La crisi dell’Università per stranieri di Perugia tra bilanci in rosso e indagini della Finanza

24 Gennaio, 2020
La crisi dell’Università per stranieri di Perugia tra bilanci in rosso e indagini della Finanza
Università
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L’Università per stranieri di Perugia si conferma, nel tempo, il peggior ateneo d’Italia (sui sessantun pubblici finanziati con il Fondo ordinario di Stato). Pericolosamente vicino alla soglia dell’inutilità. Le immatricolazioni degli studenti ai corsi 2019-2020, al 31 dicembre scorso, sono state 494. Meno 79 rispetto all’anno precedente alla stessa data. Gli iscritti totali sono 1.080, il 10,8 per cento in meno rispetto all’anno precedente. Gli studenti cinesi che frequentano l’università con i Programmi Turandot e Marco Polo sono passati da una media di settecento l’anno nelle ultime stagioni ai 244 del 2018-2019. Molti sono fuggiti all’Università per Stranieri di Siena, che presenta il doppio degli iscritti con metà del personale amministrativo e spese generali inferiori di tre milioni. Con gli studenti orientali, si sono trasferite in Toscana le agenzie di supporto, quelle che per mestiere portano universitari in Italia.

L’esodo a Siena ha portato, sostiene la stessa università, a un ammanco di tre milioni e 190 mila euro: sono tasse non pagate, o pagate con sconti insostenibili per l’ateneo, fino all’81,5 per cento. La questione, per ora, ha messo in moto una contestazione per danno erariale, attivata dai revisori interni della Stranieri di Perugia, per una cifra compresa tra i 122 mila e i 738 mila euro. La forbice è così larga perché la vicenda è un puzzle con i pezzi ancora tutti da incastrare. La contestazione del danno è stata inviata alla Corte dei conti umbra e alla Procura di Perugia e sulla fuga degli universitari cinesi indaga la Guardia di finanza, che ha sequestrato alcuni documenti falsi. L’ateneo avrebbe trattato con improbabili mediatori cinesi: il signor Zheng Delong, procacciatore di iscritti, era confidenzialmente chiamato “Enzo”.

I revisori non firmano i conti
I revisori dei conti non hanno dato la loro approvazione al nebuloso bilancio 2018-2019 e lo scorso 6 settembre hanno scritto questo: “Il Collegio rileva che l’operazione di quantificazione dell’ammanco”, si parla dei 3 milioni e 190 mila euro, appunto, “è avvenuta senza che l’amministrazione abbia preventivamente intrapreso le percorribili azioni di recupero dell’asserito credito – riscontrato già dal mese di aprile 2019 – nei confronti degli studenti limitandosi a richiedere agli stessi il saldo delle somme che residuano. Tale condotta integra ipotesi autonoma di danno erariale”.

“Impossibile sapere chi ha pagato”

Lo stato di caos comico sulla vicenda è certificato da una nota della stessa università, 11 giugno 2019, in cui l’amministrazione dell’ateneo rivelava: “In questa situazione non è possibile né collegare gli studenti ad agenzie o università cinesi, né collegare gli incassi contabilizzati a queste; in molti casi, non è possibile, in conseguenza di bonifici cumulativi privi di indicazioni nominative, abbinare ogni pagamento al relativo studente”. Studenti fantasmi, pagamenti fantasma, sconti da “chiusura attività”. Ancora l’Università: “Questa situazione determina l’impossibilità di rinvenire un valido titolo giuridico idoneo a consentire a quest’Ateneo l’azione di recupero dei crediti vantati verso gli studenti”. Solo per l’anno Accademico 2018-2019 mancherebbero 835 mila euro. Da qui, il danno erariale contestato a spanne.

Già, UnistraPg continua a ricevere dal ministero dell’istruzione 13 milioni e 621 mila euro per i suoi 1.080 studenti: sono 12.612 euro spesi per ogni universitario contro una media nazionale di 4.700 euro. Costano il triplo, alla collettività, gli sparuti iscritti della Stranieri di Perugia. Dal consiglio di amministrazione si è dimesso il professor Enrico Terrinoni, candidato rettore sconfitto, in contrasto aperto con le scelte della rettrice e del direttore generale. Il professor Terrinoni, tuttavia, ha voluto far sapere: “Mi dimetto per i miei molti impegni scientifici in Italia e all’estero”. Senza avversari interni, Il rettore e il dg in carica proseguono imperterriti nella loro politica di spesa. In questo solco s’inserisce il recente bando per trasformare quattro professori associati in ordinari: è appena entrato in Gazzetta ufficiale. I quattro docenti sono vicini alla rettrice, la linguista Giuliana Grego in Bolli, a sua volta vicina all’ex ministra Stefania Giannini, guida per nove anni della Stranieri di Perugia.

