Medicina, il business d’oro del test e la seconda via per superarlo

22 Luglio, 2020
Medicina, il business d’oro del test e la seconda via per superarlo
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Nonostante la tassa di iscrizione sia triplicata, arrivando a 100 euro per il test di Medicina e fino a 130 per quello in inglese, quest’anno oltre 120 mila aspiranti medici (per 13.072 posti) si sono iscritti al test: il doppio del 2019. Molti parlano di effetto covid ma, in parte, un corso di studi “blindato” come questo, con un tasso di laureati che si attesta oltre il 90% secondo il Miur, non può non fare gola in un momento di forte incertezza occupazionale. Ma il test costa, soprattutto in preparazione: ogni studente spenderà, tra libri, simulazioni, e soprattutto corsi di preparazione dai 1.500 ai 2.000 euro nelle scuole private, benché anche in alcune università pubbliche il corso di preparazione al test di ammissione a medicina costi anche 900 euro.

“Questo è il secondo anno che provo il test – afferma Martina, classe 2001, maturità conseguita in Belgio – . Ho iniziato a studiare da febbraio e ho preso libri diversi dall’anno in cui avevo totalizzato 35 punti”. Dopo un anno passato alla facoltà di Chimica a Siena il 3 settembre ci riproverà: “Se dovessi fare un punteggio abbastanza alto questa volta proverò il ricorso. Benché lo consideri eticamente sbagliato, sono state introdotte delle domande di cultura generale che non c’erano fino a due anni fa, a quel punto avrei potuto provare il test in Belgio“. Sull’aumento della tassa di iscrizione invece non ha dubbi: “Sono sconvolta, soprattutto sulla tempestica con cui siamo stati informati praticamente ad iscrizioni aperte: trovo iniquo inoltre scaricare i costi dell’emergenza covid sugli studenti“. Per Giulia, invece, è il terzo tentativo: “Sono al secondo anno di biotecnologie e ho dato esami in varie materie argomento del test – afferma -. Credo che mettere una selezioni all’ingresso motivi di più ma non sono d’accordo con la modalità con cui viene fatto il test: ad oggi avvantaggia troppo chi viene da un liceo scientifico”.

Negli anni il test ha perso sempre più la sua originale idea di accesso programmatico: università private con indirizzi di medicina ad accesso libero come l‘UniCamillus, possibilità di convalidare esami e accedere dopo aver affrontato il test di ingresso in università euroepee, le vittorie dei ricorsi con l’aggiunta ogni anno di nuovi posti attestano la fragilità di un sistema che di programmatico ha ormai ben poco. Nel solo 2016 entrarono 9000 ricorrenti al test del 2014/2015 in un solo colpo; sempre in quell’anno il Tar di Caltanissetta dovette riconoscere la validità dei corsi privati come quello di Medicina e professioni Sanitarie dell’università romena Dunarea a Enna, in Sicilia. Lo scorso anno i ricorsi hanno garantito 1660 posti in più: le vie legali hanno costituito una sorta di seconda via per l’accesso a Medicina. “Dal 2014 è iniziata una campagna di pubblicizzazione e promozione dei ricorsi come escamotage per entrare, anche nei gruppi facebook – afferma Jacopo, all’ultimo anno di Medicina -. Quando ciò viene fatto mesi prima, come sta avvenendo anche quest’anno, si rischia di far passare l’idea che non serva troppo studiare facendo venire meno il concetto stesso di merito”, denuncia lo studente.

Per l’avv. Massimo Tortorella, presidente del network legale Consulcesi che nel 2019 ha ottenuto la riammissione di 250 ricorrenti, il test è inadeguato: “Lo dimostrano le irregolarità che si registrano ogni anno e delle riammissioni disposte da TAR e Consiglio di Stato – afferma -. Sarebbe più utile una riforma in cui l’attuale sbarramento sia sostituito da un percorso di studi simile a quello francese (con un test successivo ndr.) e non con un test a crocette, dove peraltro si rischia di essere esclusi perché qualcuno è più furbo”. Inoltre: “Quest’anno si è persa l’occasione di un test digital che avrebbe probabilmente creato meno irregolarità con l’utilizzo della tecnologia blockchain, che avrebbe garantito più trasparenza al test”.

“Il muro è crollato e lo si continua a tenere su per interesse e basta”, ad affermarlo è l’avv. Michele Bonetti, che nel 2014 ha ottenuto la riammissione di 7200 studenti alla facoltà di Medicina e nel 2017/2018 è stato protagonista, insieme all’Unione degli universitari (UDU), dell’impugnazione del test di ingresso di alcune facoltà dell’Università Statale di Milano prima che questo avvenisse, con la conseguenza di rendere l’accesso libero in molti indirizzi. “Forse anche quello dei ricorsi, pur che nobile sia la difesa di un diritto, è uno di questi interessi”, ammette. “Credo sia giunto il momento di rivedere completamente il sistema davanti la Corte costituzionale ma si continua a non farlo perché il test è una macchina da soldi impressionante per il Ministero e per gli atenei pubblici e privati italiani, europei e internazionali. Senza contare una serie di società e agenzie che lucrano sul test”, sottolinea.

“Immagino che gli studenti ringrazieranno la Crui che con il bando già pubblicato all’Università di Catania ha aumentato a 100 euro le iscrizioni al test: questo agevolerà soltanto chi se lo potrà permettere in un periodo di crisi come questo”, continua Bonetti. Che ricorda come “quei medici che sono stati oggetto di programmazione uno su due non ha accesso alle specializzazioni: è un’altra conferma del fallimento del sistema”. Come risolvere l’impasse allora? “Ricostituire un sistema in cui l’accesso è libero, in cui non c’è nessun tipo di sbarramento se non gli esami propedeutici: per iscriverti all’anno successivo bisogna passare un numero di esami – ipotizza -. Per le specializzazioni, invece, chi vince il concorso lavori un orario effettivo di quaranta ore, non settanta come avviene oggi, e chi non vince gli si permetta comunque di entrare a titolo gratuito, o con un minor reddito, togliendo però il limite di non poter svolgere attività privata, così che, aprendo una partita iva possa fare delle piccole consulenze e iniziare a lavorare; per poi riprovare il concorso l’anno successivo e sanare la propria posizione”.

Marco Vesperini

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One Comment

  1. Sofia says:

    Ma quando mai l’UniCamillus è stata ad accesso libero? Per entrare ho passato una prova scritta e una orale….e poi magari convalidassero gli esami…in molte università statali non li riconoscono gli esami delle private.

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