Maturità, ancora allarme presidenti esterni. Burocrazia mette al palo docenti universitari e ricercatori: “Oltre una settimana di attesa per non ricevere risposta”

12 Giugno, 2020
Maturità, ancora allarme presidenti esterni. Burocrazia mette al palo docenti universitari e ricercatori: “Oltre una settimana di attesa per non ricevere risposta”
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Lunedì 15 giugno si riuniranno le commissioni della Maturità 2020, ma in alcune regioni come la Lombardia ci sono classi che non hanno ancora il presidente esterno. Paura di tornare a scuola? Forse si. Ma non è solo il coronavirus a trattenere le candidature spontanee dei prof; molti, come quelli delle scuole medie, dovranno rimanere nel proprio istituto per la discussione online prolungata fino al 30 giugno; così come la scelta di avere tutti commissari interni, nata dall’esigenza di agevolare gli studenti dopo mesi difficili, ha di fatto svuotato il bacino di insegnanti con 10 anni di anzianità. Un’emergenza, quella dei docenti mancanti, che ha costretto la ministra Lucia Azzolina a correre ai ripari amanando un’ordinanza ministeriale che amplia l’accesso al ruolo di presidente esterno anche a ricercatori, professori universitari associati e docenti con meno di dieci anni di ruolo. Abbiamo cercato un riscontro sui numeri con il Miur ma ad oggi non c’è stata risposta; eppure il problema, a meno di una settimana dal giorno fatidico, sembrerebbe lungi dall’essere risolto.

Corriereuniv ha raggiunto alcuni professori e ricercatori che hanno risposto alla chiamata di viale Trastevere: “Ho dato la disponibilità per Pisa, Firenze, Volterra, Bolzano e Milano. Ma ad oggi non ho ricevuto nessuna risposta definitiva. Sono allibita”, afferma la prof. Alessandra Veronese docente di Storia Medievale all’Università di Pisa. “Lo faccio solo per spirito di servizio – afferma – ho due figli di sedici anni quindi so cosa significhi rimanere nell’incertezza ma siamo di fronte ad una totale assenza di organizzazione”. Con un’esperienza pregressa in ambito scolastico la docente ha una sua teoria su cosa non ha funzionato: “Bisognava prepararsi per tempo con un minimo di ritorno in presenza prima della fine dell’anno scolastico. Inoltre vi sono state troppe dichiarazioni contraddittorie e poche direttive da parte della ministra Azzolina, come il voler promuovere tutti in un primo momento o la più recente volontà di istallare divisori in plexiglas”. Una proposta, quest’ultima, che ha generato schermaglie tra la ministra dell’Istruzione e il leader della Lega Matteo Salvini. “Trovo questa classe politica piuttosto scadente. Con un maggior preavviso – conclude – si sarebbe potuto fare l’esame in presenza, senza togliere lo scritto, magari usando anche gli spazi aperti per rispettare le distanze”, come varie scuole stanno facendo.

Più fortunata, invece, se di “fortuna” possiamo parlare, è stata la dott.ssa Barbara Berti: “Dopo una settimana di attesa finalmente la mia richiesta è stata accolta per un liceo della provincia milanese”. Ma l’attesa non ha fermato la ricercatrice dell’Università degli Studi di Milano: “Dopo varie email con l’ufficio provinciale ho iniziato a contattare personalmente le scuole di cui sapevo mancassero ancora presidenti e proporle io. Solo in Italia accadono queste cose”. Mentre c’è chi pur di dare una mano ha fatto richiesta dall’estero: “Un’esperienza che mi ha fatto ricordare perché me ne fossi andato. – spiega Alberto Castori, ricercatore a contratto all’Università di Lione – Anche questo governo si è riempito la bocca di ritorno dei cervelli, poi quando facciamo qualcosa per il nostro paese dobbiamo scontrarci con la solita burocrazia, e me lo lasci dire, con un’incompetenza a livello logistico che solo il sistema scolastico italiano ha in Europa”.

Secondo Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici dell’Flc Cgil, ci sono difficoltà ulteriori che potrebbero verificarsi in corso di esame: “Nell’ordinanza è prevista la possibilità che se in una scuola manca uno dei presidenti il direttore generale può dare l’incarico ad uno dei presidenti presenti. E questo può complicare i lavori mentre agli studenti il diritto all’esame deve essere garantito nella stessa modalità per tutti”, avverte. C’è di più: “Anche l’aver voluto mettere in commissione sei docenti di una scuola significa raddoppiare il numero dei docenti della scuola che sono impegnati negli esami. E questi docenti anche avessero voluto fare la domanda per il ruolo di presidenti esterni non l’hanno poi fatta”.

Secondo la prof.ssa il problema può essere ricercato più a fondo: “Da quando è stata fatta la riforma dell’Esame di Stato con il D.lgs 62/2017 sono stati sostituiti gli elenchi regionali e se uno non è presente lì non può essere chiamato, mentre prima bastava inviare la richiesta“. Un appesantimento della logistica che ha ulteriormente complicato una situazione già in emergenza sanitaria. “Come Flc Cgil abbiamo anche attivato dei corsi per i dirigenti al primo anno che non hanno mai affrontato l’esame in questo ruolo e stiamo spingendo i dirigenti scolastici del primo ciclo ad accettare le nomine di ufficio dei direttori scolastici perché agli studenti l’esame di Maturità va garantito “.

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One Comment

  1. Raffaele Mantegazza says:

    Io ho chiamato l’Ufficio Scolastico, mi è bastato inoltrare una semplice domanda corredata di CV (dieci minuti di orologio) e ho ricevuto la nomina pochi giorni dopo. Francamente stavolta impedimenti burocratici non ne ho proprio visti

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