Laura Chimenti, il volto del TG1: “Nella vita a volte si sbaglia ma è proprio grazie a quello che si costruiscono basi solide per impegni, professioni, scelte ancora più vincenti”

4 Agosto, 2020
Laura Chimenti, il volto del TG1: “Nella vita a volte si sbaglia ma è proprio grazie a quello che si costruiscono basi solide per impegni, professioni, scelte ancora più vincenti”
Orientamento
0

Intervista esclusiva di Corriereuniv.it a Laura Chimenti giornalista del tg1 della Rai, è il volto televisivo dell’edizione serale, quest’anno tra le co-conduttrici del festival di Sanremo. 

Laura ci puoi raccontare come hai iniziato a capire che avresti fatto la giornalista?

Ero alle medie. Mi piaceva scrivere. I miei temi erano lunghissimi. Le descrizioni che facevo di ciò che mi circondava erano sempre ricche di aggettivi. Non uscivo mai di casa se non avevo con me carta e penna, per annotare qualsiasi cosa vedessi o suscitasse in me emozioni. Da lì capii che il mestiere che avrei fatto da grande avrebbe avuto a che fare con la scrittura.  Quando compii 18 anni, all’ultimo anno di liceo classico, venni a sapere di questa nuova facoltà universitaria: Scienze della comunicazione. Mi iscrissi e al terzo anno, presi l’indirizzo in giornalismo. Era la prima volta che un mestiere come il giornalismo veniva “ufficializzato”, all’interno di una università. Da lì…a qui…

È stato tutto lineare o ci sono stati momenti in cui pensavi di non riuscire a raggiungere il tuo obiettivo? 

Tutto è filato liscio…durante gli anni universitari, ebbi la fortuna di conoscere l’allora segretario di redazione del Tg1 che stava organizzando dei provini per alcune rubriche che sarebbero andate in onda tra il tg1 delle 13.30 e il tg1 economia che, allora, andava in onda alle 14. Mi scelse per condurre una rubrica di moda, tendenze, viaggi: Style.

Come fa un giovane a capire se è portato per il giornalismo?

Dalla mia esperienza, posso dire che un giovane lo può capire se ha in sé tanta curiosità e voglia di divulgare ciò che sa, scopre, impara.

A che età è diventato il tuo lavoro la tua professione?

Ho iniziato a lavorare in Rai a 19 anni quando ero al primo anno di università. Il corso di laurea era di 5 anni. Riuscii a laurearmi in 4 anni e una sessione.

Quali sono secondo Laura Chimenti, le capacità e le competenze che non dovrebbero mancare a chi si affaccia a questa professione? 

Capacità di scrittura, voglia di leggere, capacità di sintesi soprattutto per quanto riguarda il giornalismo televisivo, se devo essere sincera, io che ora mi occupo di economia, mi guardo indietro a volte e dico: se avessi studiato economia e commercio o giurisprudenza, all’inizio della professione, avrei avuto più facilità nello svolgere un servizio di giudiziaria o di finanza. Oggi posso dire che il mestiere si impara sul campo, ma se si arriva alla professione con una delle lauree che ti dicevo o anche in scienze politiche, la strada è più scorrevole.

C’è anche una dose di fortuna come in tutte le professioni o nel giornalismo più che mai conta la dedizione lo studio e la passione?

La tenacia, la dedizione, la voglia di fare questo mestiere aiutano più di qualunque altra cosa, come in tutte le professioni, se poi, durante il percorso passano dei treni e tu sei lì, alla stazione, davanti a quello giusto all’ora giusta, beh devi prenderlo, e così è capitato a me quando approdai all’edizione del tg1 delle 20: Maria Luisa Busi, ex conduttrice del tg1, si dimise dal suo ruolo per contrasti con la linea editoriale dell’allora direttore Augusto Minzolini. Io ero lì. Conducevo l’edizione delle 13.30. Il direttore mi chiamò a sostituirla e sono ancora lì. 

Immagino ricordi bene il momento in cui hai condotto per la prima volta l’edizione del TG1 delle 20? Ti sei detta ce l’ho fatta? 

Ecco si, fu emozionante, la chiamata di Augusto arrivò come un fulmine inaspettato. Ero a casa, avevo da poco partorito, e lui mi disse: Cosa devi fare stasera? Ed io: “sono appena tronata a casa dal tg, non ho programmi”. E lui: “Bene, torna qui. Da stasera conduci le 20”. In scaletta, quella sera era prevista anche un’intervista in studio con Monica Bellucci, la sua prima intervista dopo aver partorito la sua prima figlia Deva, quella sera, la mia fu una doppia prova.

Il coronavirus ha cambiato un po’ tutto anche l’informazione? Come?

L’informazione in realtà è sempre la stessa. Puntuale, precisa e concisa è cambiato l’approccio alla notizia. Quando devi raccontare di migliaia di morti che avvengono non lontano ma in casa il pathos cambia, il giornalista apparentemente è sempre lo stesso ma nell’anima, almeno per quanto mi riguarda, c’è stata tanta emozione. Mi hanno particolarmente colpito le interviste che abbiamo fatto quasi tutte le sere ai medici e agli operatori sanitari impegnati in prima linea nell’affrontare questa emergenza dai loro volti, dalle loro parole ho capito quanto davvero il loro ruolo fosse fondamentale.

