Coronavirus, studenti fuori sede: come regolarsi per l’affitto

3 Aprile, 2020
Coronavirus, studenti fuori sede: come regolarsi per l’affitto
Università
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Le somme dovute anche da chi ha lasciato la casa. Possibile accordo per la riduzione o sospensione del canone 

Lezioni universitarie solo on line e studenti fuori sede che nelle scorse settimane sono tornati a casa. Come regolarsi in queste situazioni con il pagamento dell’affitto? Sono dovute le spese per i consumi? E si può dare disdetta a causa del coronavirus oppure si devono pagare i mesi di preavviso? Sulla questione degli affitti per studenti fuori sede al momento non ci sono stati interventi da parte del governo, nonostante le richieste venute dalle organizzazioni che tutelano gli inquilini, mentre Confedilizia ha chiesto lo stop alle tasse sugli affitti non riscossi. Ecco allora cosa fare per ridurre al minimo le perdite economiche sia degli inquilini che dei proprietari.

Le clausole del contratto

Il contratto per studenti universitari fuori sede è regolamentato dalla legge 431/1998 sugli affitti per uso abitativo. Le norme sono contenute nell’art. 4-bis, gli importi sono fissati a livello locale in base al canone concordato ed è previsto un modello standard. La durata di questi contratti va da un minimo di 6 ad un massimo di 36 mesi. E’ prevista anche una cauzione massima di tre mesi. I contratti possono essere intestati allo studente o a uno dei genitori. Come per tutti i contratti di locazione è obbligatorio per l’inquilino pagare le spese condominiali ordinarie e tutte le utenze, ed è possibile sia il rimborso del consumo effettivo, sia l’indicazione di una quota fissa a forfait che fa parte integrante del canone. Prevista infine la possibilità di disdetta anticipata con un preavviso massimo di tre mesi.

Cosa deve pagare chi lasciato l’appartamento

Chi ha lasciato l’appartamento è dunque tenuto a pagare sia canone vero che le spese per i consumi, anche se a forfait. Cosa accade invece se l’affitto non si paga e basta? Il contratto prevede la messa in mora dell’inquilino a fronte del mancato pagamento anche di un solo mese. Questo comporta che il proprietario può disdire il contratto, ma ovviamente non potrà attivare nessun’altra azione nei confronti dell’inquilino nel caso in cui intenda lasciare l’immobile. Potrà eventualmente trattenere la cauzione come rimborso del mancato preavviso di disdetta, a fronte di un accordo scritto anche per mail. D’altra parte la legge prevede la possibilità di dare disdetta anticipata salvo preavviso, e di certo nessun proprietario ha interesse a tenere in piedi il contratto con un inquilino che se ne vuole andare.

Gli accordi con il proprietario

Al momento la soluzione migliore, quindi, è sicuramente quella di contattare il proprietario, facendo presente le oggettive difficoltà nel pagamento, ma essendo anche chiari sulla volontà di proseguire o meno nella locazione. Vista la difficoltà ad ipotizzare un termine definitivo per la ripresa a regime delle lezioni, come pure per la ripresa degli spostamenti, potrebbe infatti esserci anche interesse a concludere l’anno accademico a distanza, e quindi dare disdetta anticipata per i restanti mesi.

La registrazione del nuovo canone

Se ci si accorda per un nuovo canone ridotto il proprietario è tenuto alla registrazione dell’accordo con il Modello 69. Non sono dovute imposte.  Occorre allegare l’accordo raggiunto con l’inquilino. La registrazione va fatta obbligatoriamente allo stesso sportello presso il quale era stato originariamente registra il contratto. Comunicazione obbligatoria alle Entrate anche in caso di disdetta anticipata per evitare di pagare le tasse sui canoni non riscossi. In questo caso è possibile presentare il modello RLI on line.

2 Comments

  1. Vera canto says:

    Devo disdire con effetto immediato una stanza per studente in affitto a Messina causa covid 19.Dovrei dare preavviso di tre mesi.Come posso fare?

  2. Vincenzo says:

    Salve, l’articolo è ben dettagliato e fornisce tutti i spunti per poter trovare una soluzione, il momento c’è lo impone. Dove parla “accordi con il proprietario” si evince che l’inquilino studente non lavoratore e quindi a carico della famiglia e che la stessa ha avuto una crisi economica dovuta alla chiusura dell’attivitá o cassa integrazione, fondo speciale ecc. ecc. documenta lo stato di crisi e quindi la miglior cosa da fare e accordare un nuovo canone. Ma laddove le famiglia degli studenti sono benestanti regolamento retribuiti e venga fatta lo stesso richiesta di riduzione del canone? Come si ci comporta in questi casi? Non essere pro-attivi in in momento del genere mi sembra inopportuno ma aggirare l’ostacolo mi sembra ingiusto nei confronti del proprietario e dello stato.

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