La Grego in Bolli, nata nella vicina Città di Castello, può vantare di aver raggiunto la cattedra da ordinario alla veneranda età di 63 anni. Nel periodo in cui è stata responsabile delle Relazioni internazionali, le ultime tre stagioni, sono tornate a scendere le iscrizioni degli studenti stranieri. I quattro futuri titolari di corsi accademici o siedono in Consiglio d’amministrazione o in Senato accademico o sono delegati dalla rettrice. Costeranno altri 200 mila euro l’anno facendo salire la platea insegnante da dieci a quattordici ordinari. D’altro canto, il bilancio preventivo dell’ateneo è stato approvato lo scorso 19 dicembre con una perdita di un milione e 537 mila euro e prevede altri tre bandi da professore ordinario (e sono diciassette) e un quarto per un docente associato. Su questo turbinio di assunzioni e avanzamenti di carriera il Collegio dei revisori ha espresso altri dubbi.

In tempi di vacche scheletriche, l’università non taglia neppure le indennità degli Organi: pesano sul bilancio per 156.000 euro, di cui 50.000 vanno direttamente alla rettrice. Per mantenere la corte elettorale, resta in piedi anche l’indennità di lingua: 430.000 euro l’anno distribuiti a tutto un personale amministrativo che si immagina poliglotta (conoscenza di almeno due idiomi stranieri). Per ripianare le perdite, però, l’amministrazione sta ipotizzando la vendita di prestigiosi beni immobiliari.

Il direttore generale dell’Università per stranieri di Perugia è Simone Olivieri, nominato nel febbraio 2019 dopo una selezione in cui ha dichiarato una buona conoscenza dell’inglese e del francese, anche lui. Sindacalista Snals, cui è iscritto l’ottanta per cento del personale amministrativo interno, per trent’anni è stato impiegato in ateneo, in distacco sindacale permanente. In Unistrapg il personale tecnico-amministrativo ha il 10 per cento dell’elettorato attivo: lo Snals ha la forza, qui, di controllare l’elezione dei rettori. Offre aiuti ai candidati e riceve direzioni generali. Olivieri, forte dell’appoggio interno, ha ricevuto lo stipendio da dg anche per i due mesi, gennaio e febbraio 2019, in cui era solo “facente funzioni”. Entrambi, rettrice e direttore generale, provengono dal Centro di certificazione linguistica: lei responsabile, lui segretario. La Grego in Bolli non lascia quel posto strategico, anche se Legge 240 e statuto lo rendono incompatibile con la prima carica universitaria.

E’ interessante notare come il primo atto avvistabile della Magnifica, appena insediata in carica, fu una lettera inviata alla precedente direzione generale guidata da Cristiano Nicoletti. La Grego in Bolli gli chiedeva di bloccare un concorso per un posto nell’amministrazione dell’ateneo ritenendo che quell’assunzione dovesse essere aggiudicata “ad personam” a una funzionaria amica ed elettrice. Il direttore generale, schiena dritta, le rispose: il suo intervento “costituisce un’indebita influenza nell’azione amministrativa che va ben oltre il rispetto delle competenze” invitando la neorettrice “a una maggiore cautela e prudenza”.

A Olivieri, riguardo al giallo cinese, i revisori hanno riservato questo passaggio: “La sua scelta di svalutare totalmente crediti maturati nel corrente anno e pacificamente esigibili senza neppure esperire un tentativo di riscossione nei riguardi degli studenti debitori, ancora presenti fino a tutto il mese di agosto nelle aule dell’Ateneo, è la certificazione di una condotta omissiva gravemente colpevole e negligente, oltre che ammissione di inadeguatezza da parte dello stesso manager che a distanza di oltre cinque mesi dal rilevamento della situazione creditizia si dichiara ancora impegnato nella ricerca “della più fruttuosa modalità di recupero dei crediti””. Condotta omissiva gravemente colpevole e negligente, sì. Nel documento contabile, a proposito dell’azione amministrativa del dg, si legge ancora: “E’ senza dubbio manifestazione di volontà dolosa”. In risposta alle contestazioni, il sindacalista in carriera ha già fatto predisporre tre nuovi concorsi per alti funzionari.
L’indagine per assenteismo
L’ateneo per stranieri di Perugia, dal 1927 nello sfarzoso Palazzo Gallenga Stuart, dai tempi della Giannini rettrice non riesce a trovare una continuità virtuosa, un senso compiuto alla sua esistenza accademica. Lo scorso 22 novembre la Guardia di finanza è entrata in forze per verificare timbrature dei cartellini e presenze negli uffici cercando di scavare nello storico dell’università per comprenderne l’attività del personale e l’assiduità delle pause caffè. Due finanzieri impedivano a chi fosse uscito di rientrare dall’ingresso principale, altri quattro avviavano le verifiche incrociate: badge, timbrature, orari dei singoli lavoratori. La giornata si è chiusa con voluminosi sequestri amministrativi. Il più antico ateneo per stranieri d’Italia continua a consumarsi nel piccolo cabotaggio: nella stagione 2002-2003 gli studenti dei corsi di laurea erano 2.700. Tre volte gli attuali. Contattata da “Repubblica”, l’Università per stranieri di Perugia per ora non ha risposto alle domande poste per iscritto.

larepubblica

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