luoghi che certamente non possono passare inosservati, dove le ceramiche decorate creano quello stile unico ed alternativo che si incontra a Valencia.  Attorno a noi vi erano famiglie, amici e turisti. Tutti insieme come in un grande circolo a contemplare la bellezza. Gli sguardi facevano trasparire un desiderio forte per quell’ attimo di tregua che il sabato doveva assolutamente offrirci. Assaporando poco a poco l’arnadì (o arnad), una prelibatezza tipica del luogo, la conversazione si arricchiva di dettagli.

Tutt’ora una parola chiave mi è rimasta impressa: ”il metodo Bologna”. Quasi sconcertato e intimidito, nella mia mente ruotava su se stesso un punto di domanda che insisteva, non voleva scomparire. Mi ero posto il quesito del perchè in Italia non si sentisse parlare di tale metodo di insegnamento. La mia curiosità verso questo tema era forte, come pure la mia soddisfazione e serenità. La funzionalità, la capacità dei professori e il sistema organizzativo, credo debbano godere di rispetto per essere in linea con l’obbiettivo di efficienza. Qui a Valencia le lezioni si alternano tra ore di teoria e di pratica. Ogni settimana ognuno di  noi possiede un elenco di quesiti su cui riflettere, su cui sviluppare il proprio pensiero da poter esporre senza vergogna in aula dinanzi al professore ed i colleghi. Il voto si compone di più parti: una che giudica la qualità dell’assistenza, un’altra che prende in considerazione i lavori svolti, infine c’è l’esame. Il risultato finale? si dice che l’effetto sia uno sviluppo della propria elasticità mentale e delle competenze organizzative legate allo svolgimento di lavori di gruppo. Si è destinatari di un sistema di apprendimento che spazia dall’argomento teorico arrivando infine alla sua applicazione pratica. Un meccanismo capace di motivare e sviluppare la curiosità in ognuno di noi, rendendoci pienamente protagonisti all’interno dello scenario universitario.

Il tempo dedicato a dissipare i miei dubbi era trascorso velocemente. Camminando verso casa, in alcuni attimi sembrava che nella mia mente si creasse un vortice di rabbia, tristezza, felicità, speranza. Oltre al sistema organizzativo differente, le scuole superiori terminano un anno prima ed una laurea quadriennale equivale ad una nostra magistrale. Possiamo affermare che uno studente di 23 anni, che possa conseguire un titolo di laurea triennale in italia (in corso), qui in Spagna ha la possibilità di conseguire già un titolo quadriennale. Il risultato è: una fascia di età inferiore alla nostra che possiede un livello di competenze maggiori. Inutile è pensare che ciò debba essere un argomento su cui riflettere. Studi economici ci insegnano che efficacia ed efficienza sono due concetti differenti e che la modernizzazione dei processi organizzativi, in funzione di uno sviluppo tecnologico, è un fattore che non può essere trascurato. Siamo in un contesto dove c’è assoluto bisogno di efficienza e tecnologia per poter rispondere ad una domanda sempre più diversificata. Il mio pomeriggio è terminato così, da un lato con il sorriso e la serenità per sentirmi partecipe in questa nuova realtà, ma dal’altro con una leggere amarezza, per rendermi conto che tutto ciò che fino ad ora ho fatto, raggiunto e sperato, non è stato abbastanza. Serve più forza, più iniziativa, più passione, più coraggio di seguire il mio cuore e la mia intuizione.

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