Lincei, lo stop ai test animali danneggia la ricerca anche sul covid-19

9 Giugno, 2020
Lincei, lo stop ai test animali danneggia la ricerca anche sul covid-19
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Non solo mancanza di fondi, la ricerca italiana è danneggiata dal decreto legislativo 26/2014 relativo ai test sugli animali: lo rileva in un documento la Commissione Salute dell’Accademia Nazionale dei Lincei, che “ritiene necessario e urgente sollecitare al governo la rapida eliminazione del decreto” che li blocca.

Per i Lincei, si legge nel documento, “a sei anni dalla sua approvazione, questo decreto continua a danneggiare molteplici aspetti importanti della nostra ricerca scientifica, per esempio rendendo difficile la collaborazione con colleghi stranieri di prestigio, necessaria per ottenere fondi europei; scoraggiando il rientro da altri Paesi dei ricercatori italiani più brillanti; rendendo impossibile la presenza in Italia dei laboratori preclinici delle industrie farmaceutiche multinazionali”.

Lo stop ai test animali previsto dal decreto 26/2014 ha “effetti gravissimi anche a livello medico”, in articolare alla luce della pandemia, rileva la Commissione Salute dei Lincei. “Una sciagura come la pandemia Covid-19, oltre a sofferenze, decessi, gravi problemi sociali ed economici, ha messo l’intero Paese – si legge – di fronte al ruolo di ricerca e medicina, strumenti essenziali per la protezione e il futuro di noi tutti. A nostro giudizio, quindi, l’eliminazione del decreto sarà ampiamente riconosciuta come di grande importanza per il nostro Paese”.


Il documento rileva che sui test animali “gli altri Paesi europei hanno accettato il regolamento promosso dall’Unione (Direttiva 63/2010) in cui sono state fissate condizioni analoghe per tutti. L’Italia purtroppo non si è adeguata alla direttiva, rispondendo con il decreto legislativo 26/2014″. Quest’ultimo, si legge ancora nel documento, “ha introdotto condizioni restrittive che, di fatto, costringono i ricercatori italiani ad operare in condizioni assai svantaggiate rispetto ai colleghi stranieri”. In particolare le condizioni italiane impongono “la moltiplicazione dei controlli necessari per l’approvazione dei progetti di ricerca. Basti pensare che, anche per l’impiego di un singolo topo, è necessario riempire questionari e descrivere minuziosamente il protocollo di ricerca che deve poi passare attraverso quattro Comitati di valutazione”.


Previsto in Italia anche il pagamento di una tassa: “per ogni progetto, infatti, è divenuto necessario il pagamento preventivo di una somma significativa, che alla fine risulterà sottratta al finanziamento della ricerca”.
Inoltre, osservano i Lincei, c’è di fatto la “proibizione di esperimenti scientificamente rilevanti” perché “in modo del tutto ingiustificato la legge italiana proibisce l’impiego di animali per studiare le sostanze d’abuso e per sviluppare gli xenotrapianti. Si tratta di argomenti importanti, collegati anche a diversi settori della scienza. Negli anni passati, i vari governi hanno sospeso temporaneamente queste proibizioni. Al momento la scadenza è prevista per la fine dell’anno 2020, e il prolungamento non è sicuro”.

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