Cosa si sente di dire ad un giovane che si appresta a scegliere questa professione oggi?

Deve essere davvero motivato. Seguire i propri sogni è bellissimo, ma oggi la professione soffre, il mondo di Internet ha cambiato molte cose e se, per certi versi, grazie alle nuove tecnologie, è più facile reperire informazioni bisogna, però, stare attenti alle fake news e ai “tranelli tecnologici” dell’era contemporanea. Secondo me, oggi, è più difficile rispetto a qualche anno fa, arrivare a scrivere per un giornale, perché non sono più tanti quelli disposti a fare contratti di praticantato e c’è molta concorrenza.

Molte giovani donne hanno paura che per avere successo bisogna rinunciare a qualcosa della vita privata, ma tu sei un esempio, moglie, mamma di tre figlie, si riesce a conciliare tutto?

Con tantissima fatica riesco. Ho detto più volte che in passato ho fatto delle scelte per la famiglia. Ho rinucniato a tante opportunità di carriera quando le bambine erano piccole vedevo tanti treni passare davanti a me con il controllore che mi invitava a salire, e desiderava che occupassi il posto in prima classe ma la famiglia è sempre stato il mio primo impegno ora che le ragazze stanno crescendo mi sento pronta per affrontare tante occasioni di lavoro.

C’è chi sostiene che le donne siano delle equilibriste ti senti così anche tu? Riescono a tenere in equilibrio tutto?

Mai termine più azzeccato. Mi sento un’equilibrista della vita. Multitasking, ça va sans dire, e meno male che sotto alla fune c’è sempre una rete perché alle volte capita di scivolare e la rete per me è e sarà sempre l’amore di mio marito.

Sei famosa per la tua eleganza anche nel dare le notizie, quanto è importante l’educazione, l’eleganza, il non ostentare soprattutto ai nostri giorni e soprattutto nelle giovani donne?

La mia parola d’ordine: semplicità, non lo ho detto io ma una donna che di moda ne capiva molto più di me Coco Chanel. Come conduttrice del tg delle 20 entro quasi tutte le sere nelle case degli Italiani in un orario delicato, quello della cena, quello in cui ci si ritrova dopo una giornata faticosa, quello in cui, spesso, guardando il tg, subisci una valanga di notizie non sempre allegre, il modo in cui un giornalista si pone conta e aiuta a digerire notizie scomode, brutte. Un giornalista non dovrebbe mai badare a come è, ma a come dà le notizie. Se a darle c’è un volto pulito, una persona elegante che sa porgere le informazioni in modo corretto e non invadente penso sia più apprezzato dal pubblico.

Ne è stata un esempio anche a Sanremo, altra conferma della sua carriera, il sogno di molte ragazze scendere quella scalinata?

Ci credi? Io che sono di natura un po’ ansiosa, a volte anche timida, beh su quel palco mi sono sentita davvero me stessa e sai perché? E’ stata una frase che mi ha detto mia madre prima di partire per Sanremo che mi ha dato una carica pazzesca: “ non puoi nasconderti se sei nato per emergere”. Bene quella frase è ancora la mia scossa elettrica quando devo affrontare una situazione critica e poi le scale, sai cosa mi ha reso tranquilla mentre le scendevo? Il teatro Ariston non è poi così grande e allora ho pensato: Sto facendo un’esperienza magnifica. Gioco in casa, nella mia Rai ho condotto tanti eventi con platee molto molto più affollate e cosi sono scesa sicura di me.

Ti sentiresti di dire, anche oggi, bisogna crederci sempre, perché quando credi qualcosa prima o poi accade?

Assolutamente. Never give up, non mollare mai, se è vero che i sogni sono desideri sono anche destinati a realizzarsi se ci credi fino in fondo. Ah, dimenticavo, se hai una dose di autostima elevata, tutto diventa più facile.

Cosa sogna ancora Laura Chimenti professionalmente?

Penso ad un programma tutto mio cucito su misura sulle mie competenze e visto che ci credo, prima o poi avverrà.

Ed ora per concludere tre consigli su come guardare sempre avanti, anche in momenti difficili come quello che sta vivendo il nostro Paese, per arrivare in cima? 

Ottimismo: se sorridi alla vita, lei ti ricambia.

Studiare e ampliare il proprio panorama culturale: ti aiuta ad apprezzare gli altri e arricchisce l’anima.

Nella vita ti troverai sempre davanti a delle scelte, ad un bivio: vince l’istinto. Scegli ciò che pensi sia giusto senza pensarci troppo, la ragione ha un pregio: quello di essere formidabilmente acuta ma, a volte, si arrovella e trova cavilli e ostacoli. Vivi la vita e rendila la tua più grande ricchezza, a volte si sbaglia anche, ma è sui quegli sbagli che si costruiscono basi solide per impegni, professioni, scelte ancora più vincenti.

Francesca Beolchi

Comments are closed.

UA-37172975-1