Dante, per la prima volta in tv tutti i Canti della Commedia

8 Febbraio, 2021
Dante, per la prima volta in tv tutti i Canti della Commedia
Cinema
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Dal 21 febbraio per un mese su Rai5 con Lucilla Giagnoni. Ogni sera, puntuale all’imbrunire, per 100 giorni ha letto Dante. “Un canto al giorno dalla Divina Commedia, da marzo a giugno, nel ‘mio’ teatro, vuoto e freddo.

Quasi fossero dei vespri danteschi”. Nessun commento, solo le parole del Sommo Poeta. E lei, sul palco nudo. Così, mentre Virgilio guidava Dante dagli Inferi al Paradiso, Lucilla Giagnoni, attrice, autrice e da quattro anni direttrice artistica del Teatro Faraggiana di Novara, affrontava la solitudine del primo lockdown. Speciale permesso del Comune (quando ancora era vietato uscire di casa), il marito musicista Antonio Paolo Pizzimenti a curare il suono e la figlia Bianca Pizzimenti alle riprese, mentre, giorno dopo giorno, a seguirla in diretta online si formava una comunità di 65-70 mila utenti.

Nell’anno delle grandi celebrazioni per i 700 anni della scomparsa di Dante, quell’esperienza approda ora su Rai5 (canale 23), dal 21 febbraio in seconda serata, portando Alighieri e la sua Commedia in tv per la prima volta integralmente. Tre canti al giorno, per circa 30 minuti, fino ad arrivare a quel 25 marzo che, nel 1300, fu il giorno della partenza del viaggio dantesco. “Un’impresa mai realizzata. Sono la prima persona al mondo ad aver letto in video tutta la Divina Commedia – racconta la Giagnoni all’ANSA – Non lo ha fatto Benigni, né Gassman o Carmelo Bene”. E per la prima volta, a leggere e interpretare i 100 canti, è una donna. “Dante in realtà è pieno di agire femminile, che non vuol dire essere donna. Forse non si è mai detto, ma la stessa Divina Commedia ha una voce femminile – spiega l’attrice -. Non esiste altro poeta che abbia saputo creare un’imago, un repertorio così stupefacente tra Psyche, Uomo e Cosmo. Tutto attraverso il linguaggio dell’amore. La Divina Commedia in fondo è un atto politico, consegna una lingua nuova, proprio come le madri la consegnano ai bambini mentre li nutrono”.

Dagli abissi dell’Inferno alla faticosa salita del Purgatorio fino alla sinfonia del Paradiso, nella Commedia, dunque, tutto, “converge verso la Vergine Madre, figura umanissima, che non parla, ma mostra che c’è un altro modo per stare al mondo che non sia il dominio o il possesso. Ma piuttosto unire gli opposti, dare armonia ai contrari. È un messaggio ancora attualissimo – rilancia l’attrice -. Se vogliamo uscire da questa lunga e penosa pandemia dobbiamo avere una mente poetica. Dante ha già scritto tutto. C’è una nuova imago oggi da costruire insieme. Il maschio è entrato nel suo lato di ombra, perché ha dimenticato il suo lato femminile. E Dante è portatore di un grandissimo riscatto femminile che non è solo teologico, ma mette le basi per un agire diverso”. Proprio alla “Vergine Madre” la Giagnoni aveva già dedicato un altro monologo, scritto all’indomani dell’orrore dell’attacco alle Torri Gemelle, poi inserito nella sua “Trilogia della spiritualità” (insieme a “Big Bang” e “Apocalisse”). Protagonista, “una donna che si isola dal mondo, in un giardino che diventa il suo inferno. E per una notte oscura attraversa la Divina Commedia. Quasi una profezia di quel che poi è accaduto con il lockdown”. Un “percorso nella coscienza”, raccontando con Dante la Donna, Francesca, l’Uomo, Ulisse, il Padre, Ugolino, la Bambina, Piccarda, per uno spettacolo che ha recentemente messo insieme il Teatro L’idea di Sambuca di Sicilia diretto da Costanza Amodeo e il Civico di La Spezia, con una ripresa offerta ai rispettivi spettatori e che ora si spera possa approdare a un pubblico ancora maggiore.

“Perché Dante? Da una parte sono fiorentina – risponde lei – Dall’altra, devo dire grazie a mia nonna Bianca, una ragazzina che aveva appena la prima elementare e che ha passato tutta la vita da pastora, cantando stornelli toscani. Conosceva a memoria i Canti della Divina Commedia, senza sapere davvero cosa dicessero. E mi ha tirata su così”.

ansa